Storie della Resistenza. Maria Erminia Gecchele, la “Lena” partigiana- -varie fonti: 1. Giornalettismo; 2: Facebook ” Donne della Resistenza “; 3. Facebook : ” Antifascismo Femminista “

 

 

 

https://www.giornalettismo.com/storie-della-resistenza-maria-erminia-gecchele-la-lena-partigiana/amp/

 

 

Storie della Resistenza. Maria Erminia Gecchele, la “Lena” partigiana

 

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ZANE’, IN PRIVINCIA DI VICENZA

 

 

 

 

 

Editore: Avanti
Collana: Il Gallo
1961

 

 

Qui si narra un episodio della Resistenza. Accadeva a Palazzo Giusti di Padova, nell’inverno tra il 1944 e il 1945, che la «Banda Carità» talvolta costringesse le partigiane più coraggiose a denudarsi tra scherni e insulti. In quella atmosfera di incubo taluna rasentò la follia. E la follia, con il suo grande mistero, seppe incutere rispetto o, almeno, imporre ritegno. Le parole usate sono semplici e disadorne: chi le ha scritte, più volte, spontaneamente, si è richiamato a espressioni e ad atteggiamenti dei cantastorie, che da secoli, specialmente nelle campagne, ripetono la tragedia della «Donna lombarda» e altre leggende.
Soprattutto per mantenere aderenza con la più schietta anima popolare – che è stata anche l’anima della Resistenza veneta – si è usato il dialetto: il quale, per tale scopo, è davvero insostituibile.

 

 

 

 

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Nata a Zanè il 28 marzo 1904, deceduta il 7 maggio 1975; comandante del Servizio Informazioni del Gruppo divisioni garibaldine d’assalto “Garemi”, fu congedata col grado di capitano e con l’assegnazione di due croci di guerra. Operaia tessile al Lanificio Rossi di Torrebelvicino, prima della seconda guerra mondiale, ebbe la possibilità di frequentare la cellula comunista di fabbrica e di forgiarsi nell’ambito dell’antifascismo militante. Non le fu difficile, quindi, abbracciare con entusiasmo e dedizione assoluti la causa della resistenza civile e armata ai nazifascisti, dopo l’8 settembre del 1943.  Erminia Gecchele, “Lena”, ebbe modo di farsi apprezzare come staffetta di eccezionali capacità e, in breve, di diventare l’elemento di punta, all’interno della brigata “Garemi”, sul piano dei collegamenti, dell’organizzazione delle staffette ed in genere del servizio informazioni. Col crescere della “Garemi”, crebbero le responsabilità di

 

 

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MARIA ERMINIA GECCHELE, ” LENA “

 

 

IMMAGINE DA — FACEBOOK ” DONNE DELLA RESISTENZA “

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“Lena”. La troviamo così al comando del servizio informazioni della divisione e, quindi, del gruppo di divisioni “Garemi”. L’area coperta dall’attività della partigiana andava dal Pasubio alla vallata dell’Agno, da Vicenza ad Asiago. Collegava partigiani di pianura a quelli di montagna, reparti garibaldini a quelli di altra estrazione politica, CLN e PCI di Vicenza a CLN locali e a comitati dirigenti di zona del partito. Un’attività vitale e pericolosissima. Il 13 dicembre del 1944, mentre stava portando a termine una missione, venne catturata da due militi fascisti nei pressi di Alte di Montecchio. Tradotta alle carceri di Vicenza, resse così bene i pesanti interrogatori che, dopo qualche giorno, si pensò di trasportarla a Palazzo Giusti a Padova, dove operavano gli aguzzini dell’UPI e gli uomini della “Banda Carità”. Dal dicembre 1944 all’aprile 1945 la partigiana fu sottoposta a sevizie inenarrabili. La torturarono come peggio non si sarebbe potuto, ma non riuscirono a tirar fuori dalle labbra dell’eroica staffetta né un nome, né un luogo, né un fatto. Uno dei torturatori di “Lena”, Umberto Usai, ebbe a dichiarare nella sua confessione che “in (sua) presenza per ordine di Bacoccoli (fu) spogliata ed elettrizzata molto”. Se “Lena” avesse parlato, probabilmente, per il gruppo di divisioni “Garemi” sarebbe stata una vera catastrofe. Lei sapeva praticamente tutto: organigramma di ogni singolo reparto partigiano operante nell’alto vicentino, la sua dislocazione, i suoi spostamenti, le sue basi principali e di ripiego, i nomi di decine e decine di patrioti operanti nei paesi, la rete delle staffette e, quel che più conta, la composizione e la base del comando generale del gruppo divisioni “Garemi”. Nello Boscagli ed i suoi compagni non avrebbero avuto scampo e, con essi, sarebbero scomparse decine e decine di partigiani.Erminia Gecchele venne liberata il 27 aprile 1945. Era ridotta in condizioni pietose. Visitata, le vennero riscontrate ferite da arma da taglio sulle braccia, la frattura della mandibola sinistra, fratture costali ecc. La corrente elettrica non lascia tracce immediatamente visibili. Le venne riconosciuto un alto grado di invalidità per cause di guerra ed assegnata una modesta pensione. Nel 1968 le vennero conferite due croci di guerra. In precedenza la Presidenza del consiglio dei ministri, con decisione del 30 marzo 1949, aveva riconosciuto alla partigiana il grado di “tenente” per il periodo marzo – maggio 1944 e quello di capitano per il periodo giugno 1944 – aprile 1945. L’eccezionale fibra della partigiana resse alla barbarie e alle inumane sofferenze inflittele ma, nel dopoguerra, si dovette purtroppo constatare che le lesioni patite avevano lasciato pesanti e perpetue eredità.Nel 2006 le è stata dedicata una via a Montecchio Maggiore.

Fonti: http://blog.iodemocratico.it/…/maria_erminia_gecchele.pd

fhttp://it.wikipedia.org/wiki/Resistenza_vicentina

 

DA : 

https://www.facebook.com/146701762030133/posts/maria-erminia-lena-gecchele-comandante-del-servizio-informazioni-del-gruppo-divi/295304680505826/

 

 

 

 

« Lei è magra, tutta quanta occhi/ con labbra strette senza più colore, lei è dritta e, anche se le tremano le ginocchia, le si sente battere il cuore». Quando Egidio Meneghetti, medico e accademico veneto che prese parte alla Resistenza Veneta, scrisse “La Partigiana nuda”, raccontando orrori e violenze, parlava di Maria Erminia Gecchele detta “Lena”, giovane partigiana della provincia di Vicenza. La sua è la storia di una donna forte, capace e decisa, che riuscì a non rivelare nulla dei suoi compagni e dell’organizzazione della resistenza veneta, nonostante le terribili torture a cui fu sottoposta, e che la resero invalida.

Maria Erminia Gecchele, la “Lena” partigiana

Maria Erminia Gecchele, nata nel 1904, era un’operaia tessile presso il Lanificio Rossi di Torrebelvicino. Prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, frequentò la cellula comunista di fabbrica e mosse i primi passi nell’ambito dell’antifascismo militante. Dopo l’8 settembre 1943 non ebbe dubbi su quale parte schierarsi: credette fin da subito nell’ideale della resistenza civile e armata diventando un punto di riferimento per tutta la zona. Iniziò come tante altre ragazze venete facendo la staffetta, ma velocemente le sue capacità la portarono ad essere una delle punte di diamante della brigata “Garemi”. Lena si occupava dei collegamenti, dell’organizzazione delle staffette e di gestire comunicazioni e informazioni della brigata. Poi passò al comando del servizio informazioni della divisione coprendo l’attività dei partigiani dal Pasubio alla vallata dell’Agno, da Vicenza ad Asiago. Era lei a mettere in collegamento i partigiani di pianura con quelli di montagna, mettendo in collaborazione reparti garibaldini con quelli di altra estrazione politica: dal CLN e PCI di Vicenza a CLN locali fino a comitati dirigenti di zona del partito. Lena era schierata in prima linea, mettendo a rischio la sua vita ogni giorno.

L’arresto e le torture della “nuda partigiana”

Venne catturata da due militi fascisti nei pressi di Alte di Montecchio mentre portava a termine una missione il 13 dicembre del 1944.  Venne portata nelle carceri di Vicenza ma non rivelò nulla: sapeva benissimo che le informazioni di cui disponeva avrebbero potuto far crollare l’intero sistema locale della resistenza, e tacque, nonostante gli interrogatori incalzanti.

Proprio per la sua ostinatezza a non parlare, venne trasferita dopo pochi giorni a Palazzo Giusti a Padova. Cadde quindi nelle mani degli aguzzini dell’UPI e gli uomini della “Banda Carità”, che la sottoposero a terribile sevizie dal dicembre ’44 fino all’aprile del 45. Sono quelle raccontate nel poema di Egidio Meneghetti, che proprio a lei dedicò “la partigiana nuda”. Il testo, scritto in Veneto, racconta dell’incontro della giovane con gli uomini che la obbligano a spogliarsi, e abusano di lei. Violenze che rimasero impresse sul suo corpo, vittima di barbarie. Lena però non parlò. Nel poema gli inquisitori le dicono « O partigiana se parlerai subito a casa tu tornerai », « O partigiana se tacerai per la Germania tu partirai » fino a « O partigiana te spogliarò e nuda cruda te frustarò ». Lena, nel poema come nella realtà, non si piegò: «El fassa pura quel che ghe par, son partigiana no voi parlàr», faccia pure quello che le pare, sono partigiana e non voglio parlare. Arriva addirittura a spogliarsi da sola, cercando di mantenere quella dignità che gli uomini della banda volevano levarle. «Me spoio da par mi, lu no’l me toca», Mi spoglio da sola, lui non mi tocca, le fa dire Meneghetti. Non rivelò un nome, né un luogo: non riuscirono a farle pronunciare alcuna confessione, nonostante i barbari tentativi di piegare il suo animo e la sua forza di volontà. Raccontò che fin dall’arrivo alle carceri di Vicenza «cominciò il mio calvario: l’alternarsi di interrogatori e torture….sempre nuove e perfezionate, … sarebbe bastato pronunciare un nome per provocare la catastrofe di un paese, tutto finiva nell’assoluto silenzio, unica sperimentata salvezza…».

La liberazione i riconoscimenti

Quando venne liberata il 27 aprile 1945, Maria Erminia Gecchele aveva ferite da arma da taglio sulle braccia, la mandibola sinistra fratturata cosi come le costole. Era stata sottoposta anche alla tortura con l’elettricità, lo ammise uno dei suoi carnefici Umberto Usai – Lena fu «spogliata ed elettrizzata, molto» disse.

Le venne infatti riconosciuto un alto grado di invalidità per cause di guerra. Con una decisione del  30 marzo 1949, il consiglio dei ministri le riconobbe il il grado di “tenente” per il periodo marzo – maggio 1944 e quello di capitano per il periodo giugno 1944 – aprile 1945, mentre nel 1968 le vennero conferite due croci di guerra.

Maria Erminia Gecchele, Lena, si è spenta il 7 maggio 1975.

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1 risposta a Storie della Resistenza. Maria Erminia Gecchele, la “Lena” partigiana- -varie fonti: 1. Giornalettismo; 2: Facebook ” Donne della Resistenza “; 3. Facebook : ” Antifascismo Femminista “

  1. i. scrive:

    Non so quale forza fu e da dove veniva questa resistenza estrema. Spesso mi sono chiesta come uomini e donne come noi hanno potuto resistere.

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