MGP — un racconto straordinario : ” IMMORTALE “

 

 

 

IMMORTALE

 

 

 

PSM V33 D765 Turritopsis.jpg

Ciclo di vita della Turritopsis nutricula
– Popular Science Monthly Volume 33

 

 

– Da dove sono partito? Da qui, da lei, da questo meraviglioso animale acquatico che seguo da anni. Ora lo puoi vedere, guarda, sembra quasi addormentata, ma è selvaggia. E’ lei il miracolo a cui nessuno può credere. Lei, la medusa immortale. Se vuoi ti spiego.
– Certo, le foto sono stupende, incantano – aggiungo io mentre lui non si stanca di girare le pagine e sospirando accarezza le immagini con la mano.
– Uno spettacolo, ma di più, questo animale è il nostro futuro! – incalza con forza – Lo so, lo so, tu non ci vuoi credere, ma è così, l’uomo diventerà immortale. La strada è già aperta, non ci vorranno secoli, no, non secoli. Lo vedremo noi stessi. E non ci vuoi credere . . . te lo dico ormai da quanti anni? Da quando ci conosciamo? . . . 15 anni. Ecco 15 anni e tu . . . niente. “Si può credere a tutto” mi dici . . . ma la verità è una sola. Questa è la verità! –
Io lo guardo e non so se frenarlo o almeno dirgli qualcosa che lo metta in guardia rispetto al suo delirio di onnipotenza, oppure fingere di seguirlo in questa sua
insensata convinzione. E invece taccio e penso alle “preziose bugie” di cui leggevo ieri.

Le preziose bugie “sono medicine necessarie per nascondere a noi stessi, in ogni momento della nostra vita, l’ineluttabile prospettiva della lenta e continua discesa verso il sonno eterno. Se accetto “le preziose bugie” come necessarie, l’assurda ricerca di Alvise, mio marito, non sembra più insensata, ma molto comprensibile. E’ convinto che presto l’uomo potrà raggiungere l’immortalità. E non parlo di quella dell’anima, già troppo celebrata, ma del corpo, sì, difficile a dirsi, ma crede all’immortalità del corpo.
– Se pensate al futuro – continua parlando al mondo – cosa immaginate . . . cosa vi renderà felice? Niente può rendere felice l’uomo. Solo rispondere al suo più profondo desiderio: vincere la morte. Lo desidera da sempre e ci riuscirà. –
La sua non è solo una convinzione, ma di più, una certezza, un sollievo da quel tormento che non lo lascia mai. Io mi sento persa. Quando lo ascolto, imbrigliata tra la sua ossessione, la vita e il mondo, divento prigioniera del suo sentire e non posso che accettare la sua follia come un progetto possibile.

Spesso cado nel suo cuore e lì, dentro il suo cuore tutto diventa chiaro, direi semplice. Di notte questo sentire si ingigantisce e dilaga in tutta la stanza come se volesse trascinarmi nella sua logica malata. La lucidità mi cattura e mi pare di entrare nel suo pensiero. Un luogo senza confini, un susseguirsi di sabbie, dove il tempo dell’attesa si dilata senza pietà. Inghiotte ogni possibilità di salvezza. Tutto diventa manifesto, razionale, quanto disperato e insuperabile. Mi chiedo se mai si potrà trovare la strada di casa. Poi mi alzo, mi risollevo e mi ripeto . . . la medusa immortale è la sua salvezza.

Nel libro che leggevo ieri era spiegato molto bene e partiva da Prometeo che ha donato agli uomini il farmaco della speranza.
La speranza che non vede” aggiunge suo padre. E io ripeto “La speranza che non vede”, ma certo . . . non è stupendo? Un inganno perfetto . . . e lo chiama farmaco . . . in effetti è una medicina che guarisce dalla paura, dalla tremenda angoscia della fine inevitabile, sempre davanti a noi, e innesta nell’uomo l’illusione di non morire mai.
Ernest Becker l’autore del libro sostiene che l’uomo per vivere, per produrre conoscenza, tecnica, arte, ha bisogno di assumere quel farmaco e di darsi una prospettiva di immortalità. Poi elenca tanti surrogati che l’uomo inventa pur di non pensare alla sua fine, che mi piace tradurre come “rifugi segreti” oppure “robuste armature” oppure “ paracaduti prodigiosi” ecco . . . sì,
difese perfette”. Potrei elencarne molte, nel libro di ieri c’è un lungo inventario, ma lui, mio marito non usa surrogati, lui non prende scorciatoie, Alvise segue la via diretta ed è convinto di trovare la strada per l’immortalità.
Io non mi stanco di guardarlo e vorrei tanto cercare di renderlo consapevole, ma nello spazio di pochi secondi o meglio di poche parole, perdo ogni intenzione e ripeto a me stessa “ormai è impossibile ragionare, non mi resta che seguirlo nella sua follia”.

Suo padre è molto tollerante con lui, lo è sempre stato, non ha mai voluto interferire con la sua ostinazione, per non dire mania, non lo ha mai ostacolato.
“ L’uomo ha bisogno di illusioni, di sogni o se vuoi di inganni. . .”
Così dice e il suo pensiero mi rassicura.

Sono già per strada, tutti i giorni vado a trovarlo nel reparto di riabilitazione dell’Ospedale Maggiore. Damiano Della Torre, il suo nome, è un medico, un neurologo, ma ora è lì in ospedale come paziente.
Mi piace attraversare la città e in qualche modo correre da lui, per ascoltare le sue parole, oggi tutto sembra brillare perché ha nevicato. La neve trasforma ogni cosa, mi pare di essere in un villaggio
fatato; la città è diventata delicata e tranquilla.
– Oh eccoti! Sei arrivata presto, oggi – mi accoglie sempre con grande affetto.
– Già, sono uscita prima dal lavoro e ho camminato come faccio sempre, ma oggi era speciale. Mi piace camminare nella neve. –
– Oh sì, anche a me piaceva tanto. Quei passi che affond
ano fanno dimenticare ogni affanno, ++ prendono tempo. Come va oggi? –
– Tuo figlio mi fa barcollare, spesso dubito di me stessa anziché dubitare di lui, della sua integrità mentale. Mi fa soffrire molto, ma non posso fare niente, posso solo seguirlo. Nella testa di Alvise tutto sembra necessario, anzi in qualche modo direi . . . naturale. Come se il suo credere fosse l’unica soluzione, un modo per mettere ordine, per sistemare ogni cosa . . . ogni malessere.
“Deve essere così” ecco, questo voglio dire, per lui “non può che essere così” e non diversamente, non so cosa fare. –
– Non devi fare niente – riprende lui con calma – ma ora sospendiamo tutto, vorrei andare fuori per vedere la neve. Chiama tu la suora del reparto, si chiama Rosalba. –
Suor Rosalba accorre gioiosa, piena di energia e di attenzione.
– Ma solo per mezz’ora, professore Damiano – risponde lei – non possiamo esagerare dopo un’operazione di questa importanza. Il cuore nuovo deve vedere una cosa alla volta, non troppo. I miracoli vanno benedetti e santificati. –
La suora si allontana frettolosamente – Torno subito – aggiunge.
– Crede ai miracoli – mi dice sotto voce Damiano – e a molto altro di incredibile. Tante speranze, illusioni, utopie . . . crede anche alla resurrezione dopo la morte e nel rapimento in cielo dei veri credenti, prima della grande tribolazione. . . E’ la fede. –
Suor Rosalba torna con una coperta in mano e la sistema con cura sulle spalle del professore.
– Questa riparerà dal freddo – dice con voce invitante – ma torno a prenderla tra poco, solo mezz’ora – insiste.
Ci sistema in un angolo della veranda che circonda la sala degli incontri. Damiano distende lo sguardo nel giardino, sulla vegetazione ricoperta di neve e sembra illuminarsi.
– La neve nasconde e inventa – commenta e respira profondamente. – Dove siamo arrivati? E’ già morto l’amico selvaggio? –
– No, – aggiungo io – siamo arrivati qui – e gli indico la pagina – al giorno in cui l’amico selvaggio incontrandosi con una donna perde la sua forza animalesca e acquisisce intelligenza e sapere. Questo mi piace molto! –
Il professore riprende la narrazione del testo che sembra proprio una favola. Mi sta raccontando una vicenda primitiva, il poema epico più antico della storia dell’umanità, scritto molto prima dei testi Omerici, il poema di Gilgamesh alla ricerca dell’immortalità. Sono molto curiosa e molta divertita.
– Dunque anche Gilgamesh – prosegue Damiano – dopo la morte dell’amico scopre che l’unico vero interesse dell’uomo è superare la morte e inizia il suo viaggio per trovare la pianta della giovinezza. E qui cominciano le prove dell’eroe, tutti ostacoli da superare per giungere alla meta finale. –
– Proprio come Alvise che non si ferma davanti a niente – lo interrompo – Sai dove andremo il prossimo week end? In Finlandia per un altro incontro-dibattito sulle ricerche attuali. Abbiamo ormai girato il mondo sempre per capire ciò che non si può capire . . . –
– Lascia stare, non darti pena di questo, le illusioni non possono essere condannate, spregiate o perseguitate . . . Il vero filosofo le ama e le predica. Abbiamo un’energia bizzarra dentro di noi: sapienza e follia allo stesso tempo. In definitiva le illusioni sono necessarie per la vivacità della vita. E so anche che tu lo ami così, questo mio figlio tormentato, un po’ sognatore e un po’ stravagante. So che ami chi sogna l’impossibile.

 

 

Pieter Bruegel, Cacciatori nella neve, dettaglio della trappola per uccelli
Peter Brueghel, dettaglio da :  ” I cacciatori nella neve “, 1565, Kunsthistorisches Museum, Vienna

 

Con queste parole nella mente e nel cuore mi avvio per tornare.
Ha ripreso a nevicare. La neve sembra proteggere e mantenere il mio sentire mentre cammino lentamente verso casa. Le parole di Damiano sono sempre piene di affetto, aprono la porta della vita invisibile fatta di
miraggi e di presagi . . . una fiaba che ammalia, cancella ombre e dubbi e riempie l’anima di attese, di chimere . . . di fiocchi di neve.
Mi sento rapita in un mondo magico, come un folletto che accoglie a mani aperte gli spiritelli che scendono dalle nuvole. Spiritelli e speranze ondeggiano insieme alla neve e si posano silenziosamente su ogni pezzetto della città per alimentare il terreno, le case, le siepi, gli affetti, le cose care e le follie. Senza questa dolcezza la vita sarebbe insopportabile, invece è un sogno, così dice Damiano . . . solamente sogno, un grande
incantesimo, un fuoco di scintille che frizza nell’aria e nasconde sgomento e paura. E’ questa la lucidità delle ossessioni?
Un fine settimana di studio, chiusi nell’Hotel Kluuvi, per seguire le conferenze che si svolgono mattina, pomeriggio e sera. Un programma fittissimo di argomenti. L’entusiasmo anzi l’esaltazione di Alvise mi stupisce ogni volta. E’ capace di ascoltare per ore e ricordare solamente ciò che si inserisce utilmente nel suo pensiero, come un incastro perfetto.
Siamo seduti in prima fila in una grande sala conferenza con le cuffiette alle orecchie e gli occhi puntati sullo schermo dove le slides si susseguono. In sala si sente un certo brusio per la presenza di un gruppo di sostenitori, visibilmente scomposti e troppo agitati, anche a conferenza già iniziata. La prima parte del discorso è già terminato, ora si lascia spazio alle domande e alla discussione che ne può seguire.
– Rispondo alla domanda della signora qui davanti a me e vi spiego meglio. – afferma lo scienziato dalla sua cattedra, rivolto il pubblico.
– Questo singolare idrozoo delle Oceaniidae sa fare tutto da solo con sbalorditiva efficacia, invertendo il corso del proprio orologio biologico quando viene ferito o sta patendo la fame. Ciò significa che la medusa Turritopsis nutricula può potenzialmente vivere all’infinito. –
– Cosa vuol dire che può vivere all’infinito? Cosa vuol dire? – chiede con voce forte un signore con i baffetti seduto dietro di noi, in tono piuttosto polemico – Noi che crediamo all’immortalità non vogliamo inganni. Dunque è immortale? –
Il relatore continuava senza considerare la domanda.
– L’incredibile processo di rigenerazione di questa medusa ha una precisa spiegazione biologica. Per quanto singolare. Si sviluppa seguendo due stadi: nel primo è simile a un piccolo polipo, nel secondo si trasforma in medusa, con lo sviluppo di più tentacoli. – parla con molta calma e con parole ben articolate, mentre con la mano destra spinta in avanti fa segno di stare calmi
– Una volta raggiunta la maturità sessuale e dopo essersi riprodotta, non muore. Scende sul fondo del mare e torna allo stadio giovanile da cui si era sviluppata, nel giro di pochi giorni. Il mutamento è dovuto all’azione delle cellule che da altamente specializzate si ri-trasformano in cellule non specializzate, tipiche della fase giovanile. –
Una voce maschile un po’ rauca, ma forte si alza dal centro della sala
– Possiamo dunque dire che l’invecchiamento sia una malattia e che state studiando per vincere questa malattia. A che punto siete?
In fondo alla sala un gruppo di persone si alza in piedi per reggere un cartello.
A grandi lettere si legge: NOI POSSIAMO VINCERE LA MORTE.

Alvise è in una condizione di estrema eccitazione stringe i pugni sulle ginocchia e li batte con forza. Poi mi prende il braccio e si avvicina – Hai sentito? – mi ripete – Ascolta bene cosa è capace di fare questo piccolo animale acquatico. Non è straordinario? –
– Certo, certo, straordinario. . . – ripeto io.
– Non muore . . .capisci . . . non muore. Muore solo se un altro animale lo mangia. –
Sullo schermo ondeggia la medusa. Il fondo blu del mare esalta il colore chiaro del corpo trasparente e il rosso violento del cuore interno. I tentacoli sono in continuo movimento, si allungano in ogni direzione, quasi a volerci
colpire.
Il signore dietro di noi con i baffetti si alza di scatto:
Una giovinezza eterna, noi di “Eternity”sappiamo che arriverete a questo, anche per noi umani. – si siede e si rialza
– Indistruttibili e invincibili! – esclama a voce alta la donna al suo fianco.

– La prego si sieda e stia calmo!- gli intima il relatore.
In sala ci sono molti rappresentanti del gruppo “Eternity” che raccoglie fondi per questa ricerca. Sono molti gli investitori, molti vecchi miliardari che hanno paura di morire, ma anche “fanatici” o “credenti” come chiamarli? Anche Alvise dà soldi e non pochi. Il progetto più nuovo si chiama “Russia-2045”, sembra uscito da un film di fantascienza: “superare la maledizione genetica dell’invecchiamento, trovare i geni che manipolano l’invecchiamento e usarli a nostro vantaggio”. A me pare un progetto utopico, ma . . . lui ci crede fortemente e non potrebbe che crederci, nel senso che questa sua fede placa il caos del suo sentire e lo rende sicuro, padrone di una certezza.

Anche lì a Helsinki sono caduta nel suo cuore, e mi sono lasciata trascinare nel suo paesaggio desolato, che mi invade come un morbo infetto. Una contaminazione . . . no, non di malvagità, ma d’amore che accetta e comprende. Così entro nel suo cuore. Un contagio che palesa il subbuglio e le oscurità della sua mente. Subito precipito nello sconforto, ma in fondo, giù in fondo a quel turbamento all’improvviso si apre uno squarcio, come una ferita che mi rivela il nascondiglio delle cose. Ecco, quando io cado nel suo cuore, in quel tempo quasi sempre notturno, tutti i miei sensi diventano in grado di comprendere i comportamenti, i gesti, le cose stesse come se queste avessero deciso di svelarsi, nude e senza pietà, anche se in realtà niente è cambiato, tutto è rimasto come prima, ma niente lo è più. Entro nella fessura che normalmente vive sotto il pavimento o dietro il sipario dell’abitare quotidiano o dentro il ripostiglio segreto che improvvisamente spalanca le porte e rigetta all’aperto ciò che normalmente non si vede.
Un vero smarrimento! Bisogna chiuderla quella porta!
Come si può vivere senza chiudere quella porta!

Siamo nel viaggio di ritorno Alvise non mi dà pace:
– Hai sentito l’ultimo? Era il migliore, ha detto chiaramente che lo sviluppo tecnologico procede in maniera tanto veloce che nei prossimi anni sconfiggerà l’invecchiamento. Per ogni anno che passa ci sarebbe dunque più possibilità di rimanere immortali. Così ha detto, ora ci puoi credere! – insiste con me riportando solo una parte del discorso, come sempre fa e tacendo il resto che io ricordo molto bene.
– Credere nell’immortalità è un pensiero quasi religioso – affermava proprio l’ultimo scienziato – E’ totalmente basato sulla speranza, perché oggi non possiamo rispondere alla domanda “vivremo per sempre?”. Da un punto di vista scientifico non credo sia possibile rispondere. – Così diceva, ma non ribatto alle parole di Alvise, ho deciso di non contraddirlo, non serve più, e poi . . . non voglio impedirgli di sognare, come dice suo padre.
Sto seguendo i suggerimenti di Damiano e considero sia meglio così: seguire senza più contraddire.

Anche oggi ho camminato fino all’ospedale Maggiore per incontrarlo.
– Il professor Damiano Della Torre sta molto meglio – mi dice suor Rosalba venendomi incontro – potrà uscire tra pochi giorni.-
Damiano mi stringe le mani con forza, sono piene di calore
– Come è andata a Helsinki? – mi chiede.
– Un’altra conferma al suo credere, non ho più possibilità di farlo ragionare. Mi sento senza speranze, nulla potrà smuoverlo dalla sua fede, non posso che chiamarla così. –
– Sai che è anche una salvezza per lui, non è così? –
– Sì certo, lo so. Sto seguendo i tuoi consigli, lo ascolto e non commento. –
– Leggevo oggi su
Popular Mechanics – prosegue Damiano – Sinclair è convinto che “riusciremo a superare l’invecchiamento” e che “non ci sia un limite massimo alla durata della vita umana”. Una buona prospettiva, si stanno facendo passi avanti . . . parlo dei processi degenerativi delle cellule, di come prolungare la vita e come mantenersi giovani il più a lungo possibile . . . –
– Sì, spesso penso a tutto quel tempo a disposizione . . . come faremo . . .
Ma lasciamo stare, devi finirmi la storia di Ghilgamesh prima di tornare a casa. –
– Oh! Hai ragione. Spostiamoci alla luce, ecco qui davanti agli alberi del giardino.
Dunque il nostro eroe dopo aver superato mille difficoltà, attraversa, unico tra i mortali, il mare della Morte. Ecco, ti leggo questo passaggio . . .
“ Ti voglio rivelare, o Ghilgamesh, una cosa nascosta,
il segreto degli dei ti voglio manifestare.
Vi è una pianta le cui radici sono simili a un rovo,
le cui spine, come quelle di una rosa, pungeranno le tue mani;
se tu puoi raggiungere tale pianta e prenderla nelle tue mani . . . ( Pettinato, 1992, p.227)
– Dunque esisteva veramente la pianta dell’immortalità. – lo interrompo io stupita.
– Certamente, la pianta dell’immortalità si trovava in fondo al mare e Ghilgamesh riesce a coglierla, ma poi sulla strada del ritorno . . .
“ ma un serpente annusò la fragranza della pianta,
si avvicinò silenziosamente e prese la pianta,
nel momento in cui esso la toccò. Perse la sua vecchia pelle.
Ghilgamesh quel giorno sedette e pianse
le lacrime scorrevano sulle sue guance.” (id., pag 228)
– Ah! Dunque Ghilgamesh perde le speranze – concludo io – è un eroe sconfitto . . . mi dicevi che torna ad Uruk e continuerà a porsi le assillanti domande di come la vita possa superare la morte. –
– “ La vita eterna che tu cerchi non la troverai” gli dice il dio Samas.
La mitologia non fa sconti all’uomo, non risponde ai desideri umani, anzi . . . i miti non fanno che raccontare i drammi esistenziali, le conclusioni spettano agli dei. – Damiano chiude il discorso.

Ritorno a casa pensando ai desideri dell’uomo, all’inquietudine della mente e del cuore, alla conoscenza come cibo, alla fede come risposta e poi al giogo della ragione, all’ansia che si trasforma in ossessione e schiavitù. Penso alle “preziose bugie”come soluzioni necessarie.
Appena entrata Alvise mi abbraccia con amore, è particolarmente felice perché ha deciso di mettere un acquario nel suo studio per osservare il comportamento della medusa.
– Sarà stupefacente seguire le varie fasi, la sua trasformazione. So che ora sei d’accordo e vedrai che piacerà anche a te avere in casa questa meraviglia. –
– Certo – gli rispondo, accennando a un sorriso – sarà straordinario. . . –

 

 

 

Edvard Munch: Amore e doloreEdvard Munch,  Amore e Dolore, 1893- Munchmuseet, Oslo

Anche questa notte sono caduta nel suo cuore e quando cado nel suo cuore perdo i contorni delle cose e precipito in un burrone di solitudine. Lì, in quel limbo nebbioso avverto un pericolo, una minaccia: il rischio di perdermi. La paura mi perseguita, mi sta inseguendo e sembra annunciare qualcosa di grave, forse una punizione di proporzioni enormi si abbatterà sui peccatori, sugli increduli. Non si potranno più avere dubbi, solo chi accetta di credere potrà salvarsi.

Mi risveglio, mi giro verso di lui. Lo guardo, Alvise si avvicina di scatto, mi stringe con forza, mi ravvia i capelli e mi prende il volto tra le mani.
– Guardando questo semplice animale – mi sussurra – potremo osservare come si comporta e scoprire . . . Lo capisci? – mi guarda con grande tranquillità e prosegue – Entro 17 anni avremo l’immortalità, non lo dico io, lo affermano gli scienziati.- Sorrido, acconsento con il capo, lo accarezzo sul viso, sulle spalle, sul petto.
Come è possibile non sognare . . .

 

 

 

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9 risposte a MGP — un racconto straordinario : ” IMMORTALE “

  1. DONATELLA scrive:

    L’immortalità sarebbe il minimo sindacale, una volta essere diventati essere viventi consapevoli.

  2. Sandro scrive:

    Stupendo !

  3. MGP scrive:

    E’ così, spesso ho pensato che è una vera disgrazia diventare vecchi e morire proprio quando si è imparato un po’ a vivere e ad apprezzare ciò di cui possiamo godere.
    L’immortalità , come dice dovrebbe essere il minimo sindacale . . .
    Grazie Donatella.

  4. MGP scrive:

    Grazie Sandro,
    ma stupendo come? Chissà se vorrai dirmi un po’ di più.
    Un abbraccio

  5. Giancarlo scrive:

    il racconto è un interessante disamina di un fantastico argomento che “eccita” la
    mente umana.L’idea di poter diventare immortale è nel desiderio,nel delirio,ossessione
    (che diventa follia) dell’uomo che forse non smette di pensarci. Da Gilgames alla ricerca
    di una pianta che restituisce la giovinezza alla specie marina di Alvise . Il pensiero
    dell’immortalità fa sorridere ma i sogni non si possono far morire ,così come la speranza,
    tu lo scrivi,fondamentalmente l’uomo ha bisogno di illusioni di sogni o di inganni!
    Per questo prende le medicine”preziose bugie” come tu le chiami.
    Brava , mi piace,un racconto intenso.

  6. MGP scrive:

    Grazie Giancarlo,
    il tuo commento centra in pieno il senso del racconto. Il bisogno di credere come una necessità umana spesso inconsapevole, capace di spingere l’uomo alle fedi più assurde e inverosimili. Nel racconto il protagonista crede a qualcosa di impossibile, come l’immortalità, un pensiero insensato che diventa una certezza fondamentale quanto insuperabile. Di questa “preziosa bugia” è consapevole la moglie che accetta l’ossessione di Alvise come un’illusione, come un sogno necessario per vivere.
    Bello poter condividere i pensieri con te. Un abbraccio

  7. Giovanni scrive:

    Brava MGP! Un brano veramente notevole sia dal punto di vista letterario che da quello del contenuto.
    È molti ben sintetizzato il conflitto tra la utopistica speranza di poter raggiungere l’immortalità o tramite la scienza (il marito) o tramite la religione (la suora) e la realtà dell’ esistenza saggiamente e filosoficamente accettata dal suocero: il tutto inquadrato dalla “voce” narrante che trasmette l’angoscia esistenziale dell ‘homo sapiens di fronte alla realtà.
    Mi piace molto il riferimento all’epopea di Gilgamesh che ci dimostra che questa tematica era già ben presente e, direi codificata, 5000 anni fa. Non sappiamo quando nella sua lunga fase di evoluzione l’animale homo abbia preso coscienza della incombenza della morte nella sua esistenza, ma certamente questo è uno dei retaggi che ci vengono più da lontano: un recentissimo ritrovamento di una sepoltura risalente un milione di anni fa dimostra che l’homo erectus già ambiva a prolungare in qualche modo la propria esistenza.
    In ultimo un plauso alla costruzione su più piani dei vari atteggiamenti dei protagonisti che si muovono su una tematica drammatica in un ambiente soffice e poeticamente idilliaco come quello di una recente nevicata.

    • Chiara Salvini scrive:

      bellissimo commento, caro Giovanni.. ” soffice e poetico ” come una nevicata di primo autunno, ciao, spero di rivederti, chiara per il blog

  8. MGP scrive:

    La tua analisi, come sempre profonda, mi lusinga. Grazie per l’attenzione e la benevolenza. Vorrei aggiungere un aspetto che mi pare importante quanto quello che tu scrivi: il bisogno di credere dell’uomo che supera ogni dato realistico e scientifico e giunge all’ossessione pur di non cedere. Una necessità che mi pare accompagni la vita di molti e che diventa in numerose situazioni, il perno essenziali intorno al quale si svolge la vita. Intendo le fedi in genere, ma anche le credenze spesso assurde, ma in ogni caso perseguite con accanimenti maniacale. Nel testo la certezza di Alvise appare paradossale, ma accettata, come debolezza umana, dal padre e infine anche dalla moglie come gesto d’amore.
    Grazie Giovanni, sarà bello continuare il discorso.

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