LIMESONLINE –RASSEGNA -28 GIUGNO 2022  :: Il vertice Nato a Madrid e altre notizie -Federico Petroni, Giorgio Cuscito, Lorenzo Noto

 

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Il vertice Nato a Madrid e altre notizie interessanti

 

Carta di Laura Canali - 2022 (dettaglio)

Dettaglio di una carta di Laura Canali.

 

La rassegna geopolitica del 28 giugno.

analisi di Federico PetroniGiorgio CuscitoLorenzo Noto

LA NATO A MADRID 

di Federico Petroni

 

In vista dell’apertura del vertice della Nato a Madrid (28-30 giugno), il segretario generale dell’organizzazione, Jens Stoltenberg, ha annunciato un aumento da 40 mila a 300 mila della forza di reazione rapida dell’Alleanza Atlantica.

Tale contingente è composto dalle truppe preassegnate a difendere il fianco est della Nato, cioè che devono mobilitarsi velocemente per essere spedite a combattere nei paesi ai confini orientali dell’alleanza in caso di conflitto. Una parte minoritaria di questi 300 mila militari sarà schierata in Est Europa. Il resto rimarrà negli Stati di origine, mantenendosi pronto a schierarsi rapidamente.

Al summit nella capitale spagnola, i leader degli alleati dovranno decidere esattamente quanti militari stanziare in quali paesi del fianco orientale. Stoltenberg parla di rendere brigate (3-5 mila soldati) i battaglioni (mille soldati circa) nelle tre repubbliche baltiche.

 

Perché conta: La Nato ha 30 membri. Ciò significa che mediamente ogni membro dovrebbe mettere a disposizione 10 mila militari. Piccoli paesi come Albania, Montenegro e Portogallo non sarebbero in grado di arrivare a tanto. Dunque, ciascuno contribuirà in proporzione alle proprie capacità. Gli Stati più importanti dovranno fornire qualche decina di migliaia di militari. Una richiesta notevole per paesi poco pronti alla guerra come l’Italia, la Germania e la Polonia.

Questa sfida è ulteriormente amplificata dalla necessità per tutti gli alleati, anche gli Stati Uniti, di tornare a addestrarsi a condurre operazioni ad alta intensità (leggi: fare la guerra vera) contro un avversario di pari livello. Niente di tutto ciò viene fatto da oltre 30 anni. È un obiettivo impegnativo in particolare per un membro come il nostro paese, che in questi decenni si è ricavato una nicchia (le operazioni di controinsurrezione) smantellando o quasi le capacità di combattimento del resto dell’esercito. Raggiungerlo comporterà investimenti, scelte economiche difficili, aggiornamenti della dottrina militare, sviluppo di un dibattito e dunque di una cultura strategica condivisa. Tutte operazioni per cui serve consenso (vedi commento successivo).

 

Per approfondireLa strategia mancante dell’Italia


 

GLI UMORI POPOLARI VERSO LA NATO

 

di Federico Petroni

 

L’Alleanza Atlantica ha divulgato i risultati di un sondaggio da lei stessa commissionato sugli umori popolari nei paesi membri.

Nel complesso, il 60% pensa che l’Alleanza Atlantica aumenti la sicurezza del proprio paese (in Italia il 57%); il 72% voterebbe per confermare l’adesione se sottoposta a referendum (Italia 67%); il 70% ha paura di una guerra in uno dei paesi membri (Italia 80%); il 67% ritiene giusto difendere un alleato nel caso fosse attaccato (Italia 63%); il 68% ha un’opinione negativa della Russia (+28% rispetto al 2021).

 

Perché conta: Il campione non è dei più ampi, dunque dei più precisi (quasi 29 mila intervistati, meno di mille per Stato), ma sufficiente a dare un’indicazione di massima.

Sono dati da leggere in linea con l’Eurobarometro della scorsa settimana: esattamente come per l’Unione Europea, la guerra induce le popolazioni dei paesi membri a far fronte comune. In Italia la convinzione è leggermente inferiore alla media ma superiore al 50%, stando al sondaggio della Nato più per paura di una guerra che per sentimento filoamericano.

Ci sono tuttavia dei limiti. Nessuna delle opinioni pubbliche intervistate, a eccezione di quella della Lituania (52%), vorrebbe spendere di più per la difesa. Per membri come Polonia, Stati Uniti, Germania e Turchia, che già spendono o stanno iniziando a spendere tanto, può non essere importante. Italia e Francia sono i due alleati di peso meno entusiasti all’idea di aumentare il bilancio militare (18 % e 15% rispettivamente). Da noi la maggioranza assoluta (51%) è per mantenere il livello attuale. Il che tuttavia è nettamente insufficiente a finanziare gli impegni che la Nato sta per assumere a Madrid (vedi commento precedente).

Interessante infine che le percentuali degli Stati Uniti siano molto simili a quelle italiane, sia pure per motivi diametralmente opposti. Conferma che anche gli americani sono meno entusiasti della Nato rispetto alla media. Colpisce in particolare un dato: gli Stati Uniti sono il quarto paese meno convinto che l’adesione all’alleanza renda meno probabile un attacco a un membro: 54%, di meno solo Slovenia, Grecia e Montenegro. Gli stessi americani reputano che il loro potere di dissuasione traballi pericolosamente.

Per approfondire:

Italia-Stati Uniti, scene da un matrimonio stanco


 

NOVITÀ NUCLEARI NELLE COREE

 

di Giorgio Cuscito

Il ministro dell’Unificazione sudcoreano Kwon Young-se ha chiesto alla Repubblica Popolare Cinese e alla Federazione Russa di persuadere la Corea del Nord a non condurre un imminente test nucleare in programma da tempo. A fine giugno, P’yongyang aveva approvato l’ampliamento degli incarichi delle unità al confine tra le due Coree. Si vocifera che questo provvedimento implichi lo schieramento di piccole testate atomiche. La prossima esercitazione potrebbe riguardare proprio tale tipo di dispositivi.

 

Perché conta: Gli obiettivi di Seoul sono due.

 

Il primo è mettere in cattiva luce Pechino e Mosca. Queste ultime non gradiscono le ambizioni atomiche del regime di Kim Jong-un poiché se la situazione nella penisola divisa finisse fuori controllo potrebbe destabilizzare l’Indo-Pacifico e ripercuotersi sui loro interessi nazionali. Però danno corda alla minaccia nordcoreana per disturbare i piani degli Stati Uniti e dei loro alleati regionali. A cominciare dal Giappone e dalla Corea del Sud che, soprattutto agli occhi cinesi, rappresentano fonti di pericoli per via della loro vicinanza geografica e delle basi militari americane che ospitano. Alla luce di tale dinamica, difficilmente Pechino e Mosca chiederanno a P’yongyang di non condurre il test. Perlomeno pubblicamente.

Il secondo obiettivo di Seoul è usare le minacce di Kim e la scarsa collaborazione cinese e russa per ricordare agli Usa l’importanza geostrategica della penisola coreana. La Corea del Nord punta a essere riconosciuta come una potenza nucleare per sopravvivere all’accerchiamento delle potenze circostanti (Cina, Russia, Giappone e Stati Uniti) e trattare da una posizione di vantaggio con Washington per ottenere concessioni economiche e securitarie. Seoul vuole rafforzare i rapporti economici e militari con Washington per contenere le ambizioni di P’yongyang e allo stesso tempo contribuire al contenimento di Pechino, le cui ambizioni nei Mari Cinesi e attorno a Taiwan rappresentano nel lungo periodo un rischio per la sicurezza della Corea del Sud. Tale postura è confermata dal fatto che per la prima volta questo paese, il Giappone, la Corea del Sud e la Nuova Zelanda partecipano a un vertice Nato.

Per approfondireLezioni coreane


 

 

IL TRIANGOLO ISRAELE-ARABIA SAUDITA-STATI UNITI 

di Lorenzo Noto

Secondo il Times of Israel, Israele sarebbe in trattativa con gli Stati Uniti per consegnare all’Arabia Saudita il sistema di difesa antiaerea laser Iron Beam. Sviluppata dalla Rafael Dynamic Defense Company, è un’arma in grado d’intercettare droni, proiettili d’artiglieria, razzi e missili anticarro.

 

Perché conta: La mossa, qualora venisse confermata, rientrerebbe in un duplice schema. Da una parte, il progetto di cooperazione militare sulla difesa aerea che gli americani stanno intessendo tra Israele e gli alleati arabi. Dall’altra, le intenzioni dello Stato ebraico di accelerare il processo di riavvicinamento tra Washington e Riyad.

Andiamo con ordine. Domenica il Wall Street Journal ha svelato che, in concomitanza con la sospensione dei colloqui sul nucleare iraniano, gli Stati Uniti hanno riunito segretamente a marzo alti funzionari militari di Israele, Arabia Saudita, Qatar, Egitto, Giordania, Bahrain ed Emirati Arabi Uniti a Sharm el-Sheik con l’intento di esplorare il potenziale di coordinamento tra questi contro le capacità di missili e droni iraniani. Prima volta in cui gli americani riescono a riunire ufficiali di alto rango provenienti da Israele e paesi arabi, resa possibile dall’impalcatura degli Accordi di Abramo stipulati nel 2018 e dalla successiva decisione dell’amministrazione Trump di ampliare l’area di responsabilità del Comando centrale (Centcom) Usa al fine di integrarvi lo Stato ebraico. Lo stesso portavoce del Centcom, colonnello Joe Buccino, pur non confermando l’incontro di Sharm el-Sheikh, ha rimarcato l’intento di Washington di potenziare le difese aeree locali contro Teheran.

L’accordo sull’Iron Beam suona però soprattutto come rassicurazione verso Israele e partner arabi. Come annunciato dall’alto rappresentante per la politica estera dell’Ue Josep Borrell durante la visita in Iran sabato scorso, i colloqui indiretti tra Repubblica Islamica e Stati Uniti ricominciano in Qatar tramite la mediazione europea. Il ritorno al tavolo dei negoziati non è garanzia di successo, ma costringe gli americani a concedere spazio a possibili compromessi con i riluttanti partner regionali.

Su questo ring si gioca l’altra delicata partita tra Stati Uniti e Arabia Saudita. La crisi diplomatica tra i due paesi è dipesa anche dal tentativo dell’amministrazione Biden di riabilitare l’Iran tramite un nuovo accordo sul programma nucleare. L’invasione russa dell’Ucraina, la crisi energetica e lo stop ai negoziati di Vienna in primavera hanno costretto Washington a un faticoso riavvicinamento. A inizio giugno Riyad ha dato il via libera in sede Opec all’aumento della produzione di greggio; una concessione che prevede delle contropartite, magari da valutare in occasione del viaggio di Biden tra Israele, Cisgiordania e Arabia Saudita del 13-16 luglio.

 

Per approfondire: L’intesa del trentacinquesimo meridiano

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1 risposta a LIMESONLINE –RASSEGNA -28 GIUGNO 2022  :: Il vertice Nato a Madrid e altre notizie -Federico Petroni, Giorgio Cuscito, Lorenzo Noto

  1. ueue scrive:

    Fa rabbia pensare a quante cose utili si potrebbero fare con tutti i soldi spesi nelle armi.

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