ORE 21:42 DA LINKIESTA UN BEL GIORNALE CHE CREDO SOLO ONLINE // HO CONDIVISO QUESTO VECCHIO ARTICOLO PERCHE’ A ME ERA SFUGGITO. A TUTTI VOI NO? MA, LO VEDO DA QUI, C’E’ UN RAGAZZO PRESO DAGLI ESAMI CUI E’ SFUGGITO–ALLORA L’ARTICOLO E’ SOLO “PER LUI E PER ME”

 

 

http://www.linkiesta.it/franco-roberti-direzione-nazionale-antimafia

 

 

25/07/2013

È Franco Roberti il successore di Grasso all’Antimafia

Ha indagato su Ior e Calciopoli, per anni ha guidato il pool anticamorra della Procura di Napoli

 

Venti voti al procuratore di Salerno

È Franco Roberti, napoletano, 65 anni e in magistratura dal 1975, il nuovo capo della Direzione Nazionale Antimafia, successore dell’attuale presidente del Senato Pietro Grasso  Il plenum del Consiglio Superiore della Magistratura si è pronunciato poco dopo le 13 di oggi: Roberti, fino a oggi capo della procura di Salerno, ha superato al ballottagio Roberto Alfonso, procuratore capo a Bologna.

Per Roberti, oltre al vice presidente del Csm Vietti e ai vertici della Cassazione, hanno votato tutti i togati di Area, di Unicost, i due indipendenti Corder e Nappi, i laici di centrosinistra, il togato di Magistratura Indipendente, Alessandro Pepe, e il laico del Pdl Bartolomeo Romano. Sono stati quindi venti i voti a favore di Roberti. Sei, invece i voti andati ad Alfonso: si tratta di quelli dei laici di centrodestra Marini, Zanon, Palumbo e Albertoni, e dei togati di Magistratura Indipendente Racanelli e Virga.

La corsa alla successione di Pietro Grasso, al suo secondo mandato ai vertici della Direzione Nazionale Antimafia, è iniziata ufficiosamente subito dopo le dimissioni (8 gennaio) dello stesso in vista della candidatura all’ultima tornata elettorale, ufficialmente lo scorso 22 febbraio quando il plenum del Consiglio Superiore della Magistratura ha bandito il concorso.

Per la nomina si sono candidati in 18, tra cui, per la prima volta due donne. Oltre a Roberti e Alfonso, finiti al ballottaggio, altri due sono arrivati ai voti davanti al plenum del Csm senza spuntarla: i procuratori capo di Messina e Tivoli Guido Lo Forte e Luigi de Ficchy. Avevano presentato domanda anche il procuratore capo di Caltanissetta Sergio Lari, il procuratore generale di Ancona Vincenzo Macrì, il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo, il capo della procura di Caltagirone Francesco Paolo Giordano e Silvana Maria Arbia, attualmente titolare di un incarico internazionale presso l’Aja. Chiudono la lista il procuratore di Santa Maria Capua Vetere, Corrado Lembo, quello di Campobasso, Armando d’Alterio, i procuratori aggiunti di Torino e Napoli, rispettivamente Sandro Ausiello e Fausto Zuccarelli, e la seconda donna della lista, Carmen Manfredda, sostituto procuratore generale alla Corte d’Appello di Milano.

Roberti si insedierà il 10 agosto e, al momento, a chi glielo domanda dice «preferisco insediarmi prima e poi stilare un programma sul quale lavoreremo in futuro». E dopo mesi di vacanza del vertice della Direzione Nazionale Antimafia aggiunge: «credo ci sia da riprendere un percorso già tracciato dai miei predecessori, naturalmente tenendo conto dell’evoluzione che la criminalità organizzata ha registrato in questi anni». Una criminalità organizzata che Roberti conosce bene, dall’ala militare fino alla cosiddetta zona grigia, dopo essere stato per anni alla guida del pool anticamorra della procura di Napoli.

Roberti arriva a capo della procura di Salerno nel 2009, nel pieno del polverone sollevato dall’inchiesta Why Not dell’allora pm Luigi de Magistris, e sostituisce Luigi Apicella, allora sospeso dalle funzioni e dallo stipendio dal Csm per lo scontro con la procura generale di Catanzaro proprio riguardo all’avocazione delle indagini all’ex pm oggi sindaco di Napoli, de Magistris.

A Salerno la sua procura tiene recentemente le redini di almeno due importanti inchieste a livello nazionale: la prima riguardante il fallimento del pastificio Amato, a carico dell’ex presidente del Monte dei Paschi di Siena, Giuseppe Mussari, e dell’ex sindaco di Siena Franco Ceccuzzi. La seconda, più recente, riguarda una costola del’affaire sullo Ior, la banca vaticana: l’indagine riguarda 560mila euro in contanti che sarebbero stati prelevati dal conto dello Ior e trasformati poi in assegni circolari attraverso finte donazioni. Un troncone della più ampia indagine che ha visto come protagonista monsignor Nunzio Scarano, indagato a Roma per corruzione dell’agente dei servizi segreti Giovanni Zito in relazione alla vicenda del tentato rimpatrio dalla Svizzera di 20 milioni di euro. Venti milioni di euro che secondo gli inquirenti sarebbero nella disponibilità degli armatori D’Amico.

A Napoli Roberti ha indagato anche su Calciopoli e sugli appalti dell’imprenditore Alfredo Romeo, potente immobiliarista napoletano, condannato in appello lo scorso aprile a tre anni per corruzione. In precedenza il nuovo capo della Direzione Nazionale Antimafia aveva iniziato la carriera in Toscana nel 1975, trasferendosi poi a Sant’Angelo dei Lombardi (Avellino). Incrocia per la prima volta nel 1982 la procura di Napoli, dove si occupa dei procedimenti connessi alla «nuova famiglia» dei Nuvoletta-Gionta-Bardellino, organizzazione criminale che si oppone alla camorra cutoliana, dei reati contro la pubblica amministrazione e di economia criminale, come nel caso dell’inchiesta sul Banco di Napoli.

Sul tavolo di Roberti dal prossimo 10 agosto si giocheranno partite importanti nel contrasto al crimine organizzato, sia da un punto di vista più operativo, sia di indirizzo e coordinamento sulle indagini, con una mafia sempre più internazionale e con la necessità che anche l’antimafia arrivi oltre i confini italiani, provando una volta per tutte ad armonizzare, almeno in Europa, i sistemi legislativi nazionali in materia. Questo Roberti sembra saperlo bene: agirò, dice Roberti, «confrontandomi poi con le nuove sfide della criminalità organizzata transnazionale, dei mercati globalizzati, dei mercati finanziari offshore e dei traffici di droga, rifiuti e purtroppo essere umani con l’unica arma della legge e della organizzazione».

Twitter: @lucarinaldi

 

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