ALBERTO D’ARGENIO, STRASBURGO –INTERVISTA A TIMMERMANS (1961) :: “Più salario e tasse alle multinazionali ecco la sinistra europea”–REPUBBLICA DEL 19 APRILE 2019 –pag. 19

 

 

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Franciscus Cornelis Gerardus Maria “Frans” Timmermans (Maastricht,1961) è un politico olandese, Primo vicepresidente della Commissione europea e Commissario europeo per la migliore legislazione, le relazioni interistituzionalilo stato di diritto e la carta dei diritti fondamentali dal 1º novembre 2014, nell’ambito della Commissione Juncker.

Appartenente al Partito del Lavoro (PvdA), è stato Ministro degli esteri dal 5 novembre 2012 al 17 ottobre 2014.

È stato un diplomatico e ha lavorato all’ambasciata olandese a Mosca.

Nel novembre 2018, in vista delle elezioni europee del 2019, viene indicato dal Partito del Socialismo Europeo come candidato alla presidenza della Commissione europea.

 

 

REPUBBLICA DEL 19 APRILE 2019 pag.

https://quotidiano.repubblica.it/edizionerepubblica/pw/flipperweb/flipperweb.html?testata=REP&issue=20190419&edizione=nazionale&startpage=1&displaypages=2

 

 

Timmermans “Più salario e tasse alle multinazionali ecco la sinistra europea”

ALBERTO D’ARGENIO,

 

Intervista del nostro inviato

 

STRASBURGO 

La sinistra sta tornando, assicura Frans Timmermans, il candidato del Partito socialista europeo — in Italia rappresentato dal Pd — alla guida della Commissione Ue in caso di vittoria alle elezioni del 26 maggio. Seduto su una poltrona nella hall dell’albergo dove alloggia a Strasburgo, in concomitanza con l’ultima plenaria dell’Europarlamento prima del voto, l’ex ministro degli esteri olandese, poliglotta laburista, innamorato dell’Italia e di Roma, dove ha vissuto da ragazzo, racconta il suo programma («de sinistra», sorride con il suo accento romanesco) se riuscirà a succedere a Jean-Claude Juncker, del quale oggi è vice: basta austerità, sì a salario minimo europeo e una casa per tutti i giovani del continente.

Un’Europa più sociale da costruire facendo pagare le tasse alle multinazionali e soprattutto restando tutti uniti, «unico modo per essere forti e trattare alla pari» in un mondo dove Trump e Putin ci vogliono disgregare. «Quando vedo Salvini — spiega — con la maglia di Putin non capisco cosa gli passa per la testa, fa propaganda per un signore che ci vuole deboli, altro che difesa della sovranità, così gliela regala».

C’è ancora spazio per la sinistra in Europa?

«Sì, sento che sta tornando un sentimento di sinistra, lo avverto quando giro il continente per questa campagna elettorale, ci sono speranza e ottimismo. Se due anni fa la gente era arrabbiata con noi socialisti, adesso chiedono risposte alle ingiustizie sociali, economiche ed ecologiche. Questa aspettativa ci dà energia».

Qual è l’obiettivo della sua corsa come portabandiera socialista?

«Condivido la formula di Nicola Zingaretti “da Tsipras a Macron”».

I sondaggi però sembrano escludere una maggioranza a Strasburgo socialisti-verdi-liberali.

«Ci sono decine di milioni di elettori europei indecisi, se lavoriamo bene possiamo intercettarli. Per questo dico che per la prima volta l’alleanza con il Ppe non è ineluttabile, che possiamo unirci ai progressisti anche se non sappiamo ancora esattamente in che direzione andranno i liberali con Macron».

Se ne diventerà presidente, in che modo darà un volto di sinistra alla Commissione?

«Innanzitutto costringendo le multinazionali, anche del digitale, a pagare le tasse in Europa. Proporrò, come fa il Pd, un’aliquota minima del 18% che i governi potranno alzare».

Come pensa di convincere quelle capitali che finora hanno bloccato la Web Tax al 5%?

«Anche questi governi — come quello olandese — stanno capendo che l’elusione fiscale delle multinazionali fa male alla società».

Basterà a dare risposta alle ingiustizie sociali?

«Proporrò un salario minimo europeo pari al 60% dello stipendio medio di ogni nazione perché è inaccettabile che oggi ci siano ragazzi che lavorano per 3 o 4 euro all’ora. Metterò sul tavolo una direttiva con l’obiettivo di portare a zero le differenze di salario tra uomo e donna entro 5 anni, con tappe intermedie ogni 12 mesi. Varerò un progetto che con finanziamenti europei permetta ai comuni di tutto il continente di destinare il 30% delle abitazioni ai giovani con stipendi medi o bassi».

L’altro giorno Greta Thunberg ha lanciato un appello sul clima di fronte all’Europarlamento: che risposte intende dare sull’ambiente?

«Noi socialisti e democratici siamo nello stesso campo dei verdi, tra noi e loro ci sono pochissime differenze. Ci distingue però l’attenzione al sociale nella lotta al cambiamento climatico: non vogliamo che i cittadini abbiano l’impressione che a pagare i costi della green economy siano più loro delle imprese, altrimenti ti trovi i gilet gialli in strada. Noi lavoreremo per la sostenibilità sociale della lotta contro il cambiamento climatico. Le classi medie oggi si sentono abbandonate, con tutta la pressione fiscale sulle loro spalle e invece serve un fisco progressivo».

Il contrario della Flat Tax di Salvini.

«Quella è un regalo dei poveri ai ricchi».

Cosa intende dire agli italiani sui conti pubblici?

«È incredibile che i politici italiani nascondano gli sforzi che abbiamo fatto per la flessibilità, ma comunque si può ancora lavorare per migliorare le regole.

Perché questo accada è però necessario che tutti i Paesi le rispettino. Se l’Italia deve tagliare il suo debito, anche Paesi come Germania e Olanda devono eliminare i loro squilibri investendo i surplus commerciali, magari alzando gli stipendi. Ne beneficerebbe tutta la zona euro. Da presidente della Commissione, proporrò un fondo sociale Ue che in caso di crisi consenta ai governi di evitare l’austerità, con costi altissimi per i suoi cittadini. Penso che ormai anche i governi del Nord Europa abbiano capito che la condivisione dei rischi è nel loro interesse perché se in caso di crisi i mercati si accaniscono su un Paese, vengono danneggiati tutti i cittadini europei».

Modificherà il Patto di Stabilità?

«La destra di Weber ci criticava per la flessibilità concessa a Spagna e Portogallo, che è dentro al Patto e che ha portato a grandi successi».

Non quella all’Italia però.

«Finora no, ma anche con questo governo che ci attacca tutti i giorni siamo stati calmi e abbiamo tenuto aperto il dialogo. Dobbiamo continuare su questa strada. Però questo governo dovrebbe smetterla di isolarsi, noi abbiamo bisogno dell’Italia e non vedo futuro per l’Italia senza Europa».

 

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