31 AGOSTO 2013 ORE 09:24 QUEL CHE NON SAI TI UCCIDE DA LUNANUVOLABLOG DI MARIA DI RIENZO

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Quel che non sai ti uccide

by lunanuvola

 

(tratto da: “A UN Expert on Women Who Refused to Be Silenced”, un più ampio servizio di Barbara Crossette per Passblue, luglio 2013, trad. e adattamento Maria G. Di Rienzo)

Nafis Sadik

Negli annali globali delle difensore dei diritti umani delle donne durante l’ultimo mezzo secolo, il nome di Nafis Sadik si situerà sempre molto in alto, sebbene si possa sapere poco di lei fra il vasto pubblico. Come dirigente del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, Sadik organizzò un disparato assembramento di organizzazioni governative e non governative nel 1994, a Il Cairo, convincendole ad adottare un nuovo – e rivoluzionario – consenso internazionale sui diritti delle donne, in particolare per quel che riguardava il controllo dei loro corpi e delle loro vite personali.

Nafis Sadik, medica pakistana e musulmana, continua questa lotta, particolarmente nei paesi in via di sviluppo, dove l’avanzamento dei diritti delle donne incontra il disdegno ufficiale o la letargia. Ora 83enne, in maggio era a Kuala Lumpur per tenere una delle conferenze nell’incontro organizzato da Women Deliver ( http://www.womendeliver.org ) ed alcuni dei suoi commenti sono stati bruschi, e persino acidi. Dev’essersi chiesta, guardando la dichiarazione finale relativa all’incontro, perché si era presa la briga di fare il viaggio. Vecchie, e ora vuote, promesse continuano ad essere calpestate da almeno due decenni dopo che Il Cairo aveva terminato la conversazione su una nota alta. Il contrattacco sui diritti delle donne ha chiesto sino ad ora un prezzo così grande che le attiviste non vogliono una commemorazione della “Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo” de Il Cairo nel 2014, temendo ulteriori passi indietro.

Nata nel 1929 nell’India coloniale del nord, Sadik fuggì con la propria famiglia nella nuova nazione pakistana nel 1947. Dopo la laurea in medicina cominciò a lavorare come ginecologa e ostetrica: l’aver a che fare di prima mano con le sofferenze di troppe donne pakistane diede a Sadik il suo incrollabile impegno a lungo termine sulla salute riproduttiva. Nel 1970, fu nominata direttrice generale del Consiglio nazionale pakistano per la pianificazione familiare, dove il suo ostinato attivismo a favore delle donne attirò l’attenzione dell’allora Fondo delle Nazioni Unite per le attività popolari, oggi Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA). Ne divenne la direttrice esecutiva nel 1987 e mantenne la posizione sino al 2000.

“Ho deciso che se ho un pulpito dovrei usarlo.”, disse Nafis Sadik alla stampa, all’epoca “Non voglio infastidire i governi, ma desidero essere del tutto franca e voglio dir loro esattamente in che situazione il loro paese si trova.” Miniera di dati, Sadik si è sempre presentata agli incontri con ufficiali di governo armata di statistiche che era impossibile negare. Ma l’atmosfera da “club degli uomini” è sempre stata un problema, anche alle Nazioni Unite: “I governi sono uomini, e controllano le istanze relative alle donne. In ogni conferenza, sin da quella de Il Cairo, salute e diritti sono sempre finiti fra parentesi, il che significa “non c’è accordo”. Io continuavo a chiedere ai delegati: Com’è che mettete sempre le questioni delle donne in queste parentesi? Oh, mi rispondevano, è perché i paesi occidentali sono molto interessati ad esse. Allora, dicevo io, voi invece non siete interessati alle vite e alla salute delle donne del vostro paese? Sì, certo, replicavano loro, ma è un buon attrezzo per mercanteggiare.”

Parlando all’incontro di Kuala Lumpur, Sadik ha esternato la propria esasperazione per il passo lento che il cambiamento ha per milioni di donne: “Continuo a trovare politici e leader di nazioni che pensano ai servizi essenziali per le ragazze e le donne come a una questione di carità, di beneficenza, o da delegare ai servizi sociali. In apparenza credono che la gravidanza e il parto siano delle cose che, semplicemente, succedono. Presumo che, nelle loro teste, la morte e la disabilità delle donne siano anche cose che semplicemente “succedono”, al ritmo di 320.000 decessi di madri l’anno, e un numero molto più alto di infezioni e traumi. Sono riluttanti ad estendere informazioni e servizi alle giovani in materia di Hiv/Aids e naturalmente ottengono l’effetto contrario a quel che dicono di proporsi, perché quel che le ragazze non sanno le uccide. In questo stato di negazione, il matrimonio è visto come un porto sicuro per le giovani e le giovanissime: niente di più sbagliato. Ogni anno, 70.000 adolescenti muoiono di gravidanza o di parto, per la maggior parte in Asia del sud e nell’Africa sub-sahariana. In questi paesi, la mortalità materna è la causa più comune di decesso per le ragazze fra i 15 e i 19 anni.”

Sadik racconta che fra chi fa le politiche e i benintenzionati outsider si è sentita dire ripetutamente che le donne nei paesi in via di sviluppo non vogliono la pianificazione familiare, non ne hanno bisogno. “Andate in un villaggio qualsiasi, rispondo loro, e dite di essere un medico e parlate con loro. Potete scommettere con me quel che volete, questo è quel che vi chiederanno: C’è un metodo per prevenire la prossima gravidanza che posso tener nascosto a mio marito, che non devo prendere ogni giorno? Questa è la loro preoccupazione principale in India, in Pakistan, in Africa. Andate nei villaggi, gli dico, e fate la prova.”

In numerose occasioni si è tentato di mettere il bavaglio a questa donna, soprattutto quando parla con onestà di educazione sessuale o di mutilazioni genitali femminili (MGF). A Il Cairo, portò con sé un filmato della CNN che mostrava la brutalità e la prevalenza della pratica in Egitto, cose che gli anfitrioni della Conferenza cercavano di negare: “I fatti sono fatti.”, disse Sadik, e lo proiettò. Negli ultimi anni alle Nazioni Unite veniva attaccata con le accuse di “immischiarsi nella politica” e di “non essere sensibile alla diversità delle culture”. “La sensibilità di chi? – rispondevo – Che mi dite della sensibilità delle donne che stanno morendo? E loro: Lo sai, è meglio non toccare le MGF. Gli africani venivano a dirmi: Noi siamo africani, tu sei un’asiatica, perché stai facendo questo? Io replicavo: Perché lavoro alle Nazioni Unite e ho forti sentimenti sulla questione. Allora dicevano: Dovremmo essere noi ad occuparci della cosa. E io ribattevo: Benissimo, cominciate ad occuparvene.” Grazie alla sua ostinazione, molte organizzazioni non governative e molti governi hanno compiuto passi significativi per mettere fine alla pratica.

“Ha tutto a che fare con il controllo delle donne.”, conclude Nafis Sadik, “Il controllo, nient’altro.”

 

Una risposta a 31 AGOSTO 2013 ORE 09:24 QUEL CHE NON SAI TI UCCIDE DA LUNANUVOLABLOG DI MARIA DI RIENZO

  1. D 'IMPORZANO DONATELLA scrive:

    Quanto è ancora lunga la strada per arrivare ad una vera parità: pari opportunità e pari diritti effettivi per uomini e donne, per poveri e ricchi, per immigrati ecc,ecc. Quante potenzialità e belle cose sprecate, quanto dolore inutile ed ora osano parlarci ancora di guerra per fermare la guerra. Probabilmente le armi chimiche costano troppo poco e i trafficanti di armi, con relative corporazioni, sono preoccupati di perdere guadagni : un’arma chimica costa meno e rende di più, quindi bisogna smaltire in fretta gli arsenali che si hanno in magazzino, che rischiano di diventare obsoleti.

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