+++ MAURO MONDELLO, Il fattore estrema destra in Ucraina: un quadro composito — ASPENIA, 18 maggio 2022

 

Aspenia Online

18 maggio 2022

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Il fattore estrema destra in Ucraina: un quadro composito

Il fattore estrema destra in Ucraina: un quadro composito

 

La percentuale di voti ottenuta dai partiti di estrema destra in Ucraina alle elezioni parlamentari del 21 luglio 2019 fu inferiore al 2.5%. Per essere precisi, la coalizione ultranazionalista raggiunse il 2.25% delle preferenze, un risultato disastroso che arrivò a tre mesi di distanza dal successo, nel voto per la presidenza, di Volodymyr Zelensky, che raggiunse il 30% al primo turno e addirittura il 73% al ballottaggio, contro l’uscente Petro Poroshenko.

Fu una vera e propria umiliazione per gli estremisti di destra, che decisero di presentarsi formando un’unica lista di candidati per le elezioni parlamentari. Corpo Nazionale, Settore Destro, Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini, Congresso dei Nazionalisti Ucraini, decisero di correre sotto l’insegna del partito Svoboda (Libertà), riferimento politico delle altre formazioni di area il cui capo, Oleh Tiahnybok, apriva il gruppo da capolista.

Era seguito da Andrii Biletskyi, capo del Movimento Azov e fondatore dell’omonimo Battaglione oggi protagonista nella difesa militare ucraina, da Dmytro Yarosh, presidente dell’organizzazione politica e paramilitare Settore Destro, e ancora da Andrii Tarasenko, Ruslan Koshulynskyi, Bohdan Chervak: tutti pezzi da novanta della galassia della destra radicale di Kiev, unanimemente considerati gli esponenti più in vista del nazionalismo ucraino. La lista unitaria annoverava numerosi candidati già coinvolti in episodi di antisemitismo, razzismo, omofobia. Tra loro, anche Diana Vynohradova, candidata di Settore Destro e con alle spalle due anni di carcere per complicità in un omicidio a sfondo razziale datato 2006.

Una manifestazione delle formazioni che si uniranno nella lista Svoboda a Kiev, nel 2017

 

Eppure, nonostante tutte queste premesse, tecnicamente molto appetibili per un elettorato che, stando a un pregiudizio molto radicato, sarebbe molto affascinato dalle idee di estrema destra e addirittura dal nazismo, il risultato fu disastroso. Finendo di sotto della soglia del 5% prevista dallo sbarramento proporzionale del sistema elettorale ucraino, l’alleanza di estrema destra ottenne un seggio solo grazie alla vittoria in un collegio uninominale, nella città di Ivano-Frankivsk, dove Oksana Savchuk, deputata di Svoboda, conquistò il 46.67% delle preferenze.

 

IVANO – FRANKIVSK  è nella parte occidentale dell’Ucraina, sotto Leopoli
cartina Open.online

 

 

 

Perché allora, se questi sono i numeri dell’estremismo nazionalista in Ucraina, si parla così tanto dei movimenti neonazisti di Kiev, del battaglione Azov, di antisemitismo, al punto da giustificare, per la propaganda russa, la necessità di un intervento di “denazificazione” dell’Ucraina? La questione è in effetti più complessa di quanto le cifre potrebbero far sembrare.

Da un lato, vi è infatti una performance elettorale che dimostra, in maniera evidente, il basso livello di sostegno politico all’ultranazionalismo strutturale da parte della popolazione ucraina, in netta controtendenza – tra l’altro – rispetto ai successi registrati da movimenti populisti e di estrema destra in altri paesi d’Europa.

Dall’altro, il processo politico cominciato nel 2014 con il conflitto nel Donbass e l’annessione della Crimea da parte della Russia, e culminato con l’invasione del 24 febbraio, hanno effettivamente creato le premesse per una crescente tolleranza da parte della società ucraina nei confronti di organizzazioni nazionaliste radicali, che si sono via via imposte, nella percezione di parte dell’opinione pubblica, come ultimi baluardi a difesa della sovranità dello Stato ucraino.

 

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Questo legame fra difesa dell’identità culturale ucraina e organizzazioni di estrema destra nasce in effetti attorno alle barricate di Euromaidan nel 2013. Durante quelle grandi e variegate proteste, non mancarono episodi di vera e propria guerriglia urbana dei movimenti neofascisti contro la polizia: queste azioni avranno un ruolo importante, accanto alle grandi manifestazioni pacifiche, nel rovesciamento del governo Yanukovich.

La saldatura fra gruppi di estrema destra e società civile sancita dal nuovo Stato vive il suo momento più alto e definitivo nella prima battaglia di Mariupol, combattuta fra il giugno e il settembre 2014 dal battaglione Azov.

L’unità paramilitare dalle riconosciute simpatie neonaziste contribuì infatti, in maniera decisiva, alla riconquista della città, che venne liberata dall’occupazione dei secessionisti filo-russi.

Grazie a quell’azione il battaglione Azov, insieme ai colleghi del battaglione Donbass, viene incorporato, come ricompensa, nella Guardia Nazionale Ucraina e diventa a tutti gli effetti un gruppo militare regolare, con un ruolo predominante nella definizione della strategia di guerriglia adottata dall’esercito ucraino contro le milizie pro-russe nel Donbass.

Se per la popolazione ucraina il gruppo comincia quindi a costruirsi una fama eroica, grazie alla vittoria di Mariupol e ai combattimenti per la riconquista del Donbass, per organizzazioni come OSCE, Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani, Human Rights Watch, Amnesty International, il battaglione Azov è invece protagonista di crimini di guerra, torture, stupri. Ancora nel 2021 l’FBI si riferisce d’altronde al battaglione sottolineandone l’“associazione con ideologie neonaziste”, la stessa ragione per cui quaranta rappresentanti della Camera USA chiedono, senza riuscirci, che Azov venga designato dal Dipartimento di Stato come organizzazione terroristica.

La questione dell’estrema destra in Ucraina, nel frattempo, attira l’attenzione della stampa internazionale: il fenomeno non viene considerato semplicemente folcloristico, ma preoccupa anche e soprattutto in virtù del ruolo che, secondo molti, i gruppi nazionalisti ucraini svolgerebbero a livello internazionale. Fra il 2017 e il 2021 Washington PostNew York TimesDie ZeitTime, solo per citare alcune fra le testate che se ne occupano, dedicano lunghi articoli alla crescita dell’estrema destra ucraina, mentre Facebook, nel 2019, bandisce la pagina del battaglione Azov, inserendola in un gruppo di organizzazioni soggette alle restrizioni più pesanti per incitamento all’odio, una lista che include, fra gli altri, ISIS e Ku Klux Klan.

Un altro punto importante legato alla dimensione pubblica del fenomeno del nazionalismo in Ucraina riguarda, come brevemente accennato poco sopra, la dimensione internazionale.

Svoboda, il partito della destra radicale nazionalista, dal 2014 in avanti ha tagliato tutti i ponti con le affiliazioni estere, rinunciando anche alla partnership con l’Alleanza Europea dei Movimenti Nazionali, di cui aveva fatto parte per un quinquennio e che annovera fra i suoi aderenti gli italiani di Fiamma Tricolore, i fascisti inglesi nel British National Party. In passato, ne facevano parte anche il Fronte Nazionale francese, fuoriuscito nel 2011, e gli ungheresi di Jobbik, andati via nel 2016 nel tentativo di ricostruire un’identità politica più moderata.

Dall’altra parte, invece, il Battaglione Azov è diventato un riferimento di primo piano nel mondo dell’estrema destra non solo in Europa, ma a livello mondiale. Stime come quella elaborata dal Soufan Center, l’organizzazione indipendente per la ricerca sulla sicurezza globale presieduta dall’ex agente FBI anti-terrorismo Ali Soufan, spiegano che dal 2014 in avanti, sarebbero, complessivamente, più di 17.000 i foreign fighters arrivati in Ucraina, da oltre cinquanta paesi, distribuendosi su entrambi i fronti dello schieramento, alcuni a sostegno delle milizie ucraine di Azov, altri dei ribelli filo-russi.

Effettivi del Battaglione Azov in marcia a Mariupol nel 2019

 

Questi elementi non possono però essere utilizzati per costruire una narrazione fuorviante di quello che è il contesto generale della società ucraina odierna. Se è vero, infatti, che il ruolo della destra radicale nella vita pubblica del paese deve essere posto sotto un costante monitoraggio, per evitare pericolosi corto circuiti tra Stato e organizzazioni militari e paramilitari rispetto a cui già da tempo vi sono numerose avvisaglie, di fatto le organizzazioni ultranazionaliste ucraine rimangono politicamente poco rilevanti e socialmente, almeno sino al 24 febbraio, ininfluenti.

Un esempio molto funzionale, da questo punto di vista, ci è dato dal Rainbow Index, elaborato ogni anno da ILGA Europe, l’associazione internazionale che si batte per i diritti di gay, lesbiche, transessuali, bisessuali e intersessuali. La graduatoria valuta il livello dei diritti umani in relazione al mondo LGBTQI di 49 paesi in Europa, analizzati secondo lo studio di oltre settanta criteri individuali che includono, fra gli altri, il riconoscimento delle identità non-binarie, i crimini d’odio, lo spazio a disposizione nella società civile. Seppur non ai piani alti della rilevazione, l’Ucraina, in questo studio, si posiziona al quarantesimo posto, davanti a paesi UE come Polonia e Lettonia, poco dietro Romania, Bulgaria e Italia e lasciando ad oltre dieci punti di distanza il paese che, secondo la propaganda di Mosca, lo starebbe denazificando: la Russia, quartultima nella graduatoria.

Un altro punto degno di nota per comprendere la situazione dell’estrema destra in Ucraina riguarda la legge sul concetto di antisemitismo. Approvata dal Parlamento di Kiev nel settembre del 2021, inserendo in maniera chiara la definizione di antisemitismo nella legislazione ucraina il testo va molto oltre numerose legislazioni di paesi UE, creando una classificazione specifica per i crimini commessi sulla base dell’odio antisemita.

Possiamo dunque fissare alcuni punti molto netti in relazione al peso dell’estrema destra nazionalista in Ucraina. Se da un lato vi è, come già specificato poco sopra, una questione molto impellente legata alla crescita dei movimenti della destra radicale nel paese e alla loro pericolosa congiunzione con diverse frange dello Stato, dall’altro appare evidente che le prospettive politiche di questi movimenti, in un’Ucraina democratica, sono praticamente nulle. Ancora, risulta poco rilevante il peso ideologico di queste organizzazioni, all’interno della discussione pubblica, per quel che concerne le questioni legate ai diritti delle minoranze sessuali, etniche e religiose, mentre va monitorata l’azione diretta dei gruppi paramilitari ucraini contro le medesime minoranze, anche in virtù dei tanti casi di violenze registrati nel paese negli ultimi dieci anni e opera, appunto, dei movimenti in questione.

A conti fatti, è proprio l’opera di “denazificazione” che la Russia di Vladimir Putin si vanta di portare avanti in Ucraina che, in effetti, sta rafforzando i movimenti di estrema destra nel paese, mettendo le basi per la definizione di un effetto esattamente opposto. L’esacerbazione del conflitto sul lungo periodo potrebbe accrescere le simpatie per i combattenti dell’estrema destra, che nel sentimento scosso di una popolazione ferita, arrabbiata, costretta a vivere in un’economia in ginocchio e fra le macerie di città distrutte, potrebbero trovare terreno molto fertile per costruire legami sociali più forti.

 

Leggi ancheLa compattezza del fronte democratico e la sfida russa

 

L’Ucraina non può trascurare, in questo momento in cui la sua stessa esistenza è a rischio, il contributo militare di gruppi come il battaglione Azov per combattere la sua battaglia di sopravvivenza, ma è proprio questo contesto di emergenza e rovina (dentro cui tali organizzazioni stanno crescendo, armate e finanziate dallo stesso Stato ucraino) che pone il pericolo di una radicalizzazione della società civile in cui possono facilmente fiorire i gruppi estremisti. E’ per questo che quella di Putin sembra, a ben vedere, un’opera di “nazificazione” dell’Ucraina piuttosto che il suo contrario.

 

 

 

 

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Helecon @Spiros209 –19.01 –27 maggio 2022 —

 

Ray Prohaska, “20th Century Limited, New York
to Chicago Overnight”, 1941.
#ArteYArt

 

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Joseph Eleyinte @jeleyinte –artista, Lagos, Nigeria –10.33 — 27 maggio 2022 — grazie !

 

La diversità di una donna africana

50 edizioni disponibili

 

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2.59 sulla guerra : UOMINI CONTRO DI FRANCESCO ROSI– UN ANNO SULL’ALTIPIANO DI EMILIO LUSSU

 

 

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La tigre e il monaco, documentario — 42 minuti + DENUNCIA –vari articoli, vedi Repubblica 1 giugno 2016

 

#TheApelix #laTigreeilmonaco #Thailandia

Un documentario su un luogo particolare, un monastero Buddhista in Thailandia, dove la calma interiore dei monaci permette loro di convivere con le tigri, vivere con loro, in una comunicazione inter-specie che tutti pensano impossibile.

 

UNA DENUNCIA — 

I critici hanno accusato il Tiger Temple di essere un’organizzazione criminale.

Una ONG , Care for the Wild International, ha affermato che, sulla base delle informazioni raccolte tra il 2005 e il 2008, il Tiger Temple è coinvolto in uno scambio clandestino di tigri con il proprietario di un allevamento di tigri in Laos, in violazione della Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione ( CITES) e le leggi di Thailandia e Laos.

spiegato meglio nel link– in inglese o se hai la traduzione automatica

https://en.wikipedia.org/wiki/Tiger_Temple

 

Tiger Temple

Thailandia | Chiuso il Tiger Temple di Kanchanaburi

Il noto tempio buddista Tiger Temple è stato chiuso dalle autorità per salvaguardare l’incolumità dei visitatori. Delle 137 tigri che erano nel tempio 40 sono già state trasferite.

Adisorn Noochdumrong, vice direttore generale del Dipartimento per la salvaguardia della fauna e delle piante (DNP), ha incaricato martedì le autorità locali di erigere un cartello davanti al famoso Wat Pa Luang Ta Maha Bua, noto come il Tiger Temple, con il divieto di ingresso ai visitatori per salvaguardare la loro sicurezza.

tiger temple

Dopo vari colloqui falliti le autorità sono state costrette a chiedere un mandato legale. Lunedì, dopo che la Corte provinciale di Kanchanaburi ha approvato un mandato di perquisizione, più di 300 funzionari del parco nazionale e agenti di polizia si sono trovati l’ingresso del tempio bloccato dai monaci con barriere per impedire l’ingresso al tempio.

Nonostante ciò, i monaci non sono riusciti ad impedire la chiusura del tempio e il trasferimento delle tigri.

Lunedì notte, 7 delle 40 tigri trasferite sono state portate a Khao Pa Son Wildlife Breeding Centre a Ratchaburi, nel distretto di Chom Bung. Le restanti 33 sono state trasferite Martedì.

Secondo il piano del DNP, 58 tigri saranno trasferite nel Centro Allevamento di Khao Pa, mentre le altre saranno trasferite a Khao Prathap Chang, un altro centro nella stessa provincia.

Il Tiger Temple è stato accusato di essere coinvolto nel commercio illegale della fauna selvatica. Il tempio ospitava in origine 147 tigri, 10 delle quali sono stati trasferite all’inizio di quest’anno.

Living Siam | LivingSiam.com

 

 

REPUBBLICA DEL 1 GIUGNO 2016

Thailandia, la parabola del tempio delle tigri: da santuario dei felini a circo degli orrori

Trovati 40 cadaveri di cuccioli in un congelatore. Chiusa l’attrazione turistica gestita dai monaci e trasferiti gli animali

FOTO REUTERS

https://www.repubblica.it/ambiente/2016/06/01/news/thailandia_la_parabola_del_tempio_delle_tigri_da_santuario_dei_felini_a_circo_degli_orrori-141104206/

 

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Stella Aligizaki @StellaAligizaki – 16.41 — 28 maggio 2022

 

Ami sempre tuo figlio e non sei stufo di averlo al tuo fianco…

( traduzione Google )

 

+ bello senza voce, per me, ch.

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29 maggio 1974 – Milano, Piazza Duomo :: manifestazione popolare di protesta contro la strage di Piazza della Loggia a Brescia avvenuta il giorno prima, il 28 maggio +++ Motivazioni della sentenza della Corte di Appello di Milano confermate dalla Corte di Cassazione, 20 giugno 2017 + IL FATTO QUOTIDIANO, 13-05-2022

 

 

Manifestazione Milano per piazza della Loggia.jpg

foto: Silvestre Loconsolo

 

CONCLUSIONE PIU’ SIGNIFICATIVA DELLA SENTENZA — pag 11 del link sotto ( Pdf )

«Lo studio dello sterminato numero di atti che compongono il fascicolo dibattimentale porta ad affermare che anche questo processo, come altri in materia di stragi, è emblematico dell’opera sotterranea portata avanti con pervicacia da quel coacervo di forze di cui ha parlato Vinciguerra [ex ordinovista che si è assunto la responsabilità della Strage di Peteano ndr], individuabili con certezza in una parte non irrilevante degli apparati di sicurezza della Stato, nelle centrali occulte di potere che hanno prima incoraggiato e supportato lo sviluppo dei progetti eversivi della destra estrema e hanno sviato, poi, l’intervento della magistratura, di fatto rendendo impossibile la ricostruzione dell’intera rete di responsabilità. Il risultato è stato devastante per la dignità stessa dello Stato e della sua irrinunciabile funzione di tutela delle istituzioni democratiche, visto che sono solo un leader ultraottantenne e un non più giovane informatore dei servizi, a sedere oggi, a distanza di 41 anni dalla strage sul banco degli imputati, mentre altri, parimente responsabili, hanno da tempo lasciato questo mondo o anche solo questo Paese, ponendo una pietra tombale sui troppi intrecci che hanno connotato la mala-vita, anche istituzionale, dell’epoca delle bombe»
(Motivazioni della sentenza di appello del Tribunale di Milano, 10 agosto 2016.)

 

Le motivazioni della sentenza,
confermata dalla Corte Suprema di Cassazione,
con la quale la Corte di Assise di Appello di Milano
ha condannato all’ergastolo
Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte.

20 GIUGNO 2017

 

PUBBLICATE DALLA  CGIL DI BRESCIA

http://www.cgil.brescia.it/sito_cgil/public/immagini_web/file/27-DOCUMENTI/opuscolostrageversionedefinitivanovembre2017.pdf

 

 

 

IL FATTO QUOTIDIANO DEL 13 MAGGIO 2022

 

Strage di Piazza della Loggia, accolta l’istanza di revisione. Nuovo processo per Maurizio Tramonte

Strage di Piazza della Loggia, accolta l’istanza di revisione. Nuovo processo per Maurizio Tramonte

L’8 luglio i giudici ascolteranno le dichiarazioni della sorella e della moglie del 70enne sulla circostanza che, a differenza di quanto riportato dalla consulenza antropometrica che lo dava in piazza Loggia quella mattina, portava la barba e che quindi, come sostenuto dalla difesa, non era in piazza il giorno dello scoppio

APRI QUI :

https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/05/13/strage-di-piazza-della-loggia-accolta-listanza-di-revisione-nuovo-processo-per-maurizio-tramonte/6590967/

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VALERIO RENZI, ELIA ROSATI, Svoboda, i neofascisti che amano la Nato -IL MANIFESTO DEL  12 DICEMBRE 2013 + altro

 

 

IL MANIFESTO DEL  12 DICEMBRE 2013
https://ilmanifesto.it/svoboda-i-neofascisti-che-amano-la-nato

Svoboda, i neofascisti che amano la Nato

IN PIAZZA. La nuova immagine della formazione guidata dall’ex pugile Oleh Tyahnybok

 

Svoboda, i neofascisti che amano la Nato

Militanti di Svoboda

 Kiev, Ucraina. Inizia il processo contro l'ex presidente Viktor Yanukovich che si trova in Russia - Rai News

Viktor Fedorovyč Janukovyč (Jenakijeve, Doneck nel Donbass, 9 luglio1950) è un politico ucraino naturalizzato russopresidente dell’Ucraina dal 2010 al 2014.

 

Da giorni le strade delle più importanti città ucraine sono bloccate da imponenti manifestazioni di popolo contrarie alla linea di governo filo-russa del presidente Viktor Janukovic. Protagonista, accanto anche a forze progressiste, delle manifestazioni, anche il partito di estrema destra Svoboda. Nato dopo l’immediata caduta della cortina di ferro fino al 2003 aveva come denominazione quella di Partito nazional-socialista ucraino, nome che modificò in Unione pan-ucraina, comunemente Svoboda (termine che significa sia «libertà» sia identifica, in russo, le comunità rurali indipendenti definite, durante l’impero zarista, appunto «zone libere»). Svoboda, saldamente guidata dall’ex-pugile Oleh Tyahnybok, ha ottenuto alle elezioni politiche del 2012 il 10,44% dei consensi.

La formazione politica di oggi, pur non disconoscendo affatto le proprie radici naziste e la sua attività squadrista, è però figlia di una riorganizzazione totale avvenuta tra le sue fila nel 2004 con l’avvento del neosegretario Tyahnybok, un radicale rinnovamento d’immagine.

Questo deciso e repentino restyling di facciata fu decisamente azzeccato e ha fatto fare un salto di qualità notevole all’organizzazione, che ha saputo approfittare delle fasi più convulse della recente storia ucraina: durante la cosiddetta Rivoluzione Arancione nel 2004 Svoboda si schierò senza mezzi termini contro il movimento arancione e offrì un sostegno, molto discreto, proprio al Partito delle Regioni dell’allora volto nuovo Janukovich, ricevendo in cambio copertura mediatica e agibilità politica.

Dal 2004 l’attività di Svoboda si è concentrata su campagne su temi sociali con parole d’ordine violentemente razziste e antisemite, come la richiesta della cancellazione del diritto d’asilo, della possibilità di avere una doppia cittadinanza e di aver accesso a qualsiasi forma di welfare per i non ucraini. Campagne e temi che fruttarono a Svoboda un nuovo aumento dei consensi nel 2007.

Ma qual è il progetto politico di Svoboda? Oltre alle classiche proposte di una una forza di estrema destra e nazionalista, vi è la cancellazione dell’Iva, il ritorno della Crimea sotto piena potestà nazionale, la tassazione di tutto il petrolio e il gas di origine russa diretto in Europa e l’ingresso nella Nato, per uscire definitivamente dall’orbita russa.

Questo è il vero scontro tra il governo Janukovich e Svoboda, che un tempo, se non alleati, di certo non erano nemici dichiarati. L’«europeismo» e il «filo atlantismo» di Svoboda hanno attirato critiche da altri gruppi neofascisti europei (soprattutto a est) e l’accusa sulla stampa ucraina di essere una forza al servizio di chi vuole destabilizzare il paese in chiave anti Putin.

Nelle strade invece la geopolitica lascia spazio alle spedizioni punitive, definite «strategia d’azione nazionale», contro militanti antifascisti, migranti e soggetti definiti hitlerianamente «asociali» e «devianti».

Secondo il Center for Society Reserch di Kiev, un organismo indipendente che si occupa di analizzare i movimenti sociali in Ucraina, la strategia di Svoboda è chiara: «Organizzare e inserirsi in ogni tipo di manifestazioni di malcontento», contribuendo a creare occasioni di scontro con la polizia e tentando con intimidazioni e aggressioni di estromettere dalle piazze formazioni politiche di opposto credo politico o poco compatibili con la sua visione del mondo. Così non sono mancati gli assalti alle sedi di gruppi studenteschi di sinistra, come Direct Action, il danneggiamento di monumenti del passato sovietico o le sedi del Partito comunista Ucraino.

Sicuramente la complessità del movimento di opposizione ucraino non è riconducibile o perimetrabile ai soli neonazisti di Svoboda, anche se la sovraesposizione mediatica delle situazione ha fatto sì che per molti commentatori, anche stranieri, il movimento di Tyanhnybok sia divenuto un semplice gruppo nazionalista che richiede, in modo un po’ muscolare, più democrazia interna; una legittimazione interna che permetterà all’estrema destra ucraina di presentarsi alle elezioni europee in modo riconoscibile e visibile sia dal punto di vista della proposta politica che delle credibilità istituzionale.

 

segue da :

WIKIPEDIA : SVOBODA ( PARTITO POLITICO )

https://it.wikipedia.org/wiki/Svoboda_(partito_politico)

 

La svolta del 2004

Eletto presidente del partito nel 2004, Tjahnybok operò una ripulitura dei ranghi e dell’immagine del partito, espellendo elementi neonazisti e ribattezzando il partito in “Unione Pan-Ucraina “Svoboda”” e sostituendo il simbolo “Idea della Nazione” con il simbolo di una mano che mostra tre dita (stilizzando il Tryzub, simbolo nazionale dell’Ucraina); venne inoltre sciolto il movimento giovanile “Patriota dell’Ucraina”, considerato troppo estremista.
Il nuovo corso del partito ebbe risultati positivi per il partito: nel 2009 Svoboda divenne il primo partito nell’Oblast’ di Ternopil’, eleggendo 50 seggi su 120, ma  il partito non riuscì tuttavia a capitalizzare questi risultati nelle elezioni presidenziali del 2010, dove Tjahnybok ottenne l’,143% dei voti.
Nel 2010 Svoboda istituì l’organizzazione S14 come suo nuovo movimento giovanile: il gruppo è stato più volte accusato di essere un’organizzazione neonazista da vari esperti dell’estrema destra ucraina ed internazionale.
Le elezioni parlamentari del 2012 videro il primo successo di Svoboda a livello nazionale: il partito ottenne il 10,45% e 37 seggi nella Verchovna Rada ( = Palamento monocamerale dell’Ucraina ). Durante le sessioni del nuovo parlamento, i membri di Svoboda si sono più volte scontrati con i parlamentari del Partito delle Regioni e del Partito Comunista dell’Ucraina, a volte anche fisicamente e violentemente.

Maidan e ingresso nel governo

Svoboda ha avuto un ruolo rilevante nelle proteste di Euromaidan: diciotto esponenti del partito sono stati uccisi nelle proteste ed il partito è stato responsabile dell’abbattimento del monumento a Vladimir Lenin a Kiev. Sempre durante Maidan, S14 ha rotto i rapporti con Svoboda per aderire al movimento nazionalista radicale Pravyi Sektor.

In seguito alla rivoluzione ucraina del 2014 e alla destituzione del Presidente Viktor Janukovyč, Svoboda è entrata ufficialmente a far parte del Primo Governo Yatseniuk: esponenti di Svoboda nel governo erano il Vice Primo Ministro Oleksandr Sjch, il Ministro delle Politiche agricole Ihor Svaika ed il Ministro delle Risorse Naturali Andrij Mokhnijk. Esponenti del partito vennero nominati governatori degli Oblast di PoltavaTernopil e Rivne.

Nonostante ciò, le elezioni presidenziali del 2014 si rivelarono un fallimento per il partito: Tjahnybok ottenne solo l’1,18%. Il 24 luglio 2014 Svoboda lasciò la maggioranza di governo.

Il declino

Nelle elezioni parlamentari del 2014 il partito ottenne 6 seggi dai collegi elettorali; Svoboda ricevette il 4,71% dei voti, non abbastanza per raggiungere la soglia del 5% necessaria per ottenere seggi sulla lista nazionale. Il dimezzarsi delle preferenze al partito dipese dalla valutazione negativa dell’operato di governi regionali comprendenti membri di Svoboda.
Il 12 novembre 2014 i ministri di Svoboda nel Governo Yatsenyuk diedero le dimissioni e così fecero i governatori congedati dal presidente Petro Poroshenko il 18 novembre 2014.
nelle elezioni parlamentari del 2019, Svoboda (in coalizione con Pravyj Sektor, Corpi Nazionali e altri partiti nazionalisti) ha ottenuto solo il 2,15% dei voti, eleggendo un solo parlamentare.

Svoboda è stato definito da alcuni analisti politici come un partito ultranazionalista e neonazista, che si richiama a Stepan Bandera. Il partito si dice favorevole a un sistema di governo presidenziale.

 

 

NOTA :

QUELLO È STEPAN BANDERA - VEJA.it

Stepan Andrijovič Bandera ( Staryj Uhryniv1º gennaio 1909 – Monaco di Baviera15 ottobre 1959) è stato un politico ucraino, leader dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (OUN) e fondatore dell’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA).

La sua figura è controversa: è giudicato un eroe in Ucraina occidentale e un criminale fascista dalla componente russofona. Fu terrorista e collaborò con la Germania nazista durante la seconda guerra mondiale per combattere i sovietici in Ucraina. Quando le truppe sovietiche si ritirarono da Leopoli, l’atto di restaurazione dello Stato ucraino da parte dell’OUN dichiarò l’indipendenza del paese e, nella speranza di un appoggio contro i sovietici, offrì sostegno alla Germania nazista. La Germania, anziché accettare l’offerta, reagì con arresti e deportazioni.

Bandera venne internato come prigioniero politico nel campo di concentramento di Sachsenhausen nel 1942, ma in seguito liberato nel 1944 perché dirigesse azioni di resistenza all’Armata Rossa.[5] Alla fine della guerra Bandera si rifugiò in Germania Ovest con la moglie e i figli, sotto la protezione degli alleati, ma fu assassinato a Monaco di Baviera da un agente del KGB nel 1959.

Nonostante sia ritenuto, insieme ai suoi seguaci, in gran parte responsabile del massacro di civili polacchi e in parte dell’Olocausto in Ucrainatuttora si tratta di una figura centrale del nazionalismo ucraino. Successivamente alla Rivoluzione arancione fu insignito dell’onorificenza di Eroe dell’Ucraina dal presidente Viktor Juščenko, poi revocata nel 2011 dalla Corte amministrativa distrettuale di Donec’k e con il supporto del presidente Viktor Janukovyč. La sua famiglia subì pesanti ritorsioni dai sovietici e dai polacchi, oltre che dagli stessi tedeschi.

 

continua:

https://it.wikipedia.org/wiki/Stepan_Bandera

 

MONUMENTI A STEFAN BANDERA  TROVATI  DA NOI SU INTERNET

 

I bambini giocano intorno al monumento a Stepan Bandera a Leopoli, Ucraina occidentale. (AP Photo/Bernat Armangue)

MONUMENTO A STEFAN BANDERA A LEOPOLI

 

Stepan Bandera inaugurazione monumento nella città di Lviv Ucraina Foto stock - Alamy

monumento a STEFAN BANDERA A LEOPOLI — non sembra lo stesso della foto sopra–

 

 

 

 

 

MANIFESTO DI BANDERA A KIEV

 

MONUMENTO  A BANDERA A TERNOPIL

 

Monumento del stepan bandera nel parco busto della stepan bandera nella regione fluviale di zdolbdivisa

MONUMENTO A BANDERA A ZDOLBFG, REGIONE FLUVIALE DELL’UCRAINA

 

ALTRO PERSONAGGIO :

Monumento a Ulas Samchuk a Zdolbuniv
Nataliya Shestakova – Opera propria

https://it.wikipedia.org/wiki/Ulas_Samchuk

 

 

Monumento al leader dei nazionalisti ucraini Stepan Bandera a Ivano-FrankivskMonumento al leader dei nazionalisti ucraini Stepan Bandera a Ivano-Frankivsk ( Ucraina )

 

ALTRO PERSONAGGIO :

Roman-Taras Yosypovych Shukhevych noto anche con il suo pseudonimo Taras Chuprynka  ( 30 giugno 1907 – 5 marzo 1950), è stato un nazionalista ucraino ,  uno dei comandanti del Battaglione Nachtigalluptmann

Shukhevych a sinistra-

da :

https://en.wikipedia.org/wiki/Roman_Shukhevych

 

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UNA PAROLA AL GIORNO.IT — GIOVARE

 

Una parola al giorno

 

Giovare

gio-và-re (io gió-vo)

SIGNIFICATO Essere utile, vantaggioso

ETIMOLOGIA dal latino iuvare ‘aiutare, favorire, dilettare’.

  • «Credo che un altro bicchiere mi gioverà, è un gran Borgogna.»

Enos Lases iuvate.

 noi, Lari”. Così, rivolgendosi ai Lari, antenati della famiglia, inizia il Carmen Arvale.

È un canto  dei sacerdoti Arvali, devoti a Dia-Cerere, dea della fertilità dei campi. Roba di duemilaseicento anni fa, secolo più secolo meno, pronunciata in un latino : l’iscrizione che ce ne è giunta è del 218 d.C. — un’epoca in cui quel latino era già una lingua misteriosa. Ma dentro ci leggiamo il verbo iuvare, da cui nasce senza soluzione di continuità, per minime modifiche assommate in un uso ininterrotto, il nostro ‘giovare’. , questa parola ci mette in contatto con una parte importante del nostro passato linguistico.

Già perché noi diciamo che iuvare vuol dire ‘aiutare’. Ma è un , una traduzione ricorsiva: ‘aiutare’ deriva da adiuvare, un derivato di iuvare. Siamo alla fonte del nostro concetto di aiuto: che cos’è questo giovare? Ci sarà di che stupirsi.

Il taglio è ampio. Abbraccia un aiutare sì, ma nella dimensione larga di un fare bene, essere utile, opportuno, perfino far piacere —  c’è chi chiosa che proprio questo ‘far piacere’ sia stato il nocciolo primo di significato del latino iuvare.

Se una  nel bosco giova alla salute, il suo respiro non è concentrato su un aiuto mirato come un intervento medico, ma si  a una larghezza godibile; se per muovere una certa critica giova adottare un’ottica diversa, non sto parlando di qualcosa che funzionalmente serve o che assiologicamente è bene, sto conservando una misura di leggerezza, di cura; se mi giovo di un lavoro fatto in precedenza, nel valermene pongo l’accento su un senso di utile che fa piacere — non lo starò meramente .

Il profilo di letizia insito nel giovare è magari poco vistoso, ma è marcato e profondo: pensiamo che è il  del ‘giocondo’: iucundus (gradevole, amabile, piacevole) è derivato di iuvare — solo in un secondo momento attratto da iocus ‘gioco’.

, questo è il segreto di questa parola, che oggi ci pare blandamente ricercata, forse a volte perfino un po’ : la parola fondativa del nostro concetto di aiuto, lo pone in una dimensione di letizia e di piacere.

Ma Giove non c’entra proprio nulla? , si direbbe.

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IL RINASCIMENTO DA FIRENZE A PARIGI E RITORNO E VILLA BALDINI A FIRENZE QUANDO FIORISCE IL GLICINE —

 

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«Tornano a casa», come recita il motto scelto per accompagnare la mostra, trenta capolavori fiorentini del Museo Jacquemart-André di Parigi, accolti dai primi di settembre, fino al termine del 2013, al Museo Pietro Annigoni del Giardino di Villa Bardini.

 

 

Tra i più importanti e sofisticati di Parigi, il Museo Jacquemart-André vanta, dopo il Louvre, la più ricca collezione di Rinascimento fiorentino in terra di Francia grazie alle centinaia di capolavori acquistati a fine Ottocento a Firenze, per lo più nell’atelier del celebre antiquario garibaldino Stefano Bardini.

 

Sandro Botticelli, Madonna col Bambino, 1470 ca., tempera su tavola, cm 62x48, Paris, Musèe Jacquemart-Andrè, Institut de France
Sandro Botticelli, Madonna col Bambino, 1470 ca., tempera su tavola, cm 62×48, Paris, Musèe Jacquemart-Andrè, Institut de France

 

Si configura dunque come un doppio ritorno a casa la mostra Il Rinascimento da Firenze a Parigi, che per la prima volta riporta in Italia il nucleo principale della raccolta Jacquemart-André. Dipinti di Botticelli, Mantegna, Paolo Uccello, Luca Signorelli, Alesso Baldovinetti, sculture di Donatello e Giambologna, bronzetti, mobili, ceramiche. In tutto 30 capolavori che riapprodano nella città dove furono creati per essere esposti nella stessa dimora-atelier del mercante che li alienò.

 

 

Andrea Mantegna, Ecce homo, 1500, tempera e oro su tela, montato su tavola, cm 142x54, Paris, Musèe Jacquemart-Andrè, Institut de France
Andrea Mantegna, Ecce homo, 1500, tempera e oro su tela, montato su tavola, cm 142×54, Paris, Musèe Jacquemart-Andrè, Institut de France

 

 

Villa Bardini è in effetti la sede ideale, quasi per una nemesi, di questa esposizione preziosa e spettacolare (6 settembre–31 dicembre 2013) curata da un’equipe di specialisti italo-francese (Giovanna Damiani, Marilena Tamassia, Nicolas Sainte Fare Garnot). Un progetto posto sotto la diretta tutela di Cristina Acidini, Soprintendente Speciale per il P.S.A.E. e per il Polo Museale della città di Firenze, e di Gabriel De Broglie, Cancelliere dell’Institut de France, le due istituzioni che promuovono l’evento insieme alla Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron e al Museo Jacquemart-André con la società di gestione Culturesespaces presieduta da Bruno Monnier.

 

 

 

Giovanni di ser Giovanni detto lo Scheggia, Ritratto di donna di profilo, 1460 ca., tempera su tavola, cm 39x27, Paris, Musèe Jacquemart-Andrè, Institut de France
Giovanni di ser Giovanni detto lo Scheggia, Ritratto di donna di profilo, 1460 ca., tempera su tavola, cm 39×27, Paris, Musèe Jacquemart-Andrè, Institut de France

 

 

L’opportunità si è creata grazie al cospicuo prestito concesso dalla Soprintendenza alla monografica sul Beato Angelico di due anno fa a Parigi. Opportunità subito colta dalla Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron con i sostenitori del progetto, Ente Cassa di Risparmio di Firenze, Camera di Commercio, Unicoop Firenze, Civita Group, Studio Copernico, con il supporto tecnico di Admarco, Catola & Partners, Dafne Trasporti, Polistampa.

 

 

Uccello Paolo_San Giorgio e il drago_1440-50ca_Museo Jacquemart-André_Institut de France_© Culturespaces_Musée Jacquemart-André
San Giorgio libera la principessa dal drago di Paolo Uccello

 

 

L’epopea dei grandi antiquari fiorentini, la nascita del mito Firenze/Rinascimento, la febbre del collezionismo che a cavallo tra Ottocento e Novecento contagiò la parte più colta della ricca borghesia europea e americana, sono capitoli di una storia narrata mille volte. Storia che ha anche un suo pendant negativo nel saccheggio del patrimonio artistico nazionale, largamente disponibile sul mercato antiquario in quegli anni post unitari e colpevolmente lasciato libero di espatriare. La straordinaria collezione Jacquemart-André si è appunto formata in quel periodo, non diversamente da quelle dei maggiori musei internazionali, con anni di acquisti selezionati e intelligenti, con in più la passione per l’arte di due coniugi innamorati, colti e lungimiranti, oltre che molto facoltosi.

 

 

Salviati Francesco(attr_)_Suonatore di liuto_1529-1530 ca__Museo Jacquemart-André_Institut de France_©_Culturespaces_Musée Jacquemart-André

Francesco Salviati, Suonatore di liuto, 1529-1530, Olio su tavola, cm 96×77, Paris, Musèe Jacquemart-Andrè, Institut de France

 

Edouard André, erede di una famiglia di banchieri dell’aristocrazia imperiale, amico e compagno d’arme di Napoleone III, lasciò prima l’esercito, poi la politica, con lo scopo preciso di colmare di tesori artistici il grandioso palazzo-museo fatto costruire a Parigi sull’esclusivo Boulevard Haussmann. Nélie Jacquemart era invece pittrice, ritrattista della buona società. Si sposarono entrambi già in età avanzata e, grazie a lei, Andrè si innamorò dell’Italia e dei maestri del Rinascimento.

 

Sandro Botticelli, La fuga in Egitto, 1495-1500 ca., tempera su tela, cm 130x95, Paris, Musèe Jacquemart-Andrè, Institut de France

Sandro Botticelli, La fuga in Egitto, 1495-1500 ca., tempera su tela, cm 130×95, Paris, Musèe Jacquemart-Andrè, Institut de France

 

A partire dal 1882, ad ogni anno corrispose dunque un viaggio a Firenze dove trovarono in Bardini l’interlocutore ideale, un mercante-agente abile e fornitissimo, dal quale acquistarono i capolavori, a centinaia e di ogni genere, che oggi fanno del Museo Jacquemart-André uno degli splendori di Francia. Rimasta vedova nel 1894, Nélie continuò a frequentare Firenze e a fare acquisti fino alla morte (1912), quando lasciò allo Stato palazzo e collezioni con il vincolo di farne un museo pubblico. L’arte, diceva in accordo col marito, deve essere condivisa.

 

Alesso Baldovinetti, Madonna col Bambino 1455-1460, tempera su tela, cm 90x74, Paris, Musèe Jacquemart-Andrè, Institut de France

Alesso Baldovinetti, Madonna col Bambino 1455-1460, tempera su tela, cm 90×74, Paris, Musèe Jacquemart-Andrè, Institut de France

 

Un anno dopo, nel 1913, il Musée Jacquemart-André era già realtà e oggi festeggia 100 anni. Col ritorno a Firenze della parte preminente delle opere fiorentine il cerchio, magicamente, si chiude.

Alla presentazione della mostra, arricchita da opere del Museo Bardini e di Palazzo Mozzi Bardini, hanno partecipato, oltre alle autorità citate e ai curatori, Michele Gremigni, Presidente della Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron, e l’Assessore alla Cultura Sergio Givone.

 

LA STAMPA DEL 6 SETTEMBRE 2013 — DA ARTE.IT

https://www.lastampa.it/cultura/2013/09/06/news/il-rinascimento-da-firenze-a-parigi-andata-e-ritorno-1.35976439/

 

 

 

 

 

VILLA BARDINI A FIRENZE —

LA FIORITURA DEL GLICINE

 

https://www.ansa.it/canale_viaggiart/it/regione/toscana/2020/04/25/a-villa-bardini-per-fioritura-glicine-concerto-di-poesia_fe0c3bb6-f571-4278-ba2d-c80ce3528916.html

 

Villa Bardini, già villa Manadora, si trova sulla costa San Giorgio 2 a Firenze. Oggi è un centro espositivo che ospita mostre temporanee, il Museo Capucci e il Museo Annigoni. Il giardino della villa è lo scenografico giardino Bardini, oggi visitabile a parte con lo stesso biglietto del Giardino di Boboli. Inoltre c’è lo spazio Bardinicontemporanea sempre aperto con ingresso gratuito, che propone mostre di arte contemporanea e visual art in abbinamento con Terrazza Bardini.

 

In streaming la fioritura del glicine a Villa Bardini - Toscana ...

 

Nell’Ottocento Giacomo Le Blanc venne in possesso della villa e trasformò il parco in un giardino all’inglese, con boschi, vialetti tortuosi, statue e fontane. Risalgono a questo periodo la Kaffeehaus con grotta, ancora esistente.

 

Firenze, pioggia di glicini a Villa Bardini - CorriereFiorentino.it

 

All’inizio dell’Ottocento la tenuta venne acquistata dai Mozzi, proprietari anche, poco più a valle, di palazzo Mozzi con il relativo giardino confinante con questa proprietà. Non vennero però ancora intrapreseri sostanziali lavori di modifica, mantenendo il carattere peculiare di ciascuna zona. Nel corso dell’Ottocento alcune relazioni testimoniano come la proprietà incorresse in un inesorabile declino, con una sempre maggiore sensazione di abbandono e con le pessime condizioni dell’impianto idraulico nella zona superiore. Con l’estinzione della famiglia, nel 1880 i principi austriaci zu Carolath-Beuthen acquistarono la proprietà, arricchendo il giardini di alcuni dettagli secondo la moda vittoriana.

 

Glicine in fiore a Firenze appuntamento a Villa Bardini | La Lore

 

Nel 1913 il complesso del Palazzo Mozzi, della Villa Manadora, del giardino barocco e all’inglese, oltre ad alcuni terreni agricoli, vennero acquistati dall’antiquario Stefano Bardini, il quale diede il via a una serie di grandi rinnovi e modifiche, in quella che fu la stagione più intensa del complesso. Costruì un viale per raggiungere la villa e sacrificò i giardini murati di impianto medievale che ancora esistevano, mentre gli edifici sulla Costa San Giorgio venivano unificati in quella che sarà chiamata semplicemente Villa Bardini.

 

iFocus evolve | Pergolato di glicine, Glicine, Splendidi giardini

 

Alla morte di Stefano, la proprietà passò al figlio Ugo. Con la morte di Ugo Bardini, senza eredi (1965), iniziò un lungo iter burocratico sull’eredità, conclusasi solo nel 1996 grazie all’interessamento di Antonio Paolucci, allora Ministro per i Beni Culturali, che fece adempiere alle condizioni del defunto il quale aveva destinato le sue proprietà alla città di Firenze.

 

Firenze, lo spettacolo della fioritura del glicine a Villa Bardini ...

 

Dopo vari anni di incuria e abbandono, la villa è stata completamente ristrutturata dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze e riaperta al pubblico nel 2006, con uno spazio per esibizioni temporanee al pian terreno. Nel corso del 2007 e 2008 sono stati aperti anche il Museo Roberto Capucci e il Museo Annigoni, un ristorante e uno spazio per mostre di arte contemporanea.

 

Villa Bardini Gardens - Florence | Giardini formali, Giardino e ...

La villa dispone di sessanta tra stanze e saloni, per una superficie totale di 3800 metri quadrati su quattro livelli. Oltre alle sedi espositive, la villa ospita anche gli uffici della Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron e la Società Toscana di Orticoltura, oltre a spazi per convegni, servizi ristorativi e accessori.

 

 

 

 

 

 

 

Villa Bardini, lato giardino
I, Sailko

 

Villa Bardini, lato strada
Sailko – Opera propria
Costa San Giorgio, Firenze

 

Panorama dalla villa
I, Sailko

 

 

 

queste ultime foto sono dal link ::

https://www.residenzedepoca.it/meeting/s/location/villa_bardini_x/

 

MUSEO JACQUEMART ANDRE’ A PARIGI

 

 

Museo Jacquemart-André – Informazioni turistiche

MUSEO JAQUEMART – ANDRE’

 

Frise chronologique | Musée Jacquemart-André : une collection unique à Paris, Paris - géré par Culturespaces

Nélie Jacquemart, Autoritratto (1880),
Parigi , Museo Jacquemart-André .

 

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+++ The Hot Sardines – Petite Fleur

 

 

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MICHELE PROSPERO, Filos. del diritto, Sapienza, Roma :: ENRICO BERLINGUER, Una fede non solo comunista –IL MANIFESTO DEL 10 GENNAIO 2015

 

IL MANIFESTO DEL 10 GENNAIO 2015
https://ilmanifesto.it/una-fede-non-solo-comunista

 

Una fede non solo comunista

SAGGI. L’anima della sinistra di Claudio Sardo, per Editori Riuniti Internazionali. Una riproposta delle lettere fra il vescovo Bertazzi e Enrico Berlinguer

 

Una fede non solo comunista

Nell’ambito delle pubblicazioni legate all’anniversario della morte di Berlinguer, il libro curato da Claudio Sardo (L’anima della sinistra, Editori riuniti internazionali, pp. 111, euro 11) si segnala per la scelta di assumere quale suo asse un tema cruciale del comunismo italiano. Cioè la questione del rapporto con la tradizione cattolica.

È un crocevia classico che appassionò Togliatti, che in questo si pose in netta discontinuità con l’anticoncordatario e «illuminista» Gramsci, come ricorda Giuseppe Vacca. E che tornò con forza in Berlinguer.

nota :

La concelebrazione per il Te Deum sarà presieduta da Mons. Luigi Bettazzi – Diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi

MONS. LUIGI BETTAZZI ( (Treviso, 26 novembre 1923 ). È l’unico vescovo italiano presente al Concilio Vaticano II oggi vivente.  Il 26 novembre 1966 fu nominato vescovo di Ivrea. Il 20 febbraio 1999 papa Giovanni Paolo II accolse la sua rinuncia al governo pastorale della diocesi di Ivrea, presentata per raggiunti limiti di età.

Nel 1978, insieme al vescovo rosminiano Clemente Riva e al vescovo Alberto Ablondi, chiese alla Curia romana di potersi offrire prigioniero in cambio del presidente della Democrazia CristianaAldo Moro. La richiesta, tuttavia, venne fermamente respinta.

Diventò celebre per lo scambio di lettere con il segretario del Partito Comunista Enrico Berlinguer, per il quale fu aspramente criticato, “sul rapporto fra la conciliabilità o meno della fede religiosa con l’ideologia marxista. Uno scambio fondamentale per la cultura politica italiana, dato che all’interno di esso Berlinguer formula la famosa definizione del Pci come partito «né teista, né antiteista, né ateista»

varrebbe leggere tutto:
https://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Bettazzi#:~:text=Luigi%20Bettazzi%20(Treviso%2C%2026%20novembre,1999%20vescovo%20emerito%20di%20Ivrea.

 

Il libro ripropone un momento significativo del confronto: il carteggio che nel 1977 vide impegnate le penne del vescovo di Ivrea Bettazzi e il segretario del Pci. Accanto alla convergenza individuata attorno ai condivisi «contenuti umanistici» o al riconoscimento del valore della persona, il dibattito mise in luce anche una contraddizione.

Quella tra l’autodefinizione del Pci come partito laico e pluralista, con l’articolo 5 dello statuto che invece prevedeva il canone del marxismo-leninismo.

Era la celebre questione del «trattino» che per alcuni mesi vide incrociare le spade alcuni filosofi comunisti e che fu archiviato, precisa Vacca, nella revisione statutaria del 1979. Il nodo più rilevante comunque verteva sulla conciliabilità tra l’identità comunista, protesa alla critica del capitalismo in nome di istanze generali di liberazione umana, e le analoghe tensioni per il trascendimento del presente che si affacciavano nel mondo della fede, dal «laburismo cristiano» di Dossetti, al fermento dei movimenti di base sino alla proposta esplicita delle Acli di una nuova società socialista.

Su questo possibile momento di confluenza, all’interno dei grandi valori costituzionali della solidarietà e della persona come valore, aveva insistito già Togliatti, in assemblea costituente. E ancor prima, nel discorso al teatro Brancaccio di Roma nel 1944, si era spinto a proporre alla Dc «un patto comune di azione, per un programma comune».

A Bergamo nel 1963 il leader del Pci annunciò una critica della società del consumo, fonte della incomunicabilità sostanziale dell’uomo moderno, che anticipava il richiamo di Berlinguer all’austerità quale occasione per ripensare radicalmente il modello di sviluppo, gli stili e i valori di vita.

Domenico Rosati scorge una affinità tra la proposta berlingueriana di austerità come contestazione dei pilastri della società borghese e l’annuncio di Moro della stagione dei doveri. Su questi lidi di censura dell’edonismo, in nome di una emergenza antropologica, c’è il rischio di smarrire il senso anche positivo del consumo ai fini della costruzione della soggettività (il consumo con il suo nichilismo mercantile è ciò che salva il capitalismo, lo intuì già Tocqueville; e non è anche per l’incapacità di garantire il consumo di massa che invece crolla il comunismo?).

Ma lo scopo della riflessione sull’austerità come «occasione» non era quello di imporre una povertà generale ma di definire il progetto di un nuovo ordine sociale con altre compatibilità, con altre qualità riconosciute del vivere collettivo.

La specificità del contributo di Sardo è che la riproposizione del tema della fede (la sua domanda iniziale è: perché solo in Italia esiste una robusta componente cattolica che non si riconosce con la destra, come accade in tutti gli altri paesi?) serve per interrogarsi sul senso della eredità del comunismo italiano dopo la fine del Pci.

Perché quello che è scomparso è la traccia di un mondo, i segnali di un pensiero, i luoghi di una comunità, travolti da quello che Sardo chiama «il riformismo subalterno» che sfida identità, memorie, cultura politica, modello di partito, radicamento sociale, idea di società.

«Quando c’era Berlinguer la politica sapeva ragionare», osserva Rosati. Oggi, con il divorzio tra politica e ragione, avanza un nichilismo sorridente che costringe gli avanzi impotenti di una grande tradizione critica ad obbedire a un tweet, a scorgere carisma in una camicia bianca, a riverire gli imprenditori, che si sa sono «gli eroi del nostro tempo», a rompere con il movimento operaio come terra insignificante, che neppure merita rappresentanza.

IL LIBRO

  • Claudio Sardo, Domenico Rosati, Giuseppe Vacca, L’anima della sinistra (sullo scambio di lettere tra Berlinguer e Bettazzi), Editori Internazionali Riuniti, 2014
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Musicalmente Vinicius – 1978 – Vinicius de Moraes con Tom Jobim, Toquinho, Miùcha — il video, purtroppo, non è granché–

 

VINICIUS DE MORÃES la poetica del culo - MOLLY BROWN

Vinícius de Moraes

Fotos | Vinicius de Moraes

Days in Mar del Plata - Vinícius de Moraes | Songs, Reviews, Credits | AllMusic

Marcus Vinícius da Cruz de Mello Moraes, noto come Vinícius de Moraes
( Rio de Janeiro19 ottobre 1913 – Rio de Janeiro9 luglio 1980)


Proveniente da famiglia facoltosa, fu addetto d’ambasciata e, come autore di testi, scrisse numerosi classici; da un suo dramma fu inoltre tratto il film Orfeo negro; noto bon vivant, si sposò nove volte e morì a Rio de Janeiro, sua città natale, a 66 anni.

https://it.wikipedia.org/wiki/Vin%C3%ADcius_de_Moraes

 

 

Musicalmente (I Concerti Live @ RTSI) by Antonio Carlos Jobim: Amazon.it: Antonio Carlos Jobim, Vinicius de Moraes, Toquinho, Miucha: Film e TV

 

 

1 Samba De Orly
2 Caymmi
3 Tarde Em Itapoã
4 Desafinado
5 Wave
6 Samba De Uma Nota Só
7 Águas De Março
8 Samba Do Avião
9 O Que Será
10 Poeta, Meu Poeta
11 A Gente Vai Levando
12 A Felicidade
13 Água De Beber
14 Garota De Ipanema
15 Sei Lá
16 Berimbau
17 Canto De Ossanha
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UNA PAROLA AL GIORNO.IT — 27 MAGGIO 2022 — MAMMONA + immagini

 

 

Una parola al giorno

27 maggio 2022

https://unaparolaalgiorno.it/significato/mammona?rm=_

 

 

“Mammona” ritratto da Louis Le Breton per il Dizionario infernale
Louis Le Breton — 1818

Mammona

 Parole semitiche

mam-mó-na

SIGNIFICATO Dio denaro, vile denaro, peccato dell’avarizia, demone-dio della mitologia siriaca

ETIMOLOGIA voce dotta, dal latino tardo mammona, ‘guadagno’, attraverso il greco biblico mamonàs, dall’aramaico māmōnā, di etimologia ulteriore incerta, forse dall’ebraico o dal siriaco.

  • «Ed eccone un altro che all’onore ha preferito Mammona! Venduto!»

 

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Mammon, A book of images, 1898, by W.T. Horton (1864-1919), preface by W.B. Yeats (1865-1939).

 

 

Fino ad una cinquantina di anni fa, lungo via Astagno, in Ancona, si sarebbe potuto sentire qualche  ebrea commentare, al passaggio di un  di famiglia abbiente il cui commercio si sviluppava nel ramo tessile: «Te digo che quelo c’ha un gran bel mamòn, beata la fiola che se’l sposa!»,  proprio mentre nella vicina chiesa del Santissimo Sacramento il sacerdote leggeva il passo del Vangelo secondo Matteo in cui Gesù dice che:

Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e Mammona.

Mammona, una parola dal suono pesante, opprimente, che non ha niente a che fare con ragazzine malinconiche attaccate come cozze alle gonne delle loro madri. Tutt’altro! Qui si parla di un demone, il demone del denaro, così potente e seducente che nell’uso comune è divenuto  il dio denaro.

 

Heads of evil demons powers of evil francis barrett the magus.jpgDemons “Astaroth”, “Abaddon” and “Mammon” from Francis Barrett’s book “The Magus” (1801) under the heading ( titolo ) “Heads of Evil Demons”, “Powers of Evil”Francis Barrett, R. Griffith- 1801

 

Teste dei demoni diabolici: Theumis, Asmodeus e Incubus, illustrazioni da &39;The Magus&39;, pub. 1801 (incisione a mano) da Francis Barrett

altra illustrazione da Barrett
https://www.meisterdrucke.it/stampe-d-arte

 

 

L’etimologia è fumosa: passando per il latino tardo e il greco biblico, arriviamo all’aramaico parlato da Gesù, con il termine māmōnā, derivato forse dal nome di un demone o una divinità che presidiava alle ricchezze, una sorta di dio Pluto del pantheon siriaco. La parola, in ogni caso, non compare mai nel primo testamento, ma è stata  nei rotoli di Qumran.

Inoltre, alcuni etimologi hanno avanzato l’ipotesi di un prestito linguistico in aramaico dall’ebraico . Insomma, siamo nella terra delle  e delle ipotesi, ma una cosa è certa: il significato di questa parola, quale che sia la sua origine, è quello di ricchezze, beni, possedimenti, denaro.

 

Mammon and His Slave.jpg

Mammona e il suo schiavo di Johann Jacob Weber, Lipsia, 1896
Sascha Schneider – online

 

E anche in italiano possiamo utilizzarla così, molto semplicemente, per indicare un argomento talvolta delicato e spesso sgradevole: ha anteposto mammona alla fedeltà alla squadra e se ne è andato, traditore! Siamo tutti d’accordo, questo progetto è bellissimo e lavoreremo come dei matti per farlo andare in porto, ma se prima parlassimo anche un po’ di mammona?

Il denaro è una cosa talmente  e anche disprezzata, sebbene di fatto sia quasi sempre al centro di molto del fare umano, che nell’immaginario cristiano, col tempo, Mammona è diventato, grazie alle parole di Gesù, la personificazione del soldo. E non solo: è anche sinonimo del peccato dell’avarizia, uno dei sette vizi capitali, intesa non meramente come taccagneria da Arpagone, ma anche come avidità, fame di ricchezza, insaziabilità di possedimenti.

Per  vale la pena citare il poeta John Milton, che nella sua opera ‘Il paradiso perduto’ definisce Mammona come un angelo caduto, assimilandolo dunque a Lucifero, e gli fa fare un bel discorsetto nel libro secondo, al consesso dei demoni, tra i vari Molocco,  e :

Così parlò Mammon: (…)
Gorgheggiar inni a gloria sua, mentr’egli
Oggetto a noi d’amara invidia in soglio
Con ogni pompa signoril s’asside
Re nostro (…) Qual trista eternità! (…) il vile stato
Di splendido servaggio (…)
Sì, viviamo a noi stessi, entro quest’ampia
Remota sede indipendenti e sciolti,
E dura libertade al facil giogo
Di servil pompa anteponghiam!

Insomma, meglio re all’Inferno che schiavo in Paradiso.

 

 

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ADRIANA POLLICE, A Napoli, dissequestrata la biblioteca dei Girolamini -IL MANIFESTO DEL 27 MAGGIO 2022 + altro

Biblioteca statale Oratoriana dei Girolamini (NA) - BIBVIOhttps://www.movio.beniculturali.it/dgbic/bibvio/it/50/napoli-girolamini

 

La sala Croce della Biblioteca dei Girolaminihttp://www.bibliotecadeigirolamini.beniculturali.it/page/2/?paged=2

 

 

IL MANIFESTO DEL 27 MAGGIO 2022
https://ilmanifesto.it/a-napoli-dissequestrata-la-biblioteca-dei-girolamini

 

Franceschini, Biblioteca Girolamini storia di riscatto - Arte - ANSAANSA.IT

ANSA.IT

 

 

A Napoli, dissequestrata la biblioteca dei Girolamini

PATRIMONIO. A dieci anni dalla scoperta del saccheggio la vicenda non è ancora conclusa

 

A Napoli, dissequestrata la biblioteca dei GirolaminiLa biblioteca dei Girolamini (dettaglio)

A dieci anni dalla scoperta del saccheggio, la vicenda processuale della biblioteca dei Girolamini non è ancora conclusa ma almeno la procura di Napoli mercoledì ne ha disposto il dissequestro. Un passo importante per restituirla agli studiosi, che già da oltre un anno hanno cominciato a frequentarla seppure con ovvie limitazioni.


Il timbro della biblioteca su un pentagramma
Antonio Nola (1642-?)

 

La sua storia inizia nel 1586, quando i padri Filippini avviarono la formazione della «libreria comune e pubblica».

biblioteca Girolamini di Napolihttps://www.vesuviolive.it/aree-locali/notizie-di-napoli/430981-biblioteca-girolamini-riapre-franceschini/

 

IL SUO STATUS fu quindi, fin da subito, quello di istituzione aperta alla consultazione, frequentata da Giambattista Vico che donò le prime edizioni di tutte le sue opere. Nelle sale erano custoditi circa 160mila titoli, tra cui 94 incunaboli, 5mila cinquecentine e la più cospicua raccolta di musica sacra napoletana del Seicento e Settecento.

 

ANSA.IT

 

Un luogo prezioso che ha cominciato ad andare in malora dal terremoto 1980, quando venne occupato dagli sfollati. Incuria e abbandono hanno aperto le porte alla razzia.

ANSA.IT

 

Nel 2012 Tomaso Montanari, che all’epoca insegnava a Napoli, lanciò l’allarme, i carabinieri perquisirono la biblioteca e scoprirono una vera e propria banda che sottraeva i volumi come si svaligia un negozio: camion che arrivavano di notte e venivano caricati con l’aiuto di carrelli. A organizzare la ruberia il direttore della biblioteca, Marino Massimo De Caro (condannato in via definitiva a 7 anni), la cui nomina fu indicata dall’ordine religioso di concerto con l’allora ministro della Cultura, Giancarlo Galan, ma in molti sostengono che il nome di De Caro fosse stato fatto da Marcello Dell’Ultri che, seppure non condannato, sarà trovato in possesso di volumi dei Girolamini.

 

ANSA.IT

 

AD AIUTARE LE INDAGINI Mariarosaria e Piergianni Berardi e Bruno Caracciolo: tutti e tre bibliotecari precari. Secondo Antonella Cucciniello, attuale direttrice della biblioteca e del Complesso monumentale, sono circa 2mila i tomi su cui sono in corso accertamenti della procura.

 

ANSA.IT

 

Nel 2017, per riannodare i fili spezzati delle raccolte, ministero e Università Federico II hanno dato vita alla Scuola di alta formazione in Storia e filologia del manoscritto e del libro antico, racconta il direttore Andrea Mazzucchi:

 

ANSA.IT

 

«Quanti volumi manchino non è mai stato definito con certezza, attendiamo i risultati delle indagini. Lo scempio avvenne in modo così sistematico e scientificamente curato che furono strappate e perdute le pagine degli archivi settecenteschi che identificavano i volumi.

 

Biblioteca dei Girolamini. 1283.jpg
Sala Giambattista Vico.
Giuseppe Guida – Opera propria

 

Con la scuola di alta formazione abbiamo fatto un primo catalogo degli incunaboli superstiti e sta per uscire un catalogo dei manoscritti. Gli incunaboli censiti dopo il saccheggio sono 28, probabilmente ce n’è ancora qualcuno nel materiale che era sotto sequestro. Per quanto riguarda i manoscritti, 14 di sicuro sono stati sottratti ma non sappiamo se sono stati ritrovati. I vuoti negli scaffali della Sala Vico sono i libri a stampa rubati perché avevano illustrazioni e quindi più richiesti sul mercato antiquario. Sono state le vittime privilegiate».

 

Chiostro degli Aranci (Chiostro grande dei Girolamini, Napoli)
IlSistemone – Opera propria

 

PER RESTITUIRE AL LUOGO dignità e centralità la scuola forma 20 studiosi a biennio: «Lavoriamo ai cataloghi – prosegue Mazzucchi -, gli unici strumenti per garantire e preservare il patrimonio librario. Gli esemplari sono stati descritti in ogni aspetto, legatoria, illustrazioni, annotazioni, per conoscerli e identificarli rendendo più difficile nuovi furti. Tra i testi catalogati, ad esempio, c’è il manoscritto della Divina commedia di Dante degli anni ’50 del XIV secolo con 146 miniature, realizzato probabilmente a Napoli, su cui generazioni di lettori tra il Trecento e il Quattrocento hanno studiato lasciando le loro annotazioni in latino e anche in napoletano, glosse e postille che sembrano dialogare tra loro».


ANSA.IT

 

 

ANSA.IT

 

 

IMMAGINI DELLA BIBLIOTECA E DELLA CHIESA DEI GIROLAMINI ANSA.IT, 26 MAGGIO 2022

LINK :

https://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/arte/2022/05/26/franceschini-biblioteca-girolamini-storia-di-riscatto_4477f0b2-294f-4af7-aabd-7b6603cc4a98.html

 

 

CHIESA DEI GIROLAMINI –– fondata nel Cinquecento, arricchita nei seccoli successivi, restaurata nell’Ottocento
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_dei_Girolamini

 

San Filippo Neri dei Girolamini (Naples) BW 2013-05-16 11-42-11.jpg

FACCIATA DELLA CHIESA SAN FILIPPO NERI DEI GIROLAMINI A NAPOLI
Berthold Werner

 

NAVATA CENTRALE
Giuseppe Guida

 


L’INTERNO VISTO DAL TRANSETTO
Olivo Scibelli – Chiesa dei Girolamini

 

L’ALTARE MAGGIORE E LA ZONA ABSIDALE
Giuseppe Guida

 


Vista della navata destra verso la controfacciata
E. della Morte – Opera propria

 


Transetto sinistro – cappellone della Natività
Baku – Opera propria

 

 

 

Pavimento e soffitto della sacresti
IlSistemone – Opera propria

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ANSA.IT –27 MAGGIO 2022 – 15.56 :: Ucraina, Mosca accusa: ‘Vogliono cancellarci’. L’appello di Zelensky: ‘Non flirtare con la Russia’. Cnn: ‘Biden si prepara a inviare armi più potenti’. Cremlino, negoziati sospesi su decisione di Kiev

 

Ucraina, Mosca accusa: ‘Vogliono cancellarci’. L’appello di Zelensky: ‘Non flirtare con la Russia’.

Cnn: ‘Biden si prepara a inviare armi più potenti’. Cremlino, negoziati sospesi su decisione di Kiev

 

ANSA.IT –27 MAGGIO 2022 – 15.56
https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2022/05/27/ucraina-mosca-accusa-vogliono-cancellarci.-lappello-di-zelensky-non-flirtare-con-la-russia-_11408fdb-4441-454b-9845-a6b021f42f76.html

 


Un uomo della milizia dell’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk custodisce l’ingresso dell’edificio amministrativo della città di Svitlodarsk.

 


Issate le bandiere della Russia e dell’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk sull’edificio dell’amministrazione cittadina di Svitlodarsk

 


Gli effetti dei bombardamenti nel Donbass

 


Issate le bandiere della Russia e dell’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk sull’edificio dell’amministrazione cittadina di Svitlodarsk

 


I danni provocati dalle bombe a Mariupol

 


Un post tratto dal profilo Telegram: Circa 70 cadaveri sono stati trovati nell’ex stabilimento di Oktyabr, a Mariupol

 


I resti di un ponte tra le città di Lysychansk e Severodonetsk

 

I danni dei bombardamenti nel distretto di Kharkiv

 

LA SITUAZIONE SUL CAMPO – Infuriano i combattimenti nel Donbass.

 

Donbass, la battaglia di Severodonetsk: terre rare e minerali, perché l'area è strategica

CARTINA ” Il Primato Nazionale ”

 

Il sindaco di Severodonetsk parla di 1.500 persone uccise dall’inizio del conflitto, intanto il premier britannico Boris Johnson fa sapere che la Russia fa “progressi lenti ma tangibili” in Ucraina e in particolare nel Donbass.

Secondo il primo ministro inglese, il presidente Vladimir Putin “a caro prezzo per se stesso e per l’esercito russo sta continuando a rosicchiare terreno. E’ “vitale’ continuare a sostenere Kiev”.

DAGLI USA I MISSILI A LUNGO RAGGIO – Intanto l’amministrazione Biden si starebbe preparando a inviare all’Ucraina armi più potenti: i missili a lungo raggio che da tempo Kiev sta chiedendo perché “potrebbero essere il punto di svolta nella guerra contro la Russia”.

Le armi, prodotte negli Stati Uniti, possono sparare una raffica di razzi per centinaia di chilometri, molto più lontano di qualsiasi altro sistema già presente in Ucraina. Un altro sistema richiesto dall’Ucraina è il High Mobility Artillery Rocket System o HIMARS, più leggero dell’Mlrs ma in grado di sparare lo stesso tipo di munizioni.

Finora Biden aveva evitato di inviare questi sistemi per timore che l’Ucraina potesse utilizzarli per attaccare all’interno del territorio russo con la conseguenza di una reazione da parte di Mosca, riferiscono le fonti.

 

L’APPELLO DI ZELENSKY: ‘NON FLIRTARE CON LA RUSSIA’ – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha accusato la Russia di compiere un “genocidio”.

“Vogliono ridurre in cenere Popasna, Bakhmut, Lyman, Lysychansk e Severodonetsk. Come Volnovakha, come Mariupol”.

“Il catastrofico svolgersi degli eventi potrebbe ancora essere fermato se i forti del mondo non flirtassero con la Russia – ha aggiunto Zelensky – ma insistessero davvero per porre fine alla guerra”.

“L’Ucraina non è ansiosa di parlare con la Russia di Vladimir Putin, ma deve affrontare la realtà e sarà necessario, rivogliamo le nostre vite”, ha spiegato il presidente ucraino.

Zelensky ha ricordato che l’Unione europea “da settimane” non riesce a concordare il sesto pacchetto di sanzioni. “Sono settimane che il mondo non ha osato bloccare il sistema bancario russo”, ha affermato il presidente.

La Russia sta praticando la “deportazione” e “l’uccisione di massa di civili” nel Donbass, ha detto Zelensky nel suo discorso video quotidiano precisando che “tutto questo (…) è un’evidente politica di genocidio portata avanti dalla Russia”.

 

LE ACCUSE DI MOSCA, ‘VOGLIONO CANCELLARCI’ – 

 

Mattarella revoca la nomina a Cavaliere del premier russo Mishustin e al presidente della Banca Vtb Kostin- Corriere.it

Michail Vladimirovič Mišustin (Lobnja3 marzo1966) è un politico ed economistarusso, dal 16 gennaio 2020Primo ministro della Federazione Russa.

Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov accusa l’Occidente di aver dichiarato guerra totale al mondo russo. E il primo ministro russo Mishustin rincara la dose: “L’Occidente sta cercando di cancellare il nostro Paese, di rimuoverlo dalla mappa del mondo”. Da parte sua il Cremlino informa che i negoziati con l’Ucraina sono stati sospesi su decisione di Kiev, “il che contrasta con le affermazioni di Zelensky sulla necessità di colloqui al massimo livello”.

 

ASCOLTA: L’intercettazione del soldato russo: ‘Lanciamo le granate negli scantinati con i civili’

o.51 – video

 

LA STRAGE A SEVERODONETSK – “Sono 1.500 le persone rimaste uccise dall’inizio della guerra a Severodonetsk”, nella regione ucraina del Donbass (est): lo afferma il sindaco Oleksandr Stryuk citato dalla Bbc. La città è sottoposta a bombardamenti continui, il 60% del patrimonio abitativo è completamente distrutto e fino al 90% degli edifici sono danneggiati e necessitano di importanti riparazioni, aggiunge Stryuk. Il percorso per uscire dalla città è estremamente pericoloso, ma i militari ucraini stanno facendo “tutto il necessario per rendere le strade sicure”, dice. Circa 12.000-13.000 persone sono rimaste ancora in città.

 

VIDEO, 0.19  Il cielo sopra Donetsk e’ una pioggia di scintille

I russi avrebbero sparato proiettili incendiari

https://vs.ansa.it/sito/video_mp4_export/m20220527115610350.mp4

 

MICHEL AI 27, PROPOSTE PER IL GRANO UCRAINO –

“Nel corso del nostro incontro, discuteremo di modi concreti per aiutare l’Ucraina ad esportare i suoi prodotti agricoli utilizzando le infrastrutture dell’Ue: vedremo anche come coordinare meglio le iniziative multilaterali in questo senso”. Lo si legge nella lettera inviata dal presidente del Consiglio Europeo Charles Michel ai 27 leader in vista del consiglio di settimana prossima nella quale annuncia anche che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il presidente dell’Unione Africana Macky Sall interverranno al prossimo Consiglio Europeo, in videoconferenza, nelle sessioni che si occuperanno di Ucraina e di sicurezza alimentare.

“Torneremo sulla questione dell’energia, compresi i prezzi elevati che stanno colpendo duramente le nostre famiglie e le nostre imprese – si legge nella lettera – . Dobbiamo accelerare la nostra transizione energetica se vogliamo eliminare al più presto la nostra dipendenza dai combustibili fossili russi”

 

4MILA VITTIME CIVILI, 241 SONO BAMBINI – Sfiora quota 4.000 il bilancio delle vittime civili accertate in Ucraina dall’inizio dell’invasione russa il 24 febbraio scorso: lo ha reso noto l’agenzia delle Nazioni Unite per i diritti umani, secondo quanto riporta il Kiev Independent. Gli abitanti uccisi finora dalle forze russe sono infatti almeno 3.998 (dato aggiornato a mercoledì), mentre i civili feriti sono almeno 4.693. L’agenzia ritiene comunque che i dati effettivi siano molto più alti. E’ salito a 241 il numero dei bambini ucraini morti dall’inizio dell’invasione russa, mentre 438 sono rimasti feriti. Lo riferisce la Procura generale di Kiev citata da Ukrinform. Il maggior numero di vittime tra i bambini si registra nella regione di Donetsk.

 

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I. Lo Scheggia — Giovanni di ser Giovanni Guidi ( 1406, San Giovanni Valdarno — 1486 ; Firenze )– Opere intorno al 1450 —

 

Nato a San Giovanni in Altura, oggi San Giovanni Valdarno ( provincia di Arezzo ), si trasferì con la famiglia a Firenze nel 1417. Tra il 1420 e il 1421 entrò in relazione con Lorenzo Bicci, probabilmente come assistente nella sua bottega. Nel 1426 fu registrato a Pisa come garante del fratello Masaccio, e rifiutò l’eredità del fratello nel 1428, per l’incongruenza. Nel 1429 l’artista aveva una propria bottega a Firenze nella pieve di Sant’Apollinare.
Lo Scheggia morì nel 1486 e fu sepolto nella basilica di Santa Croce.

A Giovanni di ser Giovanni detto lo Scheggia, nel 1969 Bellosi ha associato i gruppi di dipinti fino ad allora raccolti sotto il nome di Maestro del Cassone Adimari e Maestro di Fucecchio.

Nel suo catalogo di opere sono presenti: una Madonna col Bambino (1450), originaria della chiesa di San Lorenzo in San Giovanni Valdarno e una tempera su tavola raffigurante un Coro di angeli musicanti , parte della porta dalla sagrestia dell’organo Oratorio di San Lorenzo. Nell’ex Abbazia dell’Ordine Vallumbrosano a Soffena è conservata anche una bella Annunciazione, mentre nella Galleria dell’Accademia a Firenze è il cosiddetto Adimari Cassone, tavola con scena di festa ambientata in prospettiva in un paesaggio cittadino, in cui il Battistero di Firenze è riconoscibile.

 

CASSONE ADIMARI ( SPALLIERA )

 

Cassone Adimari, pannello con raffigurata una scena di festa in Piazza del Duomo a Firenze.
Le triomphe de l’Amour. Laure et Pétrarque y sont représentés, le poète carressant de sa main droite la joue de sa muse

Descrizione :  Sullo sfondo di piazza del Duomo a Firenze si sta svolgendo uno sposalizio. Una lunga tenda tesa tra una loggia e una casa, in quello che oggi è l’imbocco di via de’ Calzaiuoli, permette il passaggio coperto di una serie di coppie riccamente abbigliate, dalle silhouettes allungate e il passo magicamente sospeso come nella tradizione del Gotico internazionale. Più salda si rivela invece la costruzione prospettica, che rivela una celebre quanto rara veduta della Firenze dell’epoca: a sinistra si riconosce il Battistero di San Giovanni, coperto per l’occasione da drappi, la Porta di Balla (o Porta San Gallo?) e un pozzo al centro, il loggiato non più esistente di Santa Maria del Fiore. A sinistra un gruppo di inservienti, di dimensioni più piccole secondo una convenzione della tradizione medievale, si affanna entro un’abitazione a portare vivande, mentre su un palco si trovano una serie di musici, tra cui due trombicini con le insegne del Comune di Firenze. Alcune dame discutono amabilmente sedute, mentre a destra si vedono degli uomini nei tipici abiti della ricca borghesia dell’epoca. Più in lontananza, oltre le mura, si stende una sottile linea di paesaggio popolato di montagnole e segni della presenza umana.
https://it.wikipedia.org/wiki/Cassone_Adimari

 

DETTAGLI DEL CASSONE ADIMARI

 

Cassone Adimarihttps://www.accademia.org/it

 

Il Maestro del Cassone Adimari: Lo Scheggia – Lucia Borrihttps://www.labellarivoluzione.it/

 

dettaglio

 

dettaglio

 

Lo Scheggia - Nuptial Parade or Adimari Cassone (1450-1460) - Accademia Gallery, Florence - 7034 photo - anhminh photos at pbase.comhttps://www.pbase.com/image/160675809

 

 

GETTY IMAGES

 

GETTY IMAGES

 

 

GETTI IMAGES

 

 

 

 

GETTY IMAGES

 

 

 

 

DESCO DA PARTO — 1450 ca– Trionfo della Fama

 

Desco da parto, con gioco del Civettino , recto c. 1450, di Giovanni di ser Giovanni Guidi. Titolo dell’opera è : Trionfo della Fama.

 

retro del piatto ( ” Desco ” )

 

Nel 1449 in occasione della nascita di Lorenzo de’ Medici Lo Scheggia dipinse il Desco da parto con il Trionfo della Fama ora al Metropolitan Museum of Art di New York.

 

 

CORO DI ANGELI MUSICANTI ( 1450 )

 

Cori di angeli musicanti, 1450 ca - Lo Scheggia

 

 

 

WIKIMEDIA FOUNDATION

 

L’opera attribuita dal 1940 al Maestro del Cassone Adimari e quindi allo Scheggia, presenta una schiera di dieci angeli, su quattro registri, a file alternate di due e tre, che cantano e suonano strumenti a fiato, a percussione e a corda. La mano del pittore si coglie in particolari quali le bocche piccole, gli occhi dalle grandi palpebre, ma soprattutto nel vivace espressionismo, quasi caricaturale, dei suonatori di strumenti a fiato. Il carnato bruno, chiaroscurato dei volti e alcuni cenni prospettici, come i liuti ed il tamburello in ardito scorcio, appaiono invece di chiara lezione masaccesca.

 

testo dal :

MUSEO DELLA BASILICA SANTA MARIA DELLE GRAZIE- SAN GIOVANNI  VALDARNO, AREZZO

Coro di angeli musicanti

 

Museo della Basilica di S. Maria delle Grazie. Piazza Masaccio, San Giovanni Valdarno - Foto di Museo della Basilica di S. Maria delle Grazie, San Giovanni Valdarno - Tripadvisor

Il Museo della basilica di Santa Maria delle Grazie si trova a San Giovanni Valdarno in provincia di Arezzo. Vi si accede dall’interno della basilica tramite una porta a destra del presbiterio o dall’esterno, tramite la scalinata sinistra del portico.

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Camille Saint-Saëns – Danse Macabre – 7 minuti ca + cartone animato . Danza macabra, 1975 ++ Disney, Skeleton Dance, 1929

 

Clusoneoratorio dei disciplini, danza macabra
Paolo da Reggio

 

 

Danza Macabra op. 40 (Danse macabre) è un breve poema sinfonico composto nel 1874 da Camille Saint-Saëns che nacque come Chanson (voce e pianoforte) e fu successivamente strumentata

Tra le numerose fonti d’ispirazione – la danza macabra, amata dall’iconografia medievale, fu già soggetto ispiratore di musiche (Totentanz di Liszt, ad esempio) e trasfigurazioni letterarie (come La maschera della morte rossa di Edgar Allan Poe) – il compositore si rivolse al poemetto grottesco scritto da Henri Cazalis sulla scorta della rinomata ballata di Goethe aveva creato una scena parodistica in cui la morte suonava un violino scordato in un cimitero.

La musica di Saint-Saëns non accoglie le ordinarie suggestioni demoniache ma prende le mosse dall’originale rilettura per cercare il “caratteristico” in una strumentazione ammiccante e spiritosa.

Per comporre questa musica, come vedremo nel paragrafo dopo, Camille si inspirò al poemetto di Henri Cazalis:

Testo

Di seguito la traduzione italiana del poemetto scritto da Henri Cazalis:

«I raggi della luna filtrano a intervalli fra nuvole a brandelli. Dodici cupi rintocchi risuonano dal campanile della chiesa. Svanito l’ultimo di essi, si odono strani rumori dall’attiguo cimitero, e la luce della luna investe una fantomatica figura: la Morte, che suona il violino, seduta su una pietra tombale. Si odono strida dai sepolcri circostanti e il vento ulula fra le cime degli alberi spogli. Le note sinistre dello scordato violino della Morte chiamano i morti fuori dalle tombe; e questi, avvolti in bianchi sudari, volteggiano attorno in una danza infernale. La quiete del sacro recinto è distrutta da grida sorde e risa orribili. La ridda degli scheletri, col rumore secco delle ossa, diviene sempre più selvaggia, e la Morte, nel mezzo, batte il tempo col suo piede scricchiolante di scheletro. Improvvisamente, come presi da un sospetto terribile, i morti si arrestano. Nel vento gelido si sentono le note della Morte. Un fremito percorre i ranghi dei trapassati: i teschi sogghignanti si rivolgono in ascolto verso la pallida luna. Ma le note stridenti della Morte di nuovo rompono il silenzio, e i morti riprendono a danzare più selvaggiamente di prima. L’ululo del vento si unisce al coro dei fantasmi, gemendo fra i rami nudi dei tigli. D’improvviso la Morte smette di suonare, e nel silenzio che segue si ode il canto del gallo. I morti si affrettano verso le tombe e la fatale visione svanisce nella luce dell’alba.»

 

Camille Saint-Saëns - Wikipedia

Charles Camille Saint-Saëns (Parigi9 ottobre 1835 – Algeri16 dicembre 1921) è stato un compositorepianista e organista francese.

Scrisse molta musica orchestrale e diverse opere teatrali di cui la più nota è Sansone e Dalila. Le sue composizioni più conosciute sono però Il carnevale degli animali e il poema sinfonico Danza macabra.

continua :
https://it.wikipedia.org/wiki/Camille_Saint-Sa%C3%ABns

 

Saint-Saëns: unfashionable, underrated – and overdue for reappraisal | Classical music | The Guardian

foto The Guardian

 

File:Camille Saint-Saëns 1916.jpg

Camille Saint- Saens nel 1916
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Camille_Saint-Sa%C3%ABns_1916.jpg

 

 

Dance Macabre 1975 -inspired by Disney’s “Fantasia” 1940  – 5 minuti ca

 

Silly Symphonies – The Skeleton Dance, 1929

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Un ritratto diverso di Enrico Berlinguer : è di Felice Fiorini ( Roma, 1935 – Ventimiglia, 2007 )–

 

 

Le pietre raccontano

 

Felice Fiorini aveva il suo studio in viale dei Partigiani 107, a Cinisello Balsamo, città nella quale ha lungamente vissuto e lavorato prima di trasferirsi a Milano e successivamente a Ventimiglia.

A Cinisello Balsamo ha lasciato la sua opera scultorea, composta da pietre commemorative, dedicata ai partigiani.

 

da :

LE PIETRE RACCONTANO — COMUNE DI CINISELLO BALSAMO

https://www.comune.cinisello-balsamo.mi.it/pietre/spip.php?article24

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BRIAN WHITMORE, Putin schiera missili nucleari al confine bielorusso con l’Ucraina, ATLANTIC COUNCIL 25 maggio 2022 ++ traduzione automatica

 

25 maggio 2022

Putin deploys nuclear-capable missiles to Belarusian border with Ukraine

Putin schiera missili nucleari al confine bielorusso con l'Ucraina

Questa settimana Alyaksandr Lukashenka ha avvertito l’Occidente che stava rischiando la terza guerra mondiale continuando ad armare l’Ucraina, anche se ha permesso alla Russia di schierare missili nucleari sul territorio bielorusso vicino al confine ucraino.

In una lettera sconclusionata al segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres il 23 maggio, l’autocrate bielorusso ha scritto che la “mancanza di rispetto” dell’Occidente per quelli che chiamava “interessi legittimi” della Russia ha portato all’attuale tensione est-ovest e “ha provocato un acceso conflitto sul territorio dell’Ucraina”. Lukashenka ha anche invitato l’Occidente ad “astenersi dalla fornitura di armi” all’Ucraina per “impedire che un conflitto regionale in Europa degeneri in una guerra mondiale su vasta scala”.

Nella lettera, che è stata consegnata mentre Lukashenka stava incontrando Putin a Sochi, ha anche denunciato il fatto che gran parte del mondo lo vede come un co-aggressore della guerra. “Non siamo aggressori, come alcuni Stati cercano di presentarci. La Bielorussia non è mai stata l’iniziatrice di guerre o conflitti”, ha scritto .

Un giorno dopo la lettera di Lukashenka, il 24 maggio, lo stato maggiore ucraino ha annunciato che la Russia aveva schierato una divisione di missili Iskander-M a capacità nucleare nella regione di Brest in Bielorussia vicino al confine ucraino. “C’è una crescente minaccia di attacchi missilistici e aerei sul nostro Paese dal territorio della Repubblica di Bielorussia. L’aggressore ha schierato una batteria di sistemi missilistici balistici mobili a corto raggio Iskander-M nella regione di Brest, a circa 50 chilometri dal confine di stato ucraino”, ha scritto lo stato maggiore ucraino in un post su Facebook .

I missili hanno una portata di 400-500 chilometri, il che mette a breve distanza ampie zone dell’Ucraina centrale e occidentale. Lukashenka ha anche annunciato la settimana precedente che la Bielorussia aveva acquistato i missili antiaerei Iskanders e S-400 dalla Russia.

SEGUE NEL LINK ALL’INIZIO–

Brian Whitmore è un senior fellow non residente presso l’Eurasia Center dell’Atlantic Council, un Assistant Professor of Practice presso l’Università del Texas ad Arlington e conduttore di The Power Vertical Podcast.

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James Lucas @JamesLucasIT — 12.32 — 26 maggio 2022 — grazie e mille !

la geometria di grammichele, catania

 

 

Immagine

 

 

Grammichele Città Esagonale - Foto Astuto

GRAMMICHELE CITTA’ ESAGONALE
https://www.fotoastuto.com/grammichele/

 

 

grammichele - Notizie CataniaNOTIZIE CATANIA

Grammichele (Rammicheli in siciliano) è un comune italiano di 12 422 abitanti ( DATI 2021 ) della città metropolitana di Catania in Sicilia.

 

Mappa MICHELIN Grammichele - Pinatina di Grammichele ViaMichelin

Mappa MICHELIN Scordia - Pinatina di Scordia ViaMichelin

GRAMMICHELE FA PARTE DELLA CITTA’ METROPOLITANA DI CATANIA

 

 

La cittadina, posta alle pendici occidentali dei monti Iblei, con la sua pianta esagonale, è un raro esempio di architettura razionale in Italia.

Grammichele è la denominazione della località sulla quale fu costruita la città dove si trasferirono gli abitanti di Occhiolà quando questa fu distrutta dal terremoto del 1693.

 

Grammichele: Il Ministero emette un francobollo in omaggio alla città dalla piazza esagonale | CRONACA, 07/07/2018 | IL SOLIDALE, Buone nuove di Sicilia - Periodico di Informazione OnlineIL SOLIDALE

Storia

Dopo tre mesi dal terremoto dell’11 gennaio del 1693 che distrusse insieme a molti altri centri della Val di Noto anche Occhiolà (la sicula Echetla o Eketla), il principe Carlo Maria Carafa Branciforti fondava su un suo feudo a circa 2 km dalla collina di Occhiolà l’insediamento di Granmichele o Grammichele.

Opera dello stesso principe, coadiuvato da fra’ Michele da Ferla, è la pianta esagonale della nuova città, scelta urbanistica che fu adottata anche ad Avola.

 

Grammichele - In Viaggio con Bianca
IN VIAGGIO CON BIANCA

Storia continua:

Il perimetro è costituito da un esagono avente al centro una piazza anch’essa esagonale con gli angoli chiusi estesa 8.164,80 m². Cinque arterie anulari si snodano attorno alla piazza centrale, sede della Chiesa Madre e del Palazzo Municipale, e da questa si irradiano altre sei arterie perpendicolari alle prime che si immettono in altrettante piazze rettangolari ad angoli chiusi con accesso al centro dei lati.

Queste piazze sono a loro volta generatrici di altrettanti quartieri rettangolari periferici a rete viaria ortogonale disposti tutt’intorno alla zona centrale esagonale.

 


FAI

 

La piazza esagonale del paese è la più grande del genere in tutta Europa. Per raggiungere la Chiesa del Calvario è necessario percorrere il Corso Roma, e guardando la chiesa si nota chiaramente che è stata posta fuori centro rispetto all’asse della strada (asimmetricamente): ciò non è un errore, ma una posizione scelta per ottenere il disegno di una croce sulla città. Praticamente unendo con una linea virtuale la croce posta in alto alle seguenti chiese, si otterrà una croce, di cui la Chiesa Madre risulta il centro:

  • linea 1 – Chiesa del Calvario, Chiesa Madre, Chiesa di San Raffaele Arcangelo,
  • linea 2 – Chiesa di San Giuseppe, Chiesa Madre, Chiesa di San Rocco

testo da :

https://it.wikipedia.org/wiki/Grammichele

 

 

Città metropolitana di Catania – Mappa

CITTA’ METROPOLITANA DI CATANIA CHE COINCIDE CON LA PROVINCIA DI CATANIA

Vonvikken – Opera propria

 

 

Mappa di provincia di Catania: comuni con annunci di case in vendita — idealista, N.1 in Italia

CARTINA : https://www.idealista.it/vendita-case/catania-provincia/mappa

 

 

LA STORIA DI GRAMMICHELE RACCONTATA DAL FAI:

 

Il terremoto che, l’11 gennaio 1693, distrusse la città , fece circa 1516 vittime (la cifra esatta è alquanto incerta) e pochi furono i superstiti; questi iniziarono immediatamente a cercare dei luoghi sicuri ove rifugiarsi. Alcuni trovarono ospitalità nel convento dei Padri Eremiti del Piano, altri si stanziarono nelle campagne circostanti (Giandritto, Camemi, Fondo Margi). La mancanza dei beni di prima necessità indusse i superstiti a chiedere aiuto a don Carlo Maria Carafa principe di Butera e di Roccella, barone di Occhiolà, che abitava a Mazzarino. Questi, appresa la dolorosa notizia, inviò subito i soccorsi alla povera gente che iniziò subito a nutrire, nei suoi confronti, sentimenti di profonda gratitudine. Successivamente il principe invia un gentiluomo di palazzo, don Giovanni Di Silvestro, con incarico specifico di ricondurre i propri vassalli nel feudo di Gran Michele, territorio sul quale doveva essere costruita la nuova città. Quindi inizia a lavorare al piano della città, sia da solo, sia con aiuto di frà Michele da Ferla, architetto già attivo a Sciacca, il quale inizia subito a tracciare le strade e le chiese su disegno eseguito dal principe stesso, incidendole su una lavagna di ardesia (nella foto a lato), tuttora conservata nel Palazzo Comunale. Compiute queste prime operazioni, viene ordinato di iniziare i lavori per la costruzione della città; il 18 aprile di 1963, poco dopo mezzogiorno, assistito dal Clero e di tutto il popolo, al suono di campane, trombe e tamburi, fattasi la benedizione, viene posta in uno degli angoli del recinto esagonale, dalle mani stesse di don Carlo Maria, la prima pietra, dove era indicato il giorno, il mese, anno e ora di inizio dei lavori. Dopo la partenza del principe, si dà inizio alla occupazione dei lotti scelti dai contadini. Le costruzioni iniziano rapidamente, ma il 28 luglio un incendio distrugge buona parte dei pagliai e delle baracche costruite ai margini della nuova città. Incendio, che si rivelerà provvidenziale per il regolare processo di costruzione di Grammichele, convincerà anche i più titubanti a trasferirsi entro le maglie Planimetria La pianta della città definita ad exagonum risulta divisa in sei spicchi uguali, che partendo da quello successivo alla Matrice, in senso orario si susseguono in sestieri: di San Michele, San Carlo, Santa Caterina, l’Annunziata, San Rocco, l’Angelo Custode.(Grammichele Vacirca p. 33) La trama planimetrica è nel suo impianto originario di una straordinaria simmetria. Lungo il perimetro esterno si sviluppa la via Settima, alla quale si innestano la serie radiale dei borghi: parallelogrammi saldati per la base a ciascun lato dell’esagono, partendo dal borgo detto Piano del Palazzo o del Casino, in senso orario si incontrano: Sant’Anna, Valverde, Spirito Santo, Canali, Calvario.

FAI
https://fondoambiente.it/luoghi/grammichele-citta-esagonale?ldc

 

PER CHI VOLESSE :

IL FAI SI OCCUPA ANCHE DEL PARCO ARCHEOLOGICO DI OCCHIOLA’ CON UNA BELLA GALLERIA DI IMMAGINI 

https://fondoambiente.it/luoghi/parco-archeologico-di-occhiola?ldc

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UN BILANCIO DELLA SITUAZIONE SUL CAMPO AL 24 MAGGIO FATTO BENE : 24 PLUS. IL SOLE 24 ORE.COM — 24 MAGGIO 2022

 

24 PLUS. IL SOLE 24 ORE.COM — 24 MAGGIO 2022

https://24plus.ilsole24ore.com/art/ucraina-mappa-russia-guerra-AEbmvwNB

 

24 maggio 2022 – Tre mesi di guerra in Ucraina. Così le truppe russe avanzano nel Donbass

La guerra in Ucraina è arrivata al suo terzo mese. Dopo 90 giorni di combattimenti, la situazione sul campo rimane ancora incerta anche se nel Donbass si registrano costanti avanzamenti di qualche chilometro da parte dell’esercito russo.

Per quanto non si tratti di uno sfondamento, è un primo segnale che le difese ucraine ad est iniziano a scricchiolare. Tanto che sono stati fatti saltare più ponti nell’oblast di Luhansk per cercare di rallentare l’avanzata russa. Sempre in quest’ottica si può leggere la decisione a sorpresa di Zelensky di cambiare il numero uno della Territoriale (la componente che integra l’esercito ufficiale di Kiev): un tentativo di dare una svolta a questi reparti che, per mancanza di equipaggiamento moderno e addestramento adeguato, si stanno dimostrando l’anello debole delle difese ucraine nel Donbass.

 

I MOVIMENTI DELLE TRUPPE RUSSE

Fonte: Institute for the Study of War

Dopo aver conquistato le città di Rubizhne e Popasna, il principale target russo è ora Severodonetsk. La città è accerchiata dalle milizie separatiste filorusse, dai contingenti russi che si sono ritirati dalla regione di Kharkiv e da quelli impegnati nelle passate settimane nell’assedio di Mariupol.

Secondo il governatore della regione, il rischio è che Severodonetsk possa fare la fine proprio di Mariupol visto che i russi stanno facendo “terra bruciata, distruggendo deliberatamente la città”.

Qualora dovesse cadere, l’intera regione di Luhansk finirebbe sotto l’occupazione russa. Ad oggi Mosca afferma di averne il controllo per l’80-90%: un netto avanzamento rispetto ai confini pre-guerra della Repubblica Popolare di Lugansk che copriva il 60% della regione. Allo stesso modo, nell’oblast di Donetsk, il controllo territoriale russo è passato dal 30% prima del 24 febbraio all’attuale 54%.

Progressi indirettamente riconosciuti anche dallo stesso Zelensky che ha ieri ammesso che “la situazione nel Donbass è estremamente difficile” e che ogni giorno l’esercito ucraino perde su questo fronte fino a 100 soldati. Raramente Kiev fornisce numeri sui propri caduti. L’ultima dichiarazione ufficiale in tal senso era datata 16 aprile.

Nelle parole di Zelensky sembra quindi potersi riscontrare una minore fiducia sull’andamento della guerra rispetto anche solo alle dichiarazioni della settimana scorsa. Quando sull’onda dell’entusiasmo per il successo della controffensiva a Kharkiv, il ministro degli esteri ucraino Kuleba indicava cosa potesse essere considerato da Kiev una vittoria: la cacciata dei russi da tutto il suo territorio, comprese le aree occupate nel 2014. Potrebbe poi non essere una coincidenza la tempistica di certe dichiarazioni di difficoltà sul fronte.

Poche ore più tardi si è infatti tenuto l’incontro virtuale tra i Ministri delle Difesa dei 44 paesi del “Gruppo consultivo di supporto all’Ucraina” che si erano già incontrati a Ramstein il mese scorso. Se in occasione di quel vertice Kiev incassò la decisione della Germania di fornirle armi pesanti, questa volta strappa agli alleati la promessa di ricevere razzi a lunga gittata.

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ANSA.IT  — 26 MAGGIO 2022 — 16.07 :: Ucraina, Lavrov: ‘Piano di pace italiano non è serio’. Kiev: ‘La Russia è in vantaggio nel Lugansk’. Sono circa 8.000 i prigionieri di guerra ucraini detenuti nelle autoproclamate Repubbliche popolari di Lugansk e Donetsk.

 

ANSA.IT  — 26 MAGGIO 2022 — 16.07
https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2022/05/26/ucraina-kiev-mosca-putin_1768f50f-3323-4dfe-8092-2c36c3b1cc63.html

Ucraina, Lavrov: ‘Piano di pace italiano non è serio’. Kiev: ‘La Russia è in vantaggio nel Lugansk’.

Sono circa 8.000 i prigionieri di guerra ucraini detenuti nelle autoproclamate Repubbliche popolari di Lugansk e Donetsk.

 

GUERRA RUSSIA-UCRAINA

 

Sanna Marin, premier finlandese,  a Irpin – foto Alexander Khrebet

 

Un murale con un missile a Kiev

 

Una donna in lacrime accanto a una casa distrutta a Vilkhivka

 


Una scuola di Vilkhivka colpita

 

L'impatto della guerra sulla crescita europea e sull'economia della Russia - 24+

VILKHIVKA E’ SOTTO KHARKIV

 

CARTINA IL SOLE 24 ORE
https://24plus.ilsole24ore.com/art/ucraina-mappa-russia-guerra-AEbmvwNB

 

Nuovo braccio di ferro tra Kiev e Mosca con il premier Ucraino Volodymyr Zeelensky che torna a ribadire che il suo Paese non farà concessioni territoriali e il Cremlino che invita gli ucraini a ‘prendere atto della realtà’.

Intanto Vladimir Putin va all’attacco degli Usa e si mostra poco scalfito dalla questione delle sanzioni.

Nessun “poliziotto globale” – sottolinea a un forum economico di Paesi ex Urss – sarà in grado di fermare i Paesi che vogliono perseguire una politica indipendente.

“La Russia – afferma – sta diventando un po’ più forte grazie alle sanzioni”.

Rubare i beni di qualcuno non ha mai portato a nulla di buono, soprattutto a chi lo fa: lo ha detto il presidente russo Vladimir Putin riferendosi al congelamento dei beni russi da parte dei Paesi occidentali nell’ambito delle sanzioni a Mosca.

E il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov va all’attacco del piano di pace dell’Italia.

“I politici seri che vogliono ottenere risultati e non sono impegnati nell’autopromozione di fronte al loro elettorato, non possono proporre questo genere di cose”, ha detto il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov commentando in un’intervista a Russia Today in arabo le proposte di pace italiane per l’Ucraina.

L’emittente ha postato sul suo sito una trascrizione in russo. Lavrov ha ribadito che l’Italia non ha inviato il piano a Mosca, ma “quanto appare sui media – ha aggiunto, riferendosi in particolare alle ipotesi di Donbass e Crimea sotto sovranità ucraina con uno status autonomo – provoca un sentimento di rammarico”.

 

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VIDEO, 1.58

 

IL BRACCIO DI FERRO

Nessun cambiamento sui confini in cambio del cessate il fuoco. Lo ha ribadito il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, in un videomessaggio postato su Telegram, respingendo qualsiasi ipotesi di cessioni territoriali in cambio della pace con la Russia. Ipotesi emerse, sostiene il presidente ucraino, in alcuni media occidentali. Non c’è alternativa per l’Ucraina oltre a combattere gli invasori russi e vincere la guerra, afferma su Telegram Zelensky, secondo quanto riporta l’agenzia Ukrinform.

“Non abbiamo altra alternativa che combattere. E vincere. Liberare la nostra terra e il nostro popolo. Perché gli occupanti vogliono tutto ciò che abbiamo. Compreso il diritto alla vita degli ucraini”, ha scritto Zelensky.

La Russia si aspetta che l’Ucraina accetti le sue richieste e sviluppi la consapevolezza della situazione attuale, ha dichiarato intanto ai media il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, riporta la Tass.

“Mosca sta aspettando che Kiev accetti le richieste di Mosca e sviluppi la consapevolezza della situazione di fatto, la situazione reale che esiste”, ha detto Peskov.

“Noi siamo un puzzle importante” per le mire colonialistiche della Russia. “Mosca non accetta che vogliamo far parte dell’Europa, vuole occupare l’Ucraina e credo che il suo obiettivo non si fermerà al confine”. Lo ha detto il sindaco di Kiev, Vitali Klitschko, nel suo intervento al forum economico mondiale di Davos.

“Non stiamo difendendo solo l’Ucraina, ma tutti voi perché abbiamo gli stessi valori”, ha ribadito Klitschko.

“Questa è la più grande guerra in Europa dal secondo conflitto mondiale e dobbiamo fermarla”, ha aggiunto.

“Putin non deve vincere e sono convinto che non vincerà” in Ucraina, “ha già mancato tutti i suoi obiettivi strategici”. Lo ha detto il cancelliere tedesco Olaf Scholz intervenendo al World Economic Forum di Davos. Scholz ha accusato Putin di “imperialismo”.

LA SITUAZIONE SUL CAMPO
I russi stanno bombardando Kharkiv e 4 persone sono morte.

Lo afferma il capo dell’amministrazione militare regionale di Kharkiv Oleh Synegubov, come riporta Ukrainska Pravda.

“Chiediamo ai residenti di Kharkiv e del distretto di stare nascosti. Gli occupanti stanno nuovamente bombardando la città. Secondo le prime informazioni, 7 persone sono rimaste ferite nel bombardamento. Purtroppo sono morte 4 persone”.

L’offensiva dell’esercito russo con massicci bombardamenti è ripresa anche sulla città orientale di Slavyansk, riferisce lo Stato maggiore ucraino su Facebook, riportato da Ukrinform.

Il generale Oleksiy Gromov ha ammesso che la Russia “è in vantaggio” nei combattimenti nel Lugansk. “La Russia è in vantaggio, ma noi stiamo facendo tutto il possibile”, ha detto, come il Guardian, aggiungendo che la Russia è stata avvistata mentre spostava sistemi missilistici Iskander nella regione occidentale di Brest, in Bielorussia.

Sono circa 8.000 i prigionieri di guerra ucraini detenuti nelle autoproclamate Repubbliche popolari di Lugansk e Donetsk: lo ha dichiarato oggi l’ambasciatore del Lugansk in Russia, Rodion Miroshnik, al programma Soloviev Live, citato dalla Tass.

“Ci sono molti prigionieri. Certo, ce ne sono di più sul territorio del Donetsk, ma anche noi ne abbiamo a sufficienza, e ora il numero totale si aggira intorno agli 8.000. Sono tantissimi, e letteralmente non si può dire che non ci siano più prigionieri. È molto, e ogni giorno se ne aggiungono letteralmente centinaia”, ha affermato Miroshnik.

“Il Mar d’Azov è perduto per sempre per l’Ucraina. I porti delle regioni di Zaporizhzhia e Kherson non saranno mai più ucraini. Sono sicuro che dopo la riunificazione delle nostre regioni con la Russia, il Mar d’Azov tornerà ad essere, come prima, esclusivamente un mare interno della Federazione Russa”, ha dichiarato il vice primo ministro del governo della Crimea Georgy Muradov, riportato da Ria Novosti.

L’agenzia russa cita anche Vladimir Rogov, un funzionario nominato da Mosca nella regione occupata di Zaporizhzhia, il quale ha affermato che “le regioni di Zaporizhzhia e Kherson non torneranno mai sotto il controllo di Kiev”.

 

ARMI E SANZIONI

La premier Finlandese Sanna Marin si è recata a Irpin, uno dei villaggi più colpiti dal conflitto. I Paesi membri della Nato avrebbero concordato in modo informale di non fornire alcuni tipi di armi all’Ucraina, come i carri armanti e i caccia, nel timore che Mosca possa vedere questi aiuti militari come una dichiarazione di guerra e adottare misure di rappresaglia: lo riporta l’agenzia di stampa tedesca dpa citando fonti dell’Alleanza, secondo quanto riferisce il quotidiano Die Zeit.

Mossa – intanto ieri – della Commissione europea per la confisca dei beni degli oligarchi che cercano di sottrarsi alle sanzioni.

Aggiungere la violazione delle misure restrittive dell’Ue all’elenco dei reati dell’Unione, oltre che norme rafforzate sul recupero e la confisca dei beni da usare per ricostruire l’Ucraina’ gli obiettivi.

Mosca disponibile a un corridoio per l’uscita delle navi che trasportano grano dal porto di Mariupol, ma a patto di eliminare le sanzioni.

Intanto i soldati delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk, insieme all’esercito russo, “hanno sfondato la difesa delle forze armate ucraine sullo Svetlodar Bulg, nella regione di Lugansk”.

Il Cremlino accetta lo cambio di prigionieri di Azovstal solo dopo il processo.

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tiziana campodoni @tizianacampodon — 20.01 — 25 maggio 2022 ! — grazie !

 

Lo Scheggia, Giovanni di Ser Giovanni, fratello di Masaccio,

natività di Maria, 1430 Museo Jacquemart-André

 

Immagine

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Un ulivo cresce a testa in giù nel parco archeologico di Baia, Bacoli – Napoli — da MARANO ANDREA @AndreaMarano11, 20.59 – 25 maggio 2022 — grazie !

 

 

Nessuna descrizione della foto disponibile.
dal Facebook di Simona Abate Sommelier:
https://www.facebook.com/vignetocampania/photos/a.132446894121562/271265330239717

 

 

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Veduta di BaiaBAIA E IL SUO PARCO SOMMERSO

 

 

Il complesso archeologico di Baia è un’area archeologica situata a Baia, frazione di Bacoli, nell’area dei Campi Flegrei. Rimane oggi soltanto quella che allora era la parte collinare della città, trovandosi la rimanente sotto il livello del mare, sprofondata a causa di fenomeni bradisismici.

Gli importanti resti archeologici, sottoposti a intense campagne di scavo dal 1941, rivelarono una stratificazione di costruzioni, ville e complessi termali, appartenenti ad un periodo storico che interessa la tarda età repubblicana e le età augusteaadrianea e severa.

L’abbassamento del suolo al di sotto del livello del mare, a causa del bradisismo, pare essersi verificato in due fasi: tra il III ed il V secolo d.C., ancora in epoca tardo imperiale, che fu seguita da una più consistente invasione marina qualche secolo dopo. Baia fu in gran parte sommersa dal mare verso il VII – VIII secolo d.C.

Tra i resti più significativi sono da segnalare alcune strutture voltate a cupola come il grande Tempio di Diana, il Tempio di Mercurio e quello di Venere (si tratta in ogni caso di strutture termali e non di luoghi di culto, per i quali però è sopravvissuta la denominazione popolare)

 

tempio-diana-baia-campania

TEMPIO DI DIANA

 

File:Tempio di Mercurio (Baia) 3.JPG - Wikimedia Commons

TEMPIO DI MERCURIO

 

Baia Tempio di Venere | Mapio.net

TEMPIO DI VENERE

 

Parco Archeologico di Baia: la Storia della Città Sommersa a Bacoli | 3 Pietre

TEMPIO DI VENERE

 

Il tempio di Venere a Baia
Il tempio di Venere a Baia in una gouache di Giuseppe Scoppa — metà XIX secolo
 Giuseppe Scoppa – Galerie Grand-Rue

 

villa dell’Ambulatium

Adagiata scenograficamente verso il mare è la “Villa dell’ambulatio” dotata di una serie di terrazze collegate tra loro da un complesso di scale delle quali l’ultima conduce al “settore di Mercurio”.

 

 

 

BAIA ( BAIAE )–

RICOSTRUZIONE DA : https://jeanclaudegolvin.com/en/project/italy/

 

NEL LINK POTETE VEDERE LA DETTAGLIATA RICOSTRUZIONE IN DISEGNO DI MOLTE CITTA’ ROMANE FAMOSE.

ITALY

 

Baia è situata nel comprensorio dei Campi Flegrei ovvero Ardenti (dal latino phlegrāea e dal greco phlégra = che arde) poiché tutta l’area rappresenta la caldera dell’omonimo vulcano nato circa 15000 anni fa durante l’eruzione del Tufo giallo napoletano (dal nome del deposito di ceneri che si depositò sulle zone attigue) e il cui cratere è rappresentato dall’attuale golfo di Pozzuoli. Tale evento però, si verificò all’interno di un altro cratere molto più grande i cui resti costituiscono l’attuale golfo di Napoli, ossia l’eruzione dell’Ignimbrite campana avvenuta circa 39000 anni fa.

POZZUOLI – PUTEOLI -PORTUS JULIUS

Per comprendere meglio la storia di Baia, si deve lavorare un po’ di immaginazione e tornare indietro nel tempo di circa 2.400 anni, quando l’attuale porto era in larga parte occupato dalla terraferma ed ai suoi lati, i promontori di Punta dell’Epitaffio e di Punta del Castello, si chiudevano in un abbraccio formando un bacino, il lacus baianum. Successivamente su questo istmo fu praticata un’apertura al centro costruendo un canale largo 32 metri e lungo più di 200 che dava sull’attuale golfo di Pozzuoli.


Particolare del plastico ricostruttivo rappresentante l’area dei Campi Flegrei in epoca romana. E’ possibile scorgere partendo dal centro della foto: il lago Averno, di forma circolare, adiacente a quello Lucrino che è  separato dal mare da una striscia di terra. A destra del lago Lucrino si scorge il piccolo golfo di Baia com’era in origine. Alle sue spalle il lago Fusaro e a sinistra l’insediamento di Cuma. In alto, sullo sfondo, l’antica Pozzuoli.

Da questa piccola baia di origine vulcanica prese il nome la località. La leggenda invece vuole che derivi da Bajos, timoniere e compagno di Ulisse morto e sepolto in questa zona.

 

Parco Archeologico di Baia (Terme Romane di Baia): vista del golfo di Baia

Parco Archeologico di Baia – Foto dell’attuale golfo di Baia. Al centro sullo sfondo si nota Punta Epitaffio.

 

I primi insediamenti abitativi nacquero nel III secolo a.C. e raggiunsero il massimo splendore nel I sec. a.C., quando non si riuscivano più a distinguere i confini di Baia da quelli di Bauli (l’antica Bacoli) e di Puteoli (Pozzuoli). Le villae, rispecchiando la ricchezza ed il grado sociale dei rispettivi proprietari, avevano un aspetto maestoso, finemente rifinite e dotate quasi tutte di peschiere o piscine per l’allevamento delle murene: vera prelibatezza culinaria a quell’epoca.

Al termine della Repubblica, Baia (soprannominata “la piccola Roma”) fu eletta residenza estiva degli imperatori romani e ciò contribuì ad accrescere la grandiosità ed il lusso delle proprie costruzioni.

Il luogo emanava un fascino intenso con la lussureggiante vegetazione che dal mare s’inerpicava fin sopra la collina. Da quel podio naturale si ammirava un panorama d’ineguagliabile bellezza.

Baia in un quadro di William Turner (1823)

Lo stesso Orazio (65 a.C.- 8 d.C.), grande poeta lirico e satirico latino, come si legge sulla lapide all’ingresso del viale d’accesso, scrive “Nullus in orbe sinus Baiis praelucet amoenis“: nulla al mondo splende più dell’ameno golfo di Baia.

Un po’ ovunque sgorgavano sorgenti d’acqua termale e lo storico Tito Livio (59 a.C. – 17 d.C.) racconta che un console romano, di nome Cornelio, alleviò i postumi di una caduta da cavallo proprio con queste acque.

In virtù di tali prerogative, si può facilmente intuire con quale fervore, i più ricchi e famosi personaggi dell’antica Roma, si riversarono su questa zona, per costruire le loro ville soprattutto lungo il litorale.

 

Baia da Villa Schiano Di Pepe.jpgBaia da Villa Schiano Di Pepe
Oliver-Bonjoch – Opera propria

 

Parco Archeologico di Baia (Terme Romane di Baia): Il
Gli archi del viale d’ingresso denominato “criptoporticum

 

Al termine del criptoporticum, scendendo pochi gradini, andando a destra si entra nelle Terme di Sosandra così denominata perché dedicata a Sosandra, dea protettrice degli uomini, la cui statua (attualmente al Museo Nazionale) fu ritrovata alla base della nicchia centrale situata sulla parete di fronte.

Afrodite Sosandra Archo Napoli 1.JPGL’Afrodite Sosandra ( = che salva gli uomini ) al museo archeologico nazionale a Napoli
Mentnafunangann – Opera propria

 


Testa dell’Afrodite Sosandra (II secolo) del Museo del Louvre,
chiamata Aspasia, è una copia di Calamide, del 460 a C. realizzata in bronzo. ?Dell’opera di Calamide, si conoscono una ventina di copie marmoree di età romana.
foto: Baldiri

 

 

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Ottaviano Cesare Augusto, primo imperatore romano, durante il suo governo (27 a.C.- 14 d.C.) mise ordine nella selva abitativa di Baia. Incaricò l’architetto Sergio Orata di inglobare tutte le ville in un unico complesso termale. Questi incanalò le varie sorgenti d’acqua calda in modo da servire i diversi ambienti realizzati ed attrezzati per la cura del corpo.

A Baia furono sperimentate ed eseguite le più moderne, ardite e raffinate tecniche architettoniche come il “Tempio di Mercurio“, la cui cupola non solo è più antica ma misura la metà del Pantheon a Roma, per cui si può supporre che ne fosse il prototipo.

Col passare del tempo le Terme Romane di Baia subirono numerosi ampliamenti e modifiche, tali da rendere molto difficile l’identificazione di alcuni ambienti, avendone perso la funzione originaria. Dopo Augusto, infatti, esse furono ingrandite da NeroneAdrianoAntonino PioAlessandro Severo fino a costituire un’immensa città termale. Furono costruiti ampi edifici per i bagni, gli svaghi, biblioteche, palestre e giardini secondo la regola “mens sana in corpore sano“.

portici furono una caratteristica del luogo. Essi assunsero grande rilievo architettonico perché sorreggevano i vasti terrazzamenti che si spingevano verso il mare ed ai fini pratici permettevano agli ospiti di ripararsi dai temporali o dalla gran calura estiva.

Della ricchezza e lo sfarzo dell’antica Baia, oggi rimane ben poco anche a causa degli eventi bradisismici che hanno lasciato sott’acqua la parte più interessante ed antica della cittadina. Ad ogni modo dalle strutture messe in luce dagli scavi iniziati nel 1941, interrotti causa la guerra e ripresi nel 1950 ad opera del prof. Amedeo Maiuri, si ha già l’idea della sontuosità delle costruzioni. Dai lavori di dragaggio lungo il lido, dal 1923 al 1928, sono emersi numerosi frontoni e manufatti di marmo finemente lavorati che da soli testimoniano il lusso e la sontuosità delle ville che ricoprivano il territorio.

Parco Archeologico di Baia (Terme Romane di Baia): Manufatto in marmo raffigurante un'aquila
Parco Archeologico di Baia – Manufatto in marmo
raffigurante un’aquila simbolo dell’impero romano

Parco Archeologico di Baia (Terme Romane di Baia): Manufatto in marmo raffigurante conchiglia e pesce
Parco Archeologico di Baia – Manufatto in marmo
raffigurante una conchiglia e un pesce

QUELLO  CHE SI VEDE SOTT’ACQUA DELLA VILLA DEI PISONI:

villa pisoni

Mosaico, villa a Protiro

VILLA DEI PISONI - (Baia sommersa)

VILLA DEI PISONI – SOMMERSA

UNA RICOSTRUZIONE DELLA VILLA DEI PISONI

BAIAE, VILLA DI PISON- LA NINFA DI CLAUDE

Testa di Apollo dell’Omphalos, di Calamide, da Baia, copia romana il cui originale di Calamide si data intorno al 470 a.C –Museo archeologico di Napoli
Sailko – Opera propria

 

Terme romane di Baia Tempio di Mercurio

Parco Archeologico di Baia (Terme Romane di Baia): Scorcio del lago Lucrino
Veduta del lago Lucrino alle pendici di Monte Nuovo

Parco Archeologico di Baia (Terme Romane di Baia): Scorcio del lago Averno
Scorcio del lago Averno

Parco Archeologico di Baia (Terme Romane di Baia): Castello di Baia
Veduta del Castello Aragonese dalle Terme Romane di Baia

Nerone, proprio qui prese la decisione di liberarsi definitivamente della perversa madre Agrippina minore: la prima volta cercò di farla perire nelle acque del golfo architettando un incidente, cui la donna scampò fortunosamente, successivamente raggiunse lo scopo affidandosi alle più sicure lame dei suoi luogotenenti.

A tal proposito si precisa che il monumento situato a Bacoli, chiamato “Tomba di Agrippina“, è in realtà un teatro per audizioni musicali (odeon); la vera dislocazione del monumento funebre rimane ancora un mistero.

In seguito, tutti gli altri imperatori, da Vespasiano a Diocleziano, chi in modo più evidente chi meno, hanno lasciato un’impronta del proprio passaggio o del loro governo.

Riprendendo l’itinerario di visita, dalle Piccole Terme diamo uno sguardo nel settore di Sosandra.

Dall’alto della terrazza è ben visibile il Teatro Ninfeo, una costruzione ad emiciclo con varie nicchie e prospetto a colonne con una vasca al centro, scenograficamente molto interessante.

Esso era utilizzato per rappresentazioni, come luogo di frescura e belvedere.

Parco Archeologico di Baia

Parco Archeologico di Baia – Settore di Venere
Mosaico delle Terme di Adriano

Parco Archeologico di Baia – Settore di Venere
Mosaico delle Terme di Adriano

La maggior parte delle rappresentazioni grafiche, siano esse dipinte, scolpite o musive, non hanno solo scopo ornamentale bensì il proposito di trasmettere un messaggio specifico a chi le guarda. Il mosaico in questione non fa eccezione.

Narra la grande storia d’amore tra l’imperatore Adriano ed Antinoo, un giovinetto che incontra durante una visita in Bitinia, nel nord dell’attuale Turchia, nel 123 d.C. Ha 12 anni, quando lo prende nella sua corte e lo fa trasferire a Roma per educarlo ed istruirlo. Al suo ritorno in patria nel 125, lo segue con particolare interesse. Resta affascinato da questo adolescente le cui forme fisiche vengono modellate dalla crescita.

Parco Archeologico di Baia (Terme Romane di Baia): Mosaico di Helios

Parco Archeologico di Baia (Terme Romane di Baia): Mosaico di bambino con lepre

Parco Archeologico di Baia – Parte centrale del mosaico raffigurante  un erma virile

Parte inferiore del mosaico raffigurante il bambino con la lepre

Il consenso del giovane consolida il rapporto e la sua presenza diventa sempre più partecipe nonostante la rivalità della moglie Vibia Sabina. La passione diventa travolgente e nel 128 Adriano riparte per le sue campagne militari nelle province dell’Impero assieme al suo favorito diventato oramai inseparabile compagno di vita.


Scultura raffigurante Antinoo

Antinoo prende il posto che una volta era di Vibia Sabina, lo segue ovunque e ne condivide le gioie ma anche l’apprensione per lo stato di salute del suo amato che soffriva di idropisia. Secondo gli àuspici ad Adriano restavano pochi anni di vita e avevano anche trovato la soluzione: offrire agli Dei la vita di una persona a lui molto cara in cambio della sua. Consiglio rifiutato sdegnosamente e mai preso in considerazione nonostante l’insistenza degli indovini ad ogni manifestazione di una crisi.
Nel 130 d.C. durante un’escursione in barca sulle acque del Nilo, accade la tragedia. Antinoo muore in circostanze misteriose. Molto probabilmente è annegato ed è stato smembrato dai coccodrilli. Aveva 19 anni.

La disperazione dell’Augusto è indiscutibile, talmente evidente da essere criticato e persino deriso per i suoi pianti. Deve sopportare anche le dicerie delle malelingue che insinuano sia stato ammazzato o perlomeno indotto al suicidio dall’entourage di corte. Invece Dione Cassio afferma che si è trattato di suicidio meditato, un gesto sacrificale nei confronti del suo amato imperatore: offrì volontariamente la sua vita agli Dei in cambio di Adriano.
La narrazione musiva inizia proprio da qui, dal racconto dello stesso Adriano che pretendeva di approvare personalmente tutte le opere dedicate ad Antinoo.

Nella parte inferiore si vede il giovane Antinoo, nel pieno della sua gioventù, correre con una lepre in mano. Ovidio afferma che tra amanti era uso comune offrirla come pegno d’amore e Antinoo offre la sua vita correndo, senza esitazione, avvolto in una sciarpa svolazzante con due cuori a testimonianza del suo amore.

Parco Archeologico di Baia – Parte inferiore del mosaico raffigurante un fanciullo che corre stringendo una lepre in mano

Parco Archeologico di Baia – Parte centrale del mosaico raffigurante Antinoo “vegetante”, l’amico e amante dell’imperatore Adriano

Per mitigare la grave perdita e perpetuarne la memoria, Adriano fa riprodurre le sembianze del giovane amante in tutte le sconfinate province dell’impero. In suo onore nomina una costellazione e fonda addirittura una città: Antinopolis.
Ne proclama perfino la divinizzazione, privilegio riservato esclusivamente ai componenti della famiglia imperiale. Nasce così il dio Antinoo.

Lo vediamo nella parte centrale, ritratto da adulto con la sua inconfondibile capigliatura ma dal piglio serioso che si addice ad una divinità. Adriano l’ha consacrato al dio Osiride, il dio egizio della Resurrezione, e non poteva essere altrimenti visto che ha subito lo stesso destino nelle stesse acque, seppure in circostanze diverse. Viene rappresentato come “Osiride vegetante” ovvero con l’aureola di germogli di grano a simboleggiare la sua potenza rigenerativa. Il simbolo della resurrezione ripresodalla religione cattolico-cristiana con l’usanza dei Sepolcri.

Alcune rappresentazioni di Osiride vegetante

Nella parte superiore invece è rappresentato l’addio terreno e la promessa di Adriano di raggiungerlo nell’aldilà. Il calice con l’acqua zampillante simboleggia la vita, la fons perennis ovvero la fonte della rinascita. Sulle sue anse poggiano due colombe poste una di fronte all’altra. Esse rappresentano le anime di Adriano ed Antinoo che dissetandosi danno origine alla trasmigrazione e alla conseguente ricongiunzione nell’eternità.

Parco Archeologico di Baia – Parte superiore del mosaico raffigurante
cratere con colombe

Adriano visse altri 8 anni dopo la perdita di Antinoo. Gli ultimi li trascorse qui a Baia e chissà quante volte, contemplando questo mosaico, il suo sguardo si sarà perso nei ricordi.
Morì a Baia il 10 luglio del 138. Aveva 62 anni.

LA VISITA PROSEGUE NEL LINK : 
https://www.ulixes.it/italiano/Visita_Terme_Romane_di_Baia_2.html

CHIUDIAMO CON UNA VISIONE D’INSIEME DI POMPEI – ED ALTRE IMMAGINI

SEMPRE

DI JEAN -CLAUDE GOLVIN

ITALIA- POMPEI- VISIONE GENERALE

PUTEOLI -POZZUOLI

PUTEOLI – POZZUOLI

PUTEOLI – POZZUOLI

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Naquela Mesa // Sergio Bittencourt e Elizeth Cardoso — canzone scritta per il padre ” Jacob do Bandolim “

 

 

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Mauro Biani @maurobiani — 18.28 — 25 maggio 2022 — grazie !

 

#EnricoBerlinguer

100 anni

Oggi su  @repubblica

 

Immagine

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+++ NICOLA GRATTERI E MASSIMO GIANNINI, OSPITI DI OTTO E MEZZO, LA 7 — 24 MAGGIO 2022 –33 minuti :: vale ascoltarlo soprattutto per la persona che è.

 

 

LA 7 OTTO E MEZZO — 24 MAGGIO 2022 

https://www.la7.it/otto-e-mezzo/rivedila7/le-mafie-e-la-guerra-di-gratteri-otto-e-mezzo-puntata-del-2452022-24-05-2022-439675

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SIMONETTA FIORI, Lettere dal carcere del prigioniero Enrico Berlinguer ( 100 giorni nel1944 )- LA REPUBBLICA DEL 5 MAGGIO 2014 + alcune lettere dal libro di Walter Veltroni, Rizzoli 2015

 

 

LA REPUBBLICA DEL 5 MAGGIO 2014
https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2014/05/05/lettere-dal-carcere-del-prigioniero-enrico-berlinguer44.html

Lettere dal carcere del prigioniero Enrico Berlinguer

Il giovane Berlinguer (1943-1950). Tra antifascismo e ricostruzione democratica
ENRICO BERLINGUER ADERISCE AL PCI NELL’AGOSTO 1943

foto da : https://giannifresu.it/2019/06/giovane-berlinguer-1943-1950-antifascismo-ricostruzione-democratica/

 

 

A VENTIDUE anni Enrico Berlinguer viene arrestato a Sassari per aver partecipato a una protesta contro il carovita e contro Badoglio. È il 17 gennaio del 1944, un inverno di fame nera.

Nell’Italia divisa in due – il centro Nord occupato dai tedeschi e il Mezzogiorno liberato dagli angloamericani – la Sardegna resta come separata, priva di alcun approvvigionamento. A pagarne il prezzo sono le classi più povere, guidate nella sommossa dal segretario della sezione giovanile comunista. Prossimo alla laurea in Legge, Enrico proviene da una famiglia di solida borghesia professionale, con una radice di piccola nobiltà agraria: il padre Mario era stato deputato antifascista nel 1924 e ora è uno dei leader del partito d’azione. Il più moderato genitore non approva la “rivolta del pane”, liquidata come manifestazione di “estremismo infantile”. Ma questo non gli impedisce di stare al fianco di quel suo figlio molto amato, affannandosi perché il caso venga chiuso al più presto.

Enrico trascorrerà nel carcere di San Sebastiano cento giorni, per ciascun giorno un piccolo segno sul muro della cella. Cento giorni di letture intense, documentati da un corpus di 32 lettere che Walter Veltroni ha avuto dalla famiglia e che rende pubbliche per la prima volta nel suo nuovo libro Quando c’era Berlinguer. Le missive, che qui in parte riproduciamo, lumeggiano una formazione intellettuale molto varia – non solo Marx ed Engels ma anche Tocqueville, Croce, Voltaire, Locke, Liszt, Poe tradotto da Baudelaire – e un carattere naturalmente sobrio. «Non mandate troppo da mangiare», «non drammatizzate la mia situazione»: l’intento, con i famigliari, è sempre quello di spegnere ogni enfasi. Se c’è freddo, Enrico non lo sente. Patisce le privazioni ma è «sereno d’animo». Soprattutto vuole ottenere la libertà «senza umiliazioni e conservando la dignità», «né ridicolo né vile» («non voglio farmi passare per vittima»). Su tutte le passioni prevale la vocazione politica, per la quale ricorre alla inusuale formula di “comunista-anarchico”. Nella primavera del 1944, in un modificato clima politico, arriva il proscioglimento in istruttoria per non aver commesso il fatto. Dopo cento giorni, finalmente la libertà. E il definitivo passaggio alla vita adulta.

 

 

IL LIBRO CONTIENE VARIE LETTERE DI BERLINGUER

Quando c'era Berlinguer - copertina

RIZZOLI, 2015

 

Stralci dalle lettere dal carcere
di Enrico Berlinguer

CARISSIMI, sto sempre bene. Non drammatizzate la mia situazione e non accoratevi troppo. Si capisce bene che il carcere non è il paradiso, ma io sento di poterlo sopportare e superare con fermezza e serenità di spirito.
La maggior parte delle mie giornate trascorre in letture e soprattutto studio («Capitale», inglese, ecc.); talvolta mi prende un certo desiderio per la libertà, ma si tratta di qualcosa di nostalgico e di pacato che non procura dolore morale alcuno: anzi, talvolta, dopo 2, 3, 4 ore di lettura mi dà come un senso di riposo. Sono sempre quindi bene in salute e tranquillissimo d’animo. Ho letto con piacere notizie e giornali di Bari. Discorreremo dei particolari a voce e speriamo che in quel tempo l’eco del congresso non sia ancora spenta.
Per l’interrogatorio va bene; però, per quanto riguarda le riprovazioni da me rivolte agli accusatori, ho qualche dubbio per il fatto che mancherebbero assolutamente le prove; anzi ti confesso che alcuni non li ricordo neppure di vista o quasi. E ora i «bisogni». I pasti che mi state propalando vanno in genere bene, come quantità e qualità. Mandate però meno vino: ricordatevi che il thermos deve essere pieno, se no il the si raffredda. Biancheria per ora nulla. Libri ne ho e non me ne occorrono altri. Se la prigionia si prolungherà, bisognerà che mi mandiate in seguito i libri di studio per gli esami che vi indicherò. Se possibile (ma non credo) vorrei poter finire il mio lavoro sul comunismo. Ma se non si può, non mandate di nascosto perché mi sarebbe impossibile lavorare in tal modo.
Mandate sempre «L’Isola» (quotidiano di Sassari, ndr), anche arretrata (dal 30/1 compreso) e notizie. Baci.

 

*** Carissimo, la tua linea di condotta trova la mia piena approvazione. Non voglio che la libertà mi sia restituita come elemosina, e dopo un mese di prigionia. Spero che anche i miei compagni siano d’accordo. Ti potevi limitare – come hai fatto – a sollecitare l’istruttoria e chiedere che sia giusta. In fondo, star qui ancora una o due settimane (sebbene io creda si tratti di più) non mi dà per niente il sentimento di essere eroico. Coloro che associano il proprio destino a quello di un partito avanzato devono essere pronti a passare in prigione un certo periodo di tempo. È una cosa normalissima e non voglio che si facciano grandi montature. Sarebbe ridicolo. Mi fa piacere che il Partito italiano d’Azione sia d’accordo con noi. […]

*** Carissimi, oggi (21, trentaseiesimo «jour de la lutte pour ma liberation»), ho finalmente ricevuto i libri che mi saranno utilissimi. Non capisco quali difficoltà procedurali ci fossero, questa volta. Nonostante il seccante (intenzionale?) ritardo del giudice, godo sempre di buon umore. In certi momenti, non fissabili cronologicamente, sento naturalmente un vivissimo anelito alla libertà; ma, come vi ho già detto altra volta, si tratta di un sentimento sereno, pacato, consolante. Talvolta poi mi sorprendo a pensare che, considerata sotto «certi» aspetti, in «particolari » circostanze, la vita carceraria ha i suoi vantaggi per me. Ma ho deciso che fra 2 o 3 giorni vi (o mi?) scriverò una lunghissima lettera con riflessioni sulle «Mie prigioni». Ho già in serbo 6 o 7 pensieri profondi, e uno profondissimo (modestia a parte). In questi giorni ho imparato a memoria in inglese il celebre monologo di Amleto, non perché la mia situazione psicologica abbia affinità con quella di Hamlet, ma perché il brano è veramente sublime. In 33 versi sta il dramma – perfettamente definito in sé – di ogni uomo. È eterno.

*** Carissimo papà, ho ricevuto lettere tue, di Pintus (Cesare, dirigente della sezione comunista, ndr) e di Giovanni. […] Giovanni poi mi prospetta un dubbio filosofico, in un modo invero assai strano. Infatti, egli crede che alcune parole ben congegnate possano costruire o demolire delle teorie filosofiche. Ad ogni modo gli risponderò, perché mi dà sempre un certo fastidio vedere dei materialisti (il materialismo è la teoria più ingenua che esista) e perché credo di possedere buoni argomenti. Il positivismo di Sergio poi mi sorprende; ma penso che in terza liceo ero anch’io positivista, ma in fondo penso che di tutte queste cose potremo meglio discutere a voce. Forse le lettere di Giovanni, Sergio e le altre semi-filosofiche di altri parenti non sono che un espediente per costringermi a esaurire in brevi lettere le discussioni e far sì che poi non se ne discuta fuori a voce. Riguardo ai libri (senza entrare in una discussione anche su questo: come vedi, sto evitando un gran numero di discussioni), ho ancora da leggere vari libri «cerebrali». Qui ci danno circa 2 libri alla settimana, ma sono in genere molto stupidi e più pesanti quindi degli intelligenti. I libri «cerebrali » non mi stancano, ma la notte dopo cena preferisco leggere qualcos’altro. Quindi accetto praticamente il tuo consiglio. Scegli tu libri da mandare: li desidererei in francese (per esempio Listz, Danton ecc…) e anche qualche bel romanzo. Inoltre, vedi se potete trovare il piccolo dizionario inglese-italiano (credo che si trovi nell’ultimo scaffale della libreria). Se non trovate il piccolo, «non» mandate il grande, almeno fino a che non avrò il permesso di scrivere gli appunti.
E per oggi (cinquantatreesimo giorno) basta. Sto sempre bene.

Baci. Enrico.

 

*** Cara zia Carmelia, ti ringrazio delle due cartoline, stranamente prive di consigli di prudenza e di «dicono». Non ti meravigliare se Dio non esaudisce i tuoi voti. In generale, non esaudisce neppure quelli del Papa, che pare sia suo intimo. La Provvidenza persegue le sue vie e i suoi mezzi sono a noi inscrutabili.
«L’unica cosa che noi possiamo sapere – diceva un filosofo, uno di quei veri filosofi che avevano la barba lunga – è che noi non sappiamo nulla. E neanche di questo possiamo essere certi». Come vedi, fare il filosofo giova poco, e conviene meglio darsi all’ippica. Eppure, certe cose le possono sapere soltanto i filosofi.
Saluti e baci. Enrico

 

LETTERE —  dal libro: Walter Veltroni, Quando c’era Berlinguer (Rizzoli)

 

 

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GIUSEPPE CUCCHI, La crisi alimentare incombe su Medio Oriente e Nord Africa. Dunque sull’Europa –LIMES ONLINE.COM –23 MAGGIO 2022

 

LIMES ONLINE.COM –23 MAGGIO 2022
https://www.limesonline.com/crisi-alimentare-guerra-ucraina-medioriente-europa-africa/127936

La crisi alimentare incombe su Medio Oriente e Nord Africa. Dunque sull’Europa

 

Carta di Laura Canali - 2022

Carta di Laura Canali – 2022

 

Il blocco delle esportazioni di prodotto agricoli ucraini causato dall’invasione russa rischia di ridurre alla fame le popolazioni dei paesi arabi del Mediterraneo. I tentativi dell’Ue di scongiurare il disastro finora sono stati infruttuosi.

Giuseppe Cucchi - Narrare la Difesa - YouTube

di Giuseppe Cucchi ( Ancona, 1940 )

Generale della riserva dell’Esercito. Già direttore del Centro militare di studi strategici, consigliere militare del presidente del Consiglio, rappresentante militare permanente dell’Italia presso Nato, Ue e Ueo. Consigliere scientifico di Limes.

 

Si inizia solo ora, con colpevole ritardo, a conferire la giusta importanza al problema che il blocco dei prodotti agricoli ucraini derivante dalle vicende belliche potrebbe costituire a breve per quei paesi – in gran parte mediorientali e africani – che da essi dipendono per il soddisfacimento delle loro esigenze alimentari.


Buona parte della produzione dell’ultimo raccolto è bloccata a Odessa e negli altri porti minori rimasti ancora sotto la sovranità di Kiev; i russi non sembrano affatto propensi ad autorizzarne l’esportazione, come proposto più volte dalla Fao e dall’Unione Europea.


Mosca tenta semmai di vendere il grano nemico caduto nelle sue mani, spacciandolo come cereale di produzione propria. È già successo almeno con una nave, identificata però con immediatezza e costretta a scaricare a Tartus, nella Siria pro-russa, dopo aver tentato invano di trovare acquirenti in Egitto e Libano. Si tratta di un episodio destinato a ripetersi ben più di una volta, specialmente se i russi dovessero riuscire a impadronirsi completamente o parzialmente dell’area costiera ancora sotto sovranità ucraina.


Al momento il grano ucraino rimane stoccato nei silos portuali; se non verrà smaltito, potrebbe presto crearsi il problema della conservazione del nuovo raccolto, resa difficile – se non impossibile – dal fatto che tutti i grandi contenitori disponibili risultano ora occupati.


L’Unione Europea, che non dovrebbe essere toccata direttamente dalla crisi se non in maniera molto ridotta, ha elaborato un piano che dovrebbe riuscire a riavviare rapidamente i flussi di cereali verso i paesi che maggiormente ne hanno bisogno; in particolare quelli dell’area mediterranea che più dipendono da importazioni dall’area in cui ora si combatte: Libano, Tunisia ed Egitto.


Ci sono però difficoltà molto grandi e difficilmente superabili sin da questa prima fase di pianificazione. Innanzitutto le ferrovie ucraine, un tempo inserite nell’impero zarista, hanno uno scartamento diverso da quello utilizzato nel resto d’Europa. Al confine del paese sarebbe quindi da prevedere un primo trasbordo dei carichi, che richiederebbe un’ampia disponibilità di attrezzature e inciderebbe negativamente sui prezzi.


Negli Stati confinanti con l’Ucraina, tanto la rete stradale quanto quella ferroviaria avrebbero notevoli problemi ad assorbire un aumento dei traffici della mole auspicabile. Vi sono infine da superare questioni doganali gigantesche, considerato che sono necessari parecchi giorni per poter dare il via libera a un autocarro alle varie frontiere.


Per aggirare queste difficoltà è stata formulata l’ipotesi di avviare grandi lavori infrastrutturali. A parte il fatto che nel tratto ucraino questi lavori non potrebbero iniziare prima della fine della guerra, rimane sempre l’ostacolo dei tempi lunghi che simili opere richiedono.


Al momento quindi non si intravede una soluzione, mentre il problema si fa di giorno in giorno più grave. La dieta dei paesi arabi del Mediterraneo è composta in buona parte da cereali: nella continua crescita dei prezzi che già affligge questi paesi, ciò significa che da un giorno all’altro potremmo trovarci di fronte a “rivolte del pane”. In Egitto è successo ai tempi del presidente Anwar Sadat e tante altre volte. In Tunisia l’aumento del prezzo dell’alimento base diede il via a quelle “primavere arabe” che hanno sconvolto per anni l’assetto politico dell’intera area. Il fatto che ormai il Libano sia uno “Stato fallito” autorizza il peggiore dei pessimismi.


Rischiamo di vedere almeno due delle altre sponde del Mediterraneo entrare in quello stato in cui per ogni cittadino, come diceva un vecchio direttore generale della Fao, tre sole alternative sono possibili: ” morire, ribellarsi o emigrare”. Ricordiamoci che, in caso decidano di emigrare, per la Tunisia noi siamo il paese europeo più vicino e siamo prossimi anche a Egitto e Libano.


A parte qualsiasi considerazione di carattere umanitario, c’è quindi anche questa ragione politica che dovrebbe spingerci a cercare di evitare che dopo i primi due Cavalieri dell’Apocalisse (la Malattia e la Guerra) anche il terzo Cavaliere (la Fame) sia lasciato libero di scorrazzare per il mondo.

 


Carta di Laura Canali - 2021

 

 

 

 

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